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Continua la mobilitazione dell'Amministrazione comunale di Bitonto contro il Piano di Riordino varato dalla Regione, che prevede la chiusura dell'ospedale di Bitonto.

Dopo aver guidato in prima persona la "Marcia per la salute" di sabato scorso, il Sindaco Valla ha inviato oggi una nota a Vendola, Fiore e Pansini chiedendo la convocazione urgente in Regione di un tavolo di confronto allargato alle forze politiche sindacali, economiche e culturali bitontine.

"In Regione - dichiara Valla - sanno perfettamente che continuerò a difendere le legittime aspettative dei cittadini di Bitonto, senza alcuna strumentalizzazione politica. La richiesta di incontro urgente è legata alla necessità di concretizzare e calendarizzare con atti certi le soluzioni alternative, che da tempo abbiamo ipotizzato di concerto con la Direzione della Asl".

Il Sindaco non nasconde l'amarezza per l'atteggiamento che in queste ore i rappresentanti del centrosinistra cittadino stanno tenendo nella difficile battaglia con il governo regionale. "Non ho mai accettato la scorrettezza gratuita. Il centrosinistra bitontino - spiega il primo cittadino - sa perfettamente del mio personale impegno a difesa della sanità cittadina: dal 2008 le sollecitazioni ai vertici regionali e della Asl sono state continue e tutte condotte con spirito bipartisan. Defilarsi da una marcia cittadina e apartitica di protesta e appuntarsi una medaglia per un presunto piano alternativo che non ha alcuna approvazione ufficiale e che comunque riprende il piano da me concordato con Pansini e sancito da documenti agli atti della Asl Bari, disegnano una classe politica incapace di fare squadra in maniera unitaria per tentare di ottenere il bene per la città".

"In questo momento - conclude Valla - c'è bisogno assoluto di unità d'intenti. Se riusciremo ancora una volta a marciare divisi, sono sicuro che la città perderà anche questa battaglia, vedendosi sfilare anche quei servizi di base che dobbiamo a tutti i costi pretendere siano attivati e potenziati in tempi certi e rapidi".

Il Sindaco di Bitonto, Raffaele Valla, raccoglie l'invito del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, all'indomani della tragedia nel campo Rom di Roma e torna a scrivere al Prefetto di Bari per segnalare la necessità di sistemare gli ospiti del campo nomadi su via Palo in container.

La nota odierna richiama una precedente missiva dell'aprile 2010, con la quale Valla, per migliorare le condizioni di vita delle famiglie ospiti da tempo nel campo nomadi sulla provinciale Bitonto-Palo del Colle, aveva richiesto alla Prefettura la disponibilità di alcuni container, riferendosi anche a quelli dismessi dal Centro di Pronta Accoglienza di Palese.

"I minori ospiti del campo - spiega Valla - sono seguiti dal Servizio sociale del Comune, nell'ambito di uno specifico progetto di integrazione, che ha consentito di avviarli alla frequenza scolastica. Il nostro impegno per la piena integrazione sociale delle famiglie rom, con le quali da sempre c’è un buon rapporto, è testimoniato anche dalla disponibilità dell'Amministrazione a garantire loro una permanenza dignitosa: una volta ottenuti i container, ci faremmo carico della fornitura di servizi igienici, luce e acqua".

La richiesta odierna rimarca l'urgenza e l'assoluta necessità dell'intervento ed è stata inviata anche alla Regione Puglia e alla Protezione civile.

"Mi sembra - commenta il Sindaco di Bitonto - il modo più concreto per dimostrare solidarietà e vicinanza alle famiglie nomadi così duramente colpite dalla tragedia di Roma".

Il pugliese Antonio Mansueto è stato eletto Presidente Nazionale della Federpensionati Coldiretti che rappresenta oltre 800 mila pensionati in Italia ed è la più importante Associazione Pensionati del lavoro autonomo di tutta Europa. Lo ha deciso il Consiglio Nazionale eletto dalla X Assemblea Generale della Federpensionati, alla presenza del Presidente Nazionale della Coldiretti, Sergio Marini.

