Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Sabato, 14 Dicembre 2019

A Roma la mostra "La rivoluzione della visione"

La mostra La rivoluzione della visione. Verso il Bauhaus. Moholy-Nagy e i suoi contemporanei ungheresi è dedicata all'arte e alla memoria di László Moholy-Nagy, artista d'origine ungherese e figura chiave del movimento Bauhaus nel mondo, in occasione delle celebrazioni per i 125 anni dalla sua nascita e in contemporanea con le grandi manifestazioni internazionali per i cento anni dello stesso Bauhaus, nato a Weimar nel 1919.

Ospitata alla Galleria d’Arte Moderna di Roma dal 28 novembre 2019 al 15 marzo 2020, l’esposizione, a cura di Katalin Nagy T., è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’Accademia d’Ungheria in Roma e realizzata in collaborazione con il Museo Déri di Debrecen, il Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét e l’Istituto Luce-Cinecittà.

In mostra, in esclusiva per l’Italia, una selezione di dipinti, fotografie e grafiche originali a cui si aggiungono tre film dell'artista, opere che attraversano la produzione di Moholy-Nagy nell’arco di tempo che va dagli anni Dieci agli anni Quaranta del Novecento, fra Espressionismo e Bauhaus, e raccontano i molteplici aspetti del suo lavoro e delle sue teorie costruttive così da offrire un panorama vasto ed esauriente del suo laboratorio creativo. Un percorso fra l’Ungheria e la Germania dove, nel 1923, incontra Walter Gropius il quale, profondamente colpito dalle sue opere, lo invita a collaborare al Bauhaus di Weimar. Sarà, questo, il periodo più significativo della sua attività e l’inizio di quel personale “segno grafico”, svolto in pittura così come nella fotografia e nel video, che sarà anche l’origine della sua fama come rappresentante per eccellenza della fotografia del Bauhaus europeo, a cui contribuì certamente anche la pubblicazione di Pittura Fotografia Film (1925), ottavo volume dei Libri del Bauhaus e primo testo fondamentale della tecnica fotografica contemporanea d’avanguardia.

L’esposizione è arricchita da un’importante sezione di dipinti e fotografie di artisti dell'Avanguardia ungherese, sempre fra Espressionismo e Bauhaus, per la maggior parte mai presentati prima in Italia e provenienti dal Museo Déri di Debrecen (collezione Antal-Lusztig) e dal Museo della Fotografia Ungherese di Kecskemét. Presenti opere di Róbert Berény, Ede Bohacsek, Sándor Bortnyik, Lajos Kassák, Ödön Márffy, János Mattis Teutsch, József Nemes Lampérth, Lajos Tihanyi, Béla Uitz. Tutti artisti che, fra l’Ungheria e la Germania, hanno definito la cultura visiva dell’Europa centrale fra anni Venti e Quaranta.

La sezione della mostra Budapest a Roma. Artisti ungheresi nella Capitale fra le due guerre, a cura di Arianna Angelelli e Claudio Crescentini, allestita con opere della collezione della Galleria d’Arte Moderna, è dedicata agli artisti magiari attivi nella Capitale fra gli anni Dieci e l’inizio dei Quaranta del Novecento. Questa parte dell’esposizione racconta in modo approfondito il particolare rapporto di collaborazione creativa e interscambio artistico fra l’Italia e l’Ungheria nel momento di più alta espressione dell’Avanguardia europea del Novecento. Fra gli artisti esposti, Istvan Csók, Ferenc Sidló, Béla Iványi Grünwald, Aba Novák, Paolo Molnár, István Réti, insieme a video (biennio 1932-33) provenienti dall’archivio dell’Istituto Luce-Cinecittà e girati durante le mostre degli artisti ungheresi a Roma. A rafforzare l’identificazione di una forte presenza ungherese in Italia fra le due guerre e i continui rapporti fra gli artisti dei due paesi, con particolare riferimento all’ “ondata” Bauhaus europea, contribuiranno anche alcuni rarissimi documenti provenienti dal Fondo Prampolini del CRDAV, il Centro Ricerche Documentazione Arti Visive della Sovrintendenza Capitolina. Tra questi, due lettere autografe inviate da Gropius, in quel periodo presente a Weimar, a Prampolini nel 1922 e 1923 e una lettera autografa inviata dallo stesso Moholy-Nagy all’artista futurista, sempre da Weimar, nel 1924.

In contemporanea, nel chiostro/giardino della Galleria d’Arte Moderna, sarà realizzata una mostra/installazione dell’artista Sándor Vály (Budapest 1968), dal titolo “Ologrammi gotici”. Vály, artista figurativo e visivo ungherese che vive in Finlandia, pratica un’arte caratterizzata da una dimensione concettuale e filosofica che non si limita solo alla pittura, ma si estende anche alla scultura, alla musica, al cinema e alla letteratura, portando alla creazione di opere d'arte basate su un pensiero globale.

