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Manfredonia - Guarire la sanità con il confronto

La seconda fase del Piano di rientro sanitario pugliese, approvata il 5 giugno dalla Giunta regionale, sarà attuata entro il 31 dicembre prossimo. Ciò vuol dire che entro fine anno la Puglia perderà 800 posti letto, tra tagli di ospedali, di punti nascita e di reparti. In particolare saranno cancellati 370 posti dalle strutture pubbliche, 130 delle strutture degli enti ecclesiastici e 300 dalle cliniche private convenzionate.

Il piano prevede la chiusura delle strutture di Ostetricia e Ginecologia in dieci città, tra cui Manfredonia: per il “San Camillo” è prevista anche la chiusura dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC). È prevista l’istituzione di una struttura di Riabilitazione dotata di 8 posti letto e di una struttura di Lungodegenza con 12 posti letto. Nelle previsioni è contemplata una struttura di Geriatria con 15 posti letto. Un incremento di tre posti letto è previsto per il reparto di Gastroenterologia. Si confermano i posti letto degli altri reparti esistenti.

Per la doverosa riflessione che un documento di tale importanza merita, lo scrivente non aveva finora diramato alcun comunicato. Ora è   altrettanto doveroso far presente che le decisioni della Giunta regionale presentano dei punti critici che risentono di decisioni verticistiche per la mancanza di confronto che è alla base del Piano di rientro. La governance della sanità in Italia in genere - e in Puglia in particolare - se prescinde dalla partecipazione e dalla condivisione da parte delle popolazioni, difficilmente potrà raggiungere l’auspicato obiettivo di assicurare diritto alla salute ed efficienza.

Nel merito delle decisioni che riguardano l’Ospedale San Camillo de Lellis di Manfredonia, devono essere chiarite le decisioni assunte nel Piano come la chiusura del reparto di Ostetricia e Ginecologia dal momento che nel 2010, anno di riferimento, in tale struttura si registravano oltre 500 parti/anno, altrettanti interventi chirurgici e numerose prestazioni specialistiche anche ai fini della prevenzione; la chiusura dell’Unità di Terapia Intensiva Coronarica (UTIC), che è un servizio indispensabile sul quale molto è stato investito e che, assicurando un alto livello di assistenza, assicura anche alta produttività.

Da queste considerazioni risulta evidente che la mancanza di confronto genera contraddizioni che rischiano di pregiudicare lo stesso risultato del piano di rientro.

Ribadiamo ancora una volta la richiesta di una discussione approfondita nel merito per un‘azione coordinata di amministratori e di personale sanitario al fine di realizzare un servizio affidabile che dia garanzie di qualità ai cittadini e di doverosa efficienza di sistema.

Qualora questa ennesima richiesta di civile confronto non troverà un adeguato riscontro da parte della Giunta regionale, ricorreremo a tutte le forme di lotta democratica, ivi compreso il ricorso alla magistratura.



Il Sindaco di Manfredonia
Angelo Riccardi

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