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Puglia, si impennano i dati della Cig in deroga: + 350%

Le ore autorizzate a titolo di cassa integrazione guadagni a livello nazionale, nel mese di febbraio 2011, dopo alcuni mesi di trend decrescente, sono nuovamente aumentate. Complessivamente, infatti, a fronte di 60.271.118 ore autorizzate a gennaio, a febbraio i dati Inps parlano di 70.625.100 ore, con una variazione del +17,18%. Disarticolando il dato complessivo, le ore di cassa integrazione guadagni ordinaria sono cresciute del 4,64%, quelle per interventi straordinari del 22,39% e quelle in deroga del 23,01%.

La realtà della Puglia manifesta un fenomeno ancor più accentuato. Le ore autorizzate per cassa integrazione guadagni sono passate da 3.110.012 a gennaio a 5.791.779 nel mese di febbraio. La crescita più marcata la si registra negli interventi in deroga: da 590.828 ore di gennaio a 2.657.874 di febbraio (+349,86%). Una crescita esponenziale, del 55,85%, la si evidenzia anche dal confronto tra deroga in febbraio 2011 e febbraio 2010.

“La situazione del mercato del lavoro continua a precipitare – dice il Segretario Generale della Uil di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese - la ripresa economica e produttiva, tanto propagandata, continua, nei fatti, ad essere un miraggio sul versante occupazionale. Intanto, mentre i lavoratori necessitano di sostegno al reddito per periodi sempre più lunghi, le politiche da attivare continuano a latitare e le nuove risorse tardano ad essere assegnate e persino stanziate. Non va dimenticato che gli accordi sugli ammortizzatori sociali in deroga scadranno il 31 marzo. Sono necessarie quindi risorse sempre maggiori e quelle che dovrebbero, ad esempio, essere recuperate dalla lotta all’evasione fiscale, seppur in crescita, continuano a scarseggiare. Nel 2010, in Puglia – continua Pugliese - sono state recuperati 544 milioni di euro, cifra ben lontana dai 1200 milioni del Lazio e dai 1800 milioni della Lombardia. Inoltre sono necessari cantieri ed infrastrutture, opere di ogni dimensione che possano impiegare maestranze. Un ruolo importante lo dovrebbero ricoprire le grandi stazioni appaltanti, quali Enel, Acquedotto, Ferrovie dello Stato, ma inspiegabilmente tutte tacciono. I lavoratori, soprattutto quelli già espulsi o in via di espulsione dal mercato del lavoro, necessitano di politiche formative reali, tarate sui fabbisogni del mercato e non scollegate dalle realtà produttive e dal territorio. Anche in una situazione difficile come quella attuale, in molti settori, ad esempio quello dell’informatica, continuano a restare posti di lavoro liberi poiché mancano le professionalità, sintomo di come esista il bisogno impellente di convogliare le forze sulla costruzione del futuro, non sulla consolidazione del passato”.

 

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