Antonio Mansueto, nato a Noci in provincia di Bari il 24 gennaio del 1936, dal giugno 2010 presidente della Federpensionati di Puglia, è stato attivo protagonista della vita dell’Organizzazione professionale in numerose aree del Mezzogiorno. Per questo suo impegno il 2 giugno del 1986 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini gli ha conferito la onorificenza di Commendatore. E’ componente del Comitato Amministratore dei contributi e delle prestazioni previdenziali dei Coltivatori Diretti, Coloni e Mezzadri dell’Inps.

" E’ un incarico che mi riempie di gioia e di soddisfazione – ha dichiarato il neo Presidente Antonio Mansueto - un incarico che premia il Sud e la Puglia e che mi appresto a svolgere in termini di servIzio agli associati e alla Confederazione. La Coldiretti ha sempre saputo proporre, anche nei momenti più difficili, progetti che si sono dimostrati nel tempo vincenti e un  robusto filo conduttore di colore giallo verde ha contrassegnato gli impegni della Coldiretti di Bonomi nel sociale e del Presidente Marini nell’economico. Il dibattito assembleare odierno – ha concluso Mansueto  - è stato la dimostrazione della dinamicità dell’associazione che intende continuare a tutelare gli interessi dei pensionati coltivatori diretti e vuole cimentarsi con incontri territoriali, atti a declinare e a valorizzare il progetto di costruire una Filiera Agricola Tutta Italiana”.

“L’operosità, l’esperienza e l’entusiasmo del neo eletto Presidente Mansueto – ha commentato il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni – saranno determinanti nel progetto di costruire la ‘Filiera Agricola tutta Italiana’, progetto che mette in campo ed in azione tutte le componenti del  Sistema Coldiretti”.

La nuova Giunta nazionale della Federpensionati Coldiretti risulta composta dal presidente Antonio Mansueto, dai tre Vicepresidenti Sepp Mayr (Bolzano), Teresa Bracci (Pesaro) e Leonardo Gorgoglione (Basilicata) e dai tre membri di Giunta Luigina Pavanello (Veneto), Aimone Gnudi (Emilia Romagna) e Saverio Iacopino (Calabria).

“E’ in linea con la battaglia portata avanti da Coldiretti per la tutela dell’olio extravergine di oliva ‘Made in Italy’ il Regolamento 61/2011 relativo alle caratteristiche degli oli di oliva e degli oli di sansa d'oliva e all’introduzione di metodi di analisi e di nuovi parametri dei metil esteri degli acidi grassi (MEAG) ed etil esteri degli acidi grassi (EEAG) che consentiranno di svelare la presenza dei suddetti oli deodorati negli oli extravergine d'oliva. Peccato che l’entrata in vigore a partire dal 1° aprile 2011 consentirà agli industriali di continuare ad imbottigliare secondo i vecchi parametri olio che circolerà per 18 mesi, una ulteriore concessione per smaltire le scorte di magazzino. Tant’è che per la prima volta gli industriali, sempre contrari a regole, parametri e resistenti verso etichettature troppo stringenti, hanno esultato. Ciò deve indurci a rimanere vigili su quanto sarà scritto in materia di etichettatura a livello comunitario e a preservare  la legge nazionale sull’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta approvata all’unanimità dal Parlamento, denunciando, in tutte le sedi e nelle piazze, qualunque tentativo di chi, per interesse “particolare”, tenta di “boicottare” un processo di democrazia e di trasparenza dell’informazione su ciò che mangiamo”. Così il Presidente della Coldiretti Puglia, Pietro Salcuni, commenta il Regolamento (UE) N. 61/2011 della Commissione del 24 gennaio 2011 che modifica il regolamento (CEE) n. 2568/91 relativo alle caratteristiche degli oli d’oliva e degli oli di sansa d’oliva nonché ai metodi di analisi ad essi attinenti.

