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Arrestato componente della scorta di Vendola

Arresti sono stati eseguiti stamani nell'ambito di una delle inchieste sulla gestione della sanità in Puglia. Oltre alla richiesta d'arresto in carcere emessa nei confronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla Sanità della Puglia, in carcere su disposizione della magistratura barese è finito Mario Malcangi collaboratore di Tedesco. A quanto si è appreso, altre quattro persone sono finite agli arresti domiciliari nell'ambito della stessa inchiesta, tra cui un componente della scorta del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

L'ex assessore alla sanità della Regione Puglia Alberto Tedesco, senatore Pd, è indagato - a quanto è dato sapere - per concussione, turbativa d'asta, abuso d'ufficio e concorso in falso. Il giudice ha ritenuto insussistente per tutti gli indagati, compreso Tedesco, il reato di associazione per delinquere.

Gli arresti eseguiti dai carabinieri rientrano - a quanto si è saputo - in una indagine della procura sulle nomine di medici e dirigenti Asl. Oltre all'arresto in carcere per Mario Malcangi, di 52 anni di Corato, capo, all'epoca dei fatti, della segreteria politica di Alberto Tedesco, sono stati disposti gli arresti domiciliari per Paolo Albanese, di 51 anni, di Terlizzi (Bari), componente della scorta del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Arresti domiciliari, inoltre, per Guido Scodizzi, di 68 anni, di Lecce, direttore generale della Asl salentina. Gli arresti domiciliari sono stati decisi inoltre anche per gli imprenditori di Bisceglie Digo Rana, di 52 anni e Giovanni Garofoli, di 66 anni. Misure interdittive, inoltre, sono state disposte per Alessandro Calasso, di 63 anni, di Bari, direttore sanitario della Asl barese e Antonio Acquaviva di 55 anni, medico oculista, la cui nomina al'ospedale di Terlizzi, secondo l'accusa, sarebbe stata favorita da Alberto Tedesco. Gli arrestati e Alberto Tedesco la cui richiesta di arresto dovrà essere esaminata dalla giunta alle autorizzazioni a procedere del Senato, sono indagati a vario titolo per concussione, corruzione e frode in pubbliche forniture.
Intanto : un intero anno prima di tornare nuovamente libero. Un interno anno passato prima dietro le sbarre del carcere, poi agli arresti domiciliari in Valle d'Aosta. Un intero anno trattato peggio di un violento assassino seriale o di un pericoloso boss mafioso. Quando la prima sezione del tribunale di Roma, presieduta da Giuseppe Mezzofiore, gli ha revocato la misura cautelare dei domiciliari, il fondatore di Fastweb Silvio Scaglia si è limitato a dire: "Mai avrei immaginato tanto travaglio".
L’ex ad di Fastweb è accusato di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Saputo dell'inchiesta, Scaglia era subito rientrato dai Caraibi per arrivare il più in fretta possibile in Italia e mettersi a disposizione degli inquirenti per chiarire la propria posizione. Immediato l'arresto che lo aveva tenuto in carcere per tre mesi. Sull’istanza di scarcerazione, presentata da Pier Maria Corso e Antonio Fiorella, ieri è arrivato il parere favorevole alla scarcerazione da parte della procura di Roma. In tutti questi mesi è stato sentito dagli inquirenti in una sola occasione, per giunta su sua richiesta. In base a quanto si apprende da fonti giudiziarie, il tribunale di Roma ha concesso la libertà anche a Mario Rossetti, ex componente del cda di Fastweb, anche lui sotto processo per la medesima vicenda. 
Dallo scorso 17 maggio in Valle d’Aosta Scaglia era agli arresti domiciliari. Prima si era fatto anche un bel po' di carcere. Una misura durissima. La carcerazione cautelare - è bene ripeterlo - prevede che una persona sia privata della libertà in assenza di una condanna definitiva solo se sussiste pericolo di fuga, di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. Nel caso del fondatore di Fastweb, però, non ricorreva alcuna di queste esigenze. Il manager si era infatti consegnato spontaneamente ai magistrati rientrando dai Caraibi dove si trovava insieme alla famiglia e ad alcuni amici al momento dello scandalo. Era quindi assurdo pensare che potesse fuggire. Non solo. A Scaglia era anche impossibile ripetere i reati di cui è accusato dal momento che non ricopre più la carica che aveva quando i fatti sarebbero stati commessi. Viene il dubbio (purtroppo) che la carcerazione preventiva sia stata usata, anche questa volta, come arma di pressione.
Ora Scaglia è tornato in libertà. "Non mi sarei mai aspettato un percorso così drammatico", ha commentato questa mattina non appena avuta la notizia della propria liberazione. "Un travagliato, lungo e drammatico - ha continuato il fondatore di Fastweb - ma rispetto la giustizia e resto convinto della correttezza della mia scelta iniziale e conto sul processo in corso per rendere evidente la mia innocenza". Ringraziando chi lo ha sostenuto "in questo tremendo periodo" della sua vita, Scaglia ora dovrà essere giudicato da quella stessa giustizia che lo ha preventivamente privato della libertà per un intero anno

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