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Bene il regolamento UE a tutela degli oli extravergine

“E’ in linea con la battaglia portata avanti da Coldiretti per la tutela dell’olio extravergine di oliva ‘Made in Italy’ il Regolamento 61/2011 relativo alle caratteristiche degli oli di oliva e degli oli di sansa d'oliva e all’introduzione di metodi di analisi e di nuovi parametri dei metil esteri degli acidi grassi (MEAG) ed etil esteri degli acidi grassi (EEAG) che consentiranno di svelare la presenza dei suddetti oli deodorati negli oli extravergine d'oliva. Peccato che l’entrata in vigore a partire dal 1° aprile 2011 consentirà agli industriali di continuare ad imbottigliare secondo i vecchi parametri olio che circolerà per 18 mesi, una ulteriore concessione per smaltire le scorte di magazzino. Tant’è che per la prima volta gli industriali, sempre contrari a regole, parametri e resistenti verso etichettature troppo stringenti, hanno esultato. Ciò deve indurci a rimanere vigili su quanto sarà scritto in materia di etichettatura a livello comunitario e a preservare  la legge nazionale sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta approvata all’unanimità dal Parlamento, denunciando, in tutte le sedi e nelle piazze, qualunque tentativo di chi, per interesse “particolare”, tenta di “boicottare” un processo di democrazia e di trasparenza dell’informazione su ciò che mangiamo”. Così il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, commenta il Regolamento (UE) N. 61/2011 della Commissione del 24 gennaio 2011 che modifica il regolamento (CEE) n. 2568/91 relativo alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa d’oliva nonché ai metodi di analisi ad essi attinenti.

“Saranno finalmente esclusi dal commercio – spiega il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio - quegli oli di oliva deodorati importati e spacciati per oli extravergine. Coldiretti si è battuta strenuamente per impedire lo sfruttamento dell’immagine delle zone tradizionali di coltivazione o allevamento da parte di alimenti a base di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza da quanto indicato sulle confezioni ed evitare ogni tipo di sofisticazione, ovvero che prodotti di dubbia provenienza vengano spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, e che si utilizzino i marchi ‘made in Italy’, o peggio ‘made in Puglia’ per prodotti che non hanno nulla a che fare con il nostro territorio. Purtroppo, si dovrà aspettare ancora 2 anni perchè oli di dubbia qualità scompaiano definitivamente dal mercato. Sono circa 2.000.000 i quintali di olio, quasi pari alla produzione regionale, importati ogni anno per essere miscelati con quello del nostro territorio, mentre sfuggono ad ogni possibile calcolo le importazioni di olio - non di oliva - che si trasformano nel prezioso oro pugliese, così come dimostrato dall’ottima attività investigativa del Comando NAS di Bari”.

Importante il lavoro svolto negli ultimi anni dal gruppo di ricerca del laboratorio di Chimica Generale ed Inorganica del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento, guidato dal Prof. Francesco Paolo Fanizzi, che si è occupato di caratterizzazione di oli extravergine di oliva (blend e monovarietali), mediante tecniche avanzate di indagine come la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR) ad alto campo, in combinazione con l’analisi statistica multivariata.  Utilizzando sia la cultivar che la provenienza geografica come discriminante, è stato possibile ottenere buoni risultati sia per oli caratterizzati fenotipicamente che per oli prodotti con l’utilizzo di micromolitore e corredati da un accurato esame del genotipo.

Gli oliveti italiani possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono ad arricchire il paesaggio rurale e l'ambiente. Il comparto olivicolo-oleario è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia. Nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d’Origine Protetta)  al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono circa 500 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che l'incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 32% e al 12% su quella mondiale.

IL SETTORE OLIVICOLO IN CIFRE

Superficie olivetata in Puglia: 369.000 ettari (il 40 % di quella del Mezzogiorno, quasi il 32%                                                 della superficie olivetata nazionale e l'8% di quella comunitaria)

Imprese olivicole regionali: 148.127

Produzione olivicola regionale annata 2008: 10.395.050 quintali

Oli extravergine d'oliva Dop: 5

PLV (Produzione Lorda Vendibile): 415.802.000 euro

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