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Lunedì, 18 Gennaio 2021

Rapporto sull’agromafia: il brand Puglia è il più contraffatto

Dodici miliardi e mezzo di euro. Questo è il volume d’affari complessivo dell’agromafia, di cui 3,7 miliardi provengono da reinvestimenti in attività lecite e 8,8 miliardi da attività illecite. Il primo rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari è stato presentato in Fiera, da Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Puglia, alla presenza di Dario Stefàno, assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Pietro Salcuni, presidente di Coldiretti Puglia, Giuseppe Silletti, comandante regionale del corpo forestale dello Stato, Gennaro Vecchione, comandante legione allievi guardia di finanza di Bari, Umberto Di Martino dell’ispettorato centrale Tutela qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari.

Ad introdurre Leo Volpicella, segretario generale della Fiera del Levante: «Non esiste sistema economico senza legalità ed etica dei comportamenti. Bisogna affermare il valore della legalità come valore intrinseco del made in Puglia e dell’agroalimentare, settore su cui la Fiera sta puntando».

Nel 2010 in Italia sono entrare oltre 1,8 milioni di tonnellate di grano duro, di cui il 56,5% con destinazione Bari; circa 2 milioni di quintali di olio, quasi pari alla produzione regionale sono importati ogni anno per essere miscelati con l’olio prodotto nel nostro territorio, oltre 86 milioni di quintali di latte, cagliate ed altri derivati importati in Italia annualmente, di cui circa 1.600.000 provenienti soprattutto da Germania, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Slovenia e Francia arrivano direttamente a oltre 50 aziende lattiero-casearie pugliesi.

«è necessario che l’attività di controllo – ha detto Salcuni - sia accompagnata da un sistema sanzionatorio più rigido che preveda pene pecuniarie molto elevate fino ad arrivare alla detenzione e alla confisca di beni mobili e immobili che potrebbero essere assegnati a cooperative e associazioni onlus per la produzione, la trasformazione e la commercializzazione di produzioni agricole ed agroalimentari di qualità».

L’italian sounding è la forma più diffusa e nota di contraffazione e falso made in Italy nel settore agroalimentare: denominazioni geografiche, marchi, parole, immagini, slogan e ricette che richiamano l’Italia per pubblicizzare e commercializzare prodotti che in realtà non hanno niente a che fare con la realtà regionale. Il prodotto più imitato della dieta mediterranea è il vino, in particolare il primitivo pugliese.

«Questo accade – ha spiegato Stefàno - perché il brand Puglia evoca gusto, qualità, sicurezza e quindi si presta più di altri alle imitazioni. La concorrenza sleale produce un danno non solo economico ma anche d’immagine per questo dobbiamo combattere il fenomeno con l’aiuto delle associazioni del mondo agricolo. Anche l’Europa deve essere più incisiva con un quadro regolamentare e normativo più attento ed efficace».

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