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Domenica, 24 Ottobre 2021

Imu: la nuova tassa e’ iniqua e dannosa per il settore agricolo

“Non possiamo restare inerti. aspettando che venga applicata, perché anticipata in via sperimentale al 2012, l’IMU, l’imposta municipale introdotta dal Decreto Salva Italia, che in maniera assolutamente iniqua tra chi di agricoltura vive e chi possiede terreni a tempo perso impone una tassazione che andrà a colpire in misura pesante le imprese agricole pugliesi. In quest’ottica abbiamo organizzato, unitamente alle altre organizzazioni agricole, un confronto serrato con i parlamentari pugliesi. La manovra avrà un impatto pesante su terreni agricoli e fabbricati rurali, dalle stalle ai fienili fino ai capannoni necessari per proteggere trattori e attrezzi, andando a tassare quelli che sono di fatto mezzi di produzione per le imprese agricole. La terra coltivata da una impresa agricola, deve avere un trattamento fiscale ben diverso da quello riservato a chi la compra per fini speculativi o hobbistici”. Perentorio il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, intervenuto all’incontro con i Deputati pugliesi Dario Ginefra (PD), Antonio Distaso (PDL), Luigi Vitali (PDL), Giusy Servodio (PD) e il senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri (PDL), organizzato da Coldiretti, Confagricoltura, CIA e Copagri della Puglia.

L’IMU colpisce per la prima volta anche i fabbricati rurali e i fabbricati ad uso strumentale (stalle, magazzini, ricoveri per attrezzi, fienili etc..) che in precedenza erano esclusi dalla tassazione ICI, sostituita con l’IMU.

“Abbiamo dimostrato che i numeri contenuti nello studio del Ministero delle Finanze – precisa il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio - sull’impatto dell’IMu sul settore agricolo sono assolutamente fuorvianti, basati sulla stima dell’ extragettito di 224 milioni (di cui 135 milioni per gli immobili  strumentali), che la Pubblica Amministrazione calcola per l’Imu agricola. Il Ministero delle Finanze si basa su dati parziali relativi al numero di case e fabbricati adibiti a funzioni produttive connesse all’attività agricola. Non risultano incluse nelle entrate quelle derivanti da 965 mila abitazioni  rurali e da più di 1 milione di fabbricati, sia ad uso strumentale sia abitativo, che sono iscritti al catasto terreni (senza attribuzione di autonoma rendita e per i quali il decreto ‘Salva Italia’ ha previsto l’obbligo di accatastamento entro il 30 novembre)”.

Per quanto riguarda i terreni il calcolo fornito dal Ministero – precisano Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri - è stato fatto sulla stessa base imponibile della Ici terreni che conteneva franchigie che non sono state ancora riportate nella nuova norma. I numeri corretti - continuano Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri - sono stati portati al tavolo sull’IMU agricola presieduto dal sottosegretario all’Economia e ci auguriamo che il Governo e le commissioni Bilancio e Finanze dei due rami del Parlamento che stanno esaminando il Dl fiscale ne tengano conto. Se lo Stato conta di incassare 224 milioni di euro come extragettito dalle aziende agricole faccia in modo - concludono Coldiretti, Cia, Confagricoltura e Copagri - che questa cifra – già un vero salasso per il settore – non venga superata rivedendo adeguatamente la norma. Di fronte a questo scenario che vede le aziende agricole fortemente colpite da questa nuova imposizione, il ruolo dei Comuni risulta di vitale importanza poiché l’art. 13 del decreto in questione dispone la facoltà degli stessi di procedere ad un abbattimento delle aliquote previste dal decreto. In particolare è previsto per i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all’art. 9 comma 3 bis del D.L. 557/93, la cui aliquota base è stata fissata allo 0,2 per cento, la possibilità da parte dei Comuni di ridurre l’aliquota fino allo 0,1 per cento, con un abbattimento pari alla metà dell’imposizione inizialmente fissata dal Governo.

“Già all’inizio di gennaio – continua il Direttore della Coldiretti di Bari, Giuseppe Licursi – abbiamo scritto una lettera a tutti i Sindaci, dato che i Comuni possono procedere alla riduzione dell’aliquota di base fino allo 0,4 nel caso di immobili non produttivi di reddito fondiario ai sensi dell’art. 43 del TUIR”, ovvero nel caso di immobili posseduti dai soggetti passivi dell’imposta sul reddito delle società, ovvero nel caso di immobili locati. Analoga facoltà viene affidata agli stessi Comuni per la tassazione dei terreni agricoli”. Il comma 6 del richiamato art. 13 prevede, infatti, l’applicazione della percentuale dello 0,76 per cento. Quinti, i Comuni ‘con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell’art 52 del D.Lgs n. 446/97 - scrive ancora la Coldiretti - possono modificare, in diminuzione, la suddetta aliquota sino a 0,3 punti percentuali.

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