“Saranno finalmente esclusi dal commercio – spiega il Direttore della Coldiretti Puglia, Antonio De Concilio - quegli oli di oliva deodorati importati e spacciati per oli extravergine. Coldiretti si è battuta strenuamente per impedire lo sfruttamento dell’immagine delle zone tradizionali di coltivazione o allevamento da parte di alimenti a base di prodotti agricoli provenienti da migliaia di chilometri di distanza da quanto indicato sulle confezioni ed evitare ogni tipo di sofisticazione, ovvero che prodotti di dubbia provenienza vengano spacciati per prodotti di qualità, quando di qualità non sono, e che si utilizzino i marchi ‘made in Italy’, o peggio ‘made in Puglia’ per prodotti che non hanno nulla a che fare con il nostro territorio. Purtroppo, si dovrà aspettare ancora 2 anni perchè oli di dubbia qualità scompaiano definitivamente dal mercato. Sono circa 2.000.000 i quintali di olio, quasi pari alla produzione regionale, importati ogni anno per essere miscelati con quello del nostro territorio, mentre sfuggono ad ogni possibile calcolo le importazioni di olio - non di oliva - che si trasformano nel prezioso oro pugliese, così come dimostrato dall’ottima attività investigativa del Comando NAS di Bari”.

Importante il lavoro svolto negli ultimi anni dal gruppo di ricerca del laboratorio di Chimica Generale ed Inorganica del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali, Università del Salento, guidato dal Prof. Francesco Paolo Fanizzi, che si è occupato di caratterizzazione di oli extravergine di oliva (blend e monovarietali), mediante tecniche avanzate di indagine come la spettroscopia di risonanza magnetica nucleare (NMR) ad alto campo, in combinazione con l’analisi statistica multivariata.  Utilizzando sia la cultivar che la provenienza geografica come discriminante, è stato possibile ottenere buoni risultati sia per oli caratterizzati fenotipicamente che per oli prodotti con l’utilizzo di micromolitore e corredati da un accurato esame del genotipo.

Gli oliveti italiani possono contare su 250 milioni di piante, molte delle quali secolari o situate in zone dove contribuiscono ad arricchire il paesaggio rurale e l'ambiente. Il comparto olivicolo-oleario è uno dei settori più colpiti da frodi e sofisticazioni in Puglia. Nonostante il riconoscimento comunitario per 5 oli DOP (Denominazione d’Origine Protetta)  al ‘Terra di Bari’, ‘Terra d’Otranto’, ‘Dauno’, ‘Collina di Brindisi’ e ‘Terre Tarentine’ ed una produzione pari a 11 milioni di quintali di olive ed oltre 2,2 milioni di quintali di olio, sono circa 500 i milioni di litri di olio di oliva importati ogni anno per essere miscelati con quello italiano ed in particolare con quello pugliese, dato che l'incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale è pari al 32% e al 12% su quella mondiale.

IL SETTORE OLIVICOLO IN CIFRE

Superficie olivetata in Puglia: 369.000 ettari (il 40 % di quella del Mezzogiorno, quasi il 32%                                                 della superficie olivetata nazionale e l'8% di quella comunitaria)

Imprese olivicole regionali: 148.127

Produzione olivicola regionale annata 2008: 10.395.050 quintali

Oli extravergine d'oliva Dop: 5

PLV (Produzione Lorda Vendibile): 415.802.000 euro

Numeri di tutto rispetto per il progetto sulla ‘Gestione eco-sostenibile del suolo’ e rappresentati nel corso della manifestazione conclusiva “Tutelare e promuovere il Territorio. La Provincia di Bari insegna”. Oltre 150 gli allievi dei corsi di formazione, 36 seminari organizzati in ogni comune delle province di Bari e BAT, a cui ha partecipato complessivamente un pubblico di oltre 750 persone, tra imprenditori agricoli, rappresentanti della società civile, cittadini-consumatori.

Allo svolgimento del progetto hanno lavorato sinergicamente il CRSA (Centro di Ricerca Basile Caramia di Locorotondo), Terranostra Puglia, associazione agrituristica e ambientale della Coldiretti, l’Università degli Studi di Bari, Telenorba, con la collaborazione degli Istituti Scolastici “A. Agherbino” di Noci, “G. De Gemmis” di Terlizzi, I.T.C. “S. Pertini” di Turi; “R.Canudo” di Gioia del Colle, I.I.S.S. - I.P.S.I.A. - I.T.C. - L.S di  Santeramo in Colle e  dell’A.T.O. Bari/5.

