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Martedì, 21 Settembre 2021

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Inchiesta sui fumi dell’Ilva, la UIL esprime “fiducia nell’operato della magistratura”

“Certo non approviamo l’opinione di chi auspica la chiusura dell’Ilva senza considerare le drammatiche conseguenze che la perdita di 20mila posti di lavoro comporterebbe per la provincia di Taranto e per la Puglia, tuttavia non possiamo che esprimere un parere positivo nei confronti dell’operato della magistratura. Il tempo delle discussioni e dei ricorsi è scaduto: l’Ilva investa senza indugiare oltre in ogni intervento necessario a garantire la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto”.

E’ il pensiero di Aldo Pugliese, Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari, una volta venuto a conoscenza dell’inchiesta avviata nei riguardi dell’Ilva: 300 dipendenti verranno monitorati attraverso le cartelle cliniche per individuare le eventuali correlazioni fra le emissioni dell’azienda e le condizioni di salute degli stessi.

“Evidentemente, per la magistratura, 300 lavoratori rappresentano un campione sufficiente a individuare eventuali anomalie e responsabilità. Chi sostiene – continua Pugliese – che il monitoraggio andrebbe allargato a tutti i lavoratori e ai cittadini del quartiere Tamburi e delle zone circostanti allo stabilimento fa incoscientemente il gioco dell’Ilva, giacché le indagini finirebbero per protrarsi oltremodo nel tempo. Indubbiamente – riconosce Pugliese - l’Ilva ha dato vita in questi anni a interventi mirati alla salvaguardia della salute e della sicurezza dei propri dipendenti, che gli stessi dirigenti hanno definito ‘prioritarie’. Per questo è inspiegabile il fatto che la bonifica di 115 km quadrati di territorio, nonostante un accordo di programma firmato cinque anni or sono, non sia mai iniziata, che i parchi minerali versino tuttora nelle medesime condizioni di 50 anni fa, che le emissioni cancerogene delle cokerie continuino senza sosta o che le emissioni di diossina degli impianti di agglomerazione non abbiano ancora raggiunto il livello di 0,4 nanogrammi imposto dalla legge”.

Disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico sono i reati per i quali è indagato un gruppo di dirigenti dell’Ilva. Inoltre, i carabinieri del Noe di Lecce hanno ipotizzato il getto pericoloso di cose, incenerimento di rifiuti gassosi derivanti dalle acciaierie tramite impianti sprovvisti di autorizzazione e emissioni non autorizzate in atmosfera provenienti dalle acciaierie. I militari hanno registrato ben 50 episodi presso l’acciaieria 1 (via per Statte) e circa 70 episodi presso l’acciaieria 2 (via Appia) riguardanti, appunto, il fenomeno dello slopping. Inoltre l’accensione anomala delle torce di acciaieria, che si attivano indipendentemente dalle questioni di sicurezza o di emergenza ma unicamente per la combustione di gas di scarto, con un automatismo che gli inquirenti ritengono essere legato al ciclo produttivo. “Questi sono problemi che riguardano gli impianti a caldo: ci esimiamo dal citare quelli dei laminatori, dei tubifici e delle aree di servizio. Pur non avendo condiviso l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla Regione Puglia e dal Ministero dell’Ambiente, ci chiediamo,a questo punto, che fine abbiano fatto gli investimenti multimilionari imposti dalla stessa Aia. Abbiamo fiducia nell’operato della magistratura – chiosa il Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari – con la certezza che agirà in maniera ponderata. Quanto al gruppo Riva, l’invito è a non cercare giustificazioni che dinanzi alla salute di migliaia di tarantini lasciano il tempo che trovano, ma ad impegnarsi per rendere l’attività della propria azienda, che resta un pilastro economico della regione Puglia, sostenibile per l’ambiente e per la salute dei pugliesi”.

 

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