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Nuova pratica investigativa con i trojan

Dopo l'approvazione alla fiducia sul dl Intercettazioni, si avvicina il via libera alla nuova pratica investigativa con l’utilizzo dei "captatori informatici": i cosiddetti trojan. Secondo il Quotidiano il Giornale Il loro impiego è previsto dal decreto legge 216 del 2019, approvato oggi al Senato e ora in viaggio verso Montecitorio per l’ok definitivo in vista dell'entrata in vigore di maggio. Nella recente guerra contro il premier Conte, Renzi si era detto contrario aizzando i litigi nella maggioranza. Ma poi ha ceduto il passo, dando mandato ai suoi di votare la fiducia ma senza presentarsi personalmente in Aula.

E proprio nelle ultime ore, in cui si è molto parlato della tenuta del governo e di un possibile allontanamento di Matteo Renzi dalla maggioranza, sono state segnalate diverse turbolenze proprio sul decreto che ha ricevuto l'ok in mattinata. L'ex presidente del Senato, Pietro Grasso, di Leu, aveva presentato un emendamento che avrebbe allargato le maglie dell'uso delle intercettazione. Renzi, su questo, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, aveva commentato: "Non sono io che vado contromano, sono gli altri che hanno cambiato direzione. Noi ci siamo accodati alla maggioranza per tante questioni, non avrei mai votato il decreto sulle intercettazioni, ma lo facciamo per carità di patria".

La settimana scorsa, la nuova formazione dell'ex premier, aveva votato con le opposizioni l'emendamento di Enrico Costa di Forza Italia per abolire la riforma della prescrizione, voluta dal ministro della Giustizia, Alfondo Bonafede. In quella circostanza, una soluzione era stata trovata soltanto dopo una giornata di scontri e di incontri. Ma su questo punto, Renzi non intende indietreggiare e, in caso di mancato accordo sulla prescrizione, la mozione di sfiducia nei confronti del Guardasigilli potrebbe essere inevitabile.

Tra i voti favorevoli alla fiducia, che si sono contati questa mattina, oltre a quelli dei senatori del Partito democratico, del Movimento 5 Stelle, di Liberi e Uguali e di Italia viva, hanno detto sì anche gli ex pentastellati Maurizio Buccarella, Saverio De Bonis e Gregorio De Falco. Risultati favorevoli anche le senatrici a vita Liliana Segre ed Elena Cattaneo. Ha, invece, votato no Emma Bonino.

Come scrive il Giornale l’uso dei trojan era già stato normato dalla riforma Orlando del 2017 e il decreto firmato dal ministro Bonafede non ha fatto altro che ampliare il campo di applicazione sulla scia della legge "Spazza Corrotti". Oltre ai già previsti reati per mafia e terrorismo, la legge prevede l'utilizzo dei trojan anche per i crimini dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione. Inoltre, è saltato pure un altro confine: quello che prevedeva la sospensione delle captazioni quando l'indagato si trovava nel privato dell'abitazione (a meno che in quel preciso istante non si stesse consumando un reato). Ora tutto è ascoltabile, pure in camera da letto.

I punti critici sono diversi, evidenziati - come rivelato dal Giornale - anche dagli esperti ascoltati dalla Commissione giustizia del Senato nel corso della audizioni. Molti dei rischi riguardano la privacy: il timore infatti è che lo strumento possa trasformarsi in una "rete a strascico" in grado - sfruttando le evidenti lacune della normativa - di andare ben oltre il campo di applicazione. Perché una cosa è intercettare le chiamate di un indagato, cosa diversa è scandagliarne tutta la vita o quella di chi lo incontra.

Molte delle ombre sono tecniche. Secondo il Giornale la legge non indica "come" il trojan debba essere inserito nei cellulari, né impedisce esplicitamente l'uso di server cloud posizionati all'estero. Inoltre il malwere - oltre ad attivare il microfono - è in grado anche di accedere alla telecamera, alle mail, a quello che appare sullo schermo, agli sms. Insomma: nessun segreto. E non è nemmeno da escludere che possa "caricare" materiali "ad hoc" nel dispositivo infettato, magari immettendo immagini compromettenti per l'indagato. Manomettere un dispositivo significherebbe commettere un reato, certo. Ma dimostrarlo è complicato e comunque avverrebbe a danno ormai fatto. C'è da tenere conto, infatti, che le intercettazioni saranno affidate a imprese private: chi le controllerà? Mistero. Senza contare che le stesse società sono scettiche sulla possibilità di inviare i file con le registrazioni garantendone la totale "autenticità" e "segretezza". E nessuno sa se alla fine delle operazioni dovranno cancellare o meno i file dai loro server.

Un altro capitolo riguarda la validità delle intercettazioni anche per reati diversi da quelli per cui si sta indagando. La legge Orlando scrive il Giornale aveva imposto una "drastica limitazione" ai magistrati mentre la Cassazione ne ha invece permesso l'uso in caso di "reati connessi". Esempio: sto indagando per corruzione e scopro che il soggetto potrebbe aver evaso le tasse. La registrazione è utilizzabile, ma cosa succede se capisco che ha commesso un crimine non "connesso" al filone originario? Col nuovo decreto, i nastri saranno sempre validi se il "nuovo" reato rientra tra quelli per cui è previsto il trojan. Affilando così le armi di chi indaga.

Il captatore - va detto - è già stato utilizzato dalle procure in passato, come nel caso dello scandalo Palamara al Csm, ma ora cambieranno le carte in tavola. Secondo il Giornale e conversazioni (con i verbali e gli atti) saranno conservate in un "archivio digitale" in procura sotto il controllo del procuratore e sarà il pm (e non più la polizia giudiziaria) a decidere quali conversazioni sono "rilevanti" e quali no (che però a quel punto non saranno coperte da segreto). Dal lato della difesa, invece, i legali avranno più spazio di manovra visto che potrano "esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni" ed estrarne copia. Una magra consolazione, mentre all'orizzonte si staglia il Grande Fratello di Stato.

 

 

 

 

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