“Contro l’abbandono delle campagne, l’inquinamento, lo sfruttamento – a volte indegno – del nostro patrimonio rurale, la Provincia di Bari ha voluto dare un segnale concreto, attraverso la realizzazione del progetto sulla ‘Gestione eco-sostenibile del suolo’. L’attività si è concentrata sulla formazione di tecnici e operatori che quotidianamente devono attivamente salvaguardare il territorio, attraverso 3 corsi di formazione e 36 seminari che hanno interessato tutto il territorio provinciale di Bari e della BAT”. Così gli Assessori alla Formazione Professionale della Provincia di Bari, Mary Rina e all’Ambiente, Giovanni Barchetti, hanno spiegato gli obiettivi del progetto durato 10 mesi e giunto a conclusione.

“Dobbiamo assolutamente contrastare – ha aggiunto il Preside della Facoltà di Agraria di Bari, Vito Savino – il processo di abbandono delle campagne che fino a 10 anni fa pareva una emorragia inarrestabile. Oggi siamo al fianco degli imprenditori agricoli per riuscire ad innovare e dare nuova linfa vitale al settore agricolo, vera ricchezza dell’economia della provincia di Bari”.

“Il processo di rigenerazione del settore agricolo – ha aggiunto il Presidente di Terranostra Puglia, Gianvincenzo De Miccolis Angelini - che ha nei giovani imprenditori agricoli gli attori principali va accompagnato da mirate azioni incentivanti che diano risalto alle professionalità esistenti e promuovano un nuovo modo di fare impresa. I giovani imprenditori agricoli, attenti all’innovazione e agli strumenti per aumentare la competitività sui mercati nazionali ed internazionali, intendono contribuire alla costruzione di un forte SISTEMA PUGLIA basato sulle risorse del territorio, sui servizi innovativi e sulla forte distintività delle eccellenze e delle produzioni tipiche di qualità del sistema agricolo e agrituristico pugliese”.

Oggi il 35 percento delle imprese agricole è condotto da giovani; le giornate di lavoro in cui sono impegnati lavoratori agricoli tra i 20 ed i 40 anni sono 4.907.478, quasi la metà rispetto al totale di 11-12 milioni di giornate lavorative l’anno (pari al 15% del totale nazionale). Numeri ragguardevoli per un settore che ha vissuto negli anni un processo di invecchiamento che pareva inarrestabile.

“Gli agricoltori divengono, in tal senso, i custodi della agri biodiversità – ha spiegato Vincenzo Fucilli, Ricercatore Dipartimento di Progettazione e Gestione dei sistemi Agro-zootecnici e Forestali della Facoltà di Agraria dell’Università di Bari - che, oltre ad utilizzare diversificate specie vegetali ed animali, adatte alle condizioni locali ed adattabili al dinamismo intrinseco di queste - in una maniera tale da contribuire alla complessità ed alla resistenza degli ecosistemi che costituiscono l’equilibrio naturale - mantengono in vita le conoscenze locali e le tradizioni culturali che formano parte integrante della gestione della biodiversità agricola.

“Ciascun corso ha fornito – ha concluso il Maria Grazia Piepoli, Maria Grazia Piepoli, Responsabile del Settore “Gestione Corsi”  del CRSA “Basile Caramia” - le conoscenze fondamentali del sistema suolo quale substrato naturale al cui interno si svolgono processi chimici, fisici e biologici di fondamentale importanza sia per la produzione agricola ma anche e soprattutto per la salvaguardia dell’ambiente. Particolare attenzione è stata rivolta agli effetti che le intense attività antropiche determinano sulla perdita di “qualità” dei suoli. E’ stata altresì introdotta la problematica relativa all’impoverimento della sostanza organica nel suolo e alle tecniche d’elezione per la sua conservazione e arricchimento tra le quali primeggia il compostaggio che contribuisce anche a ridurre l’annoso problema della riduzione dei rifiuti da destinare in discarica”.

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