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Giovedì, 02 Dicembre 2021

Manfredonia - Un nipote illustre della nostra terra

La stampa italiana e internazionale si è occupata di lui per una eccezionale scoperta pubblicata sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”. Uno studio, il cui primo autore risponde al nome di Felice Alessio Bava ed è frutto del lavoro svolto dal laboratorio dell’Institut de Recerca Biomedica di Barcellona guidato da Raúl Méndez, d’aiuto agli scienziati nel comprendere meglio i meccanismi che controllano l’espressione dei geni che favoriscono lo sviluppo di tumori in processi come la divisione incontrollata delle cellule.

“Questa scoperta potrebbe essere positiva da un punto di vista terapeutico perché potrebbe significare che, rimuovendo o inibendo CPEB1, nelle cellule sane la sua funzione potrebbe essere sostituita da altri membri della famiglia di CPEB”, ha spiegato Bava. Nato a Roma il 13 aprile 1983, laureato in Biotecnologie Mediche, Molecolari e Cellulari presso l’Università di Roma Tor Vergata (2004) e poi specialistica presso l’Università La Sapienza di Roma (2006). Lascia l’Italia nel 2008 per andare a fare ricerca in altre nazioni e consegue nel 2012 il dottorato di ricerca “magna cum laude” a Barcellona, attraverso un prestigioso programma internazionale. Qual è l’attinenza in tutto ciò con la nostra città?

Il dottor Felice Alessio Bava è figlio dell’ingegner Giovanni Bava e della dottoressa Anna Maria Mennuni, nati entrambi a Manfredonia e trasferitisi a Roma per motivi di lavoro negli anni ottanta; inoltre è nipote dello scomparso Comandante Felice Bava, manfredoniano di adozione (sposò una sipontina), Consigliere Comunale e Assessore a cavallo del 1960 con l’allora Sindaco Giuseppe Brigida. Felice Alessio non è proprio un “figlio” ma, se è permessa l’espressione, possiamo ritenerlo “nipote” della nostra terra che lo ritroverà sabato prossimo per il Premio Chiara Lubich.

“Quando penso ai ragazzi come Alessio – la considerazione del Sindaco, Angelo Riccardi - mi viene in mente una definizione che ascoltai tempo fa: emigrante del sapere. Apprendere di giovani connazionali che vanno all’estero da una parte può confortare, perché può essere interpretato come segno di intraprendenza e di arricchimento, ma dall’altra può essere anche un segnale preoccupante di impoverimento dei nostri territori. Non è un problema di fuga, quanto piuttosto di una oggettiva difficoltà nel tornare. Si investe poco nella conoscenza e le nostre eccellenze sono costrette a fare le valigie per sempre, con la prospettiva di trovare altrove migliori opportunità per porre le basi del proprio futuro. I problemi delle università italiane, della ricerca e di tanti altri settori lavorativi non possono però essere risolti esclusivamente con le riforme, in ogni caso necessarie e urgenti. Piuttosto è necessario un mutamento profondo della cultura e della società”.

Bava sceglierà presto dove trasferirsi (potrà scegliere tra Boston, Basilea e la Scozia) per proseguire la sua carriera di ricercatore all’estero, continuando speranzoso a coltivare quello che ha svelato essere un suo sogno: “Tornare a vivere in Italia”. E ad un giovane che, a dispetto delle tante occasioni perse per strada dalla nostra Nazione, continua a credere nella propria terra d’appartenenza non si può che inviare il più grosso e sincero in bocca al lupo perché possa avverarsi il desiderio di tornare in patria, quando lo vorrà, per realizzarsi ed arricchirci del suo sapere.

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