L’installazione riflette sulla prospettiva della rappresentazione gotica nello spazio tramite il sistema relazionale di spazio e tempo delle luci. La prospettiva gotica ha portato una novità riguardo ai concetti tradizionali del tempo e dello spazio: gli eventi che si verificano in diversi piani temporali qui vengono rappresentati in una sequenza spaziale parallela all’interno di una singola immagine. Dopo l'atemporalità bidimensionale dell'arte bizantina, il gotico infatti, pur raffigurando storie nella loro sequenza spaziale, presenta al contempo un piano temporale lineare. L'eternità cede il posto alla narrazione, alla sequenza spazio-temporale degli eventi. Le relazioni spaziali dell'installazione, nonostante la loro simultaneità spaziale, rappresentano la struttura temporale della memoria. I frammenti spaziali (statue), racchiusi in contenitori polverosi o vetrine, nonostante sembrino contemporanei, grazie alla particolare illuminazione rivelano forme a volte disegnate con maggior cura, altre volte sfumate, dando vita a immagini che evocano corpi antropomorfi non meglio definiti. “L’ologramma gotico”, dunque, altro non è che la trasformazione della percezione visiva di un oggetto determinata da diverse illuminazioni. Nel caso dell’installazione, tuttavia, la luce è più di una semplice visione. Si stabilisce un continuo cambiamento di aspetto tra spazio e tempo: il primo è un contenitore che, una volta rimosso, crea una sorta di spazio interno e forma un'unità con le opere d'arte. L'aspetto del tempo è invece duplice: da una parte i contenitori polverosi rimandano al passato, dall’altra il tempo della natura che appare nelle installazioni video è il contrappunto del tempo circoscritto dell'uomo.

SÁNDOR VÁLY studia arte in Ungheria dal 1982 al 1988 e dal ‘90 vive in Finlandia, dove è membro dell’Unione Finlandese dei Pittori nonché dell’Accademia di Tarihstan ed è considerato una figura rilevante della scena internazionale dell’arte intermediale. Espone sin dal 1985 (mostre personali e collettive) in Austria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Inghilterra, Russia, Svezia, Turchia, Ungheria. Tra i suoi premi si ricordano: Il Premio della Critica Finlandese 2000, il Premio Fondazione E.K. Ponkala - Associazione dei critici finlandesi 2015. Le sue opere attualmente sono conservate presso le collezioni pubbliche di HAM Helsinki Art Museum, Kemi Art Museum (Kemi, Finland), Pori Art Museum (Pori, Finland), Lönnström Art Museum (Rauma, Finland), RikArt (Helsinki, Finland), Lars Swanljung collection, Helsingin Kaupunginkirjasto. Vály è anche autore di numerose pubblicazioni (libri, studi, cataloghi).

 

Intanto la ricerca artistica passa anche attraverso la storia degli spazi che materialmente hanno ospitato mostre e dibattiti, artisti e gruppi, e che hanno costituito il luogo di propulsione e diffusione di teorie, idee, tendenze. In tal senso il gallerista svolge non di rado un vero e proprio ruolo di animatore culturale, alimentando e orientando, attraverso le proprie scelte, il dibattito artistico.

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, la mostra Spazi d’arte a Roma. Documenti dal Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive (1940-1990) è una riflessione sugli spazi romani dedicati all’arte, una storia ricostruita e illustrata a partire dalle collezioni archivistiche e documentarie del CRDAV (Centro Ricerca e Documentazione Arti Visive della Sovrintendenza Capitolina), di cui quest’anno ricorre l’importante anniversario dei 40 anni. La mostra è a cura di Alessandra Cappella, Claudio Crescentini, Daniela Vasta.

Il CRDAV, istituito dal Comune di Roma nel 1979 grazie a una cospicua donazione del critico d’arte Francesco Vincitorio, è una collezione documentaria di grande rilevanza sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo.

In occasione del lavoro di digitalizzazione del Fondo Gallerie Storiche del CRDAV e per i 40 anni di attività del Centro, ha preso il via il progetto di una mostra documentaria di approfondimento sul ruolo che le gallerie storiche romane e altri “spazi dell’arte” hanno avuto nella divulgazione di stili e teorie della contemporaneità, partendo dal secondo dopoguerra agli anni Novanta del Novecento.

Il CRDAV prosegue da anni un’attività di raccolta e schedatura di cataloghi, monografie, letteratura grigia (inviti, comunicati stampa, dépliant, ecc.), periodici, video e materiale fotografico. Si tratta di materiale storico unico nel suo genere che, proprio attraverso questa mostra, può offrire spunti per nuovi approfondimenti scientifici, per ricostruire, attraverso documenti originali, la storia di gallerie, spazi d’arte e associazioni nonché percorsi individuali e collettivi che hanno definito il volto di Roma come capitale del contemporaneo, anche in ambito internazionale.

Specifiche sezioni cronologico-tematiche, attraverso una selezione ragionata di materiali documentari, tratteggeranno dunque un percorso storico lungo circa cinquant’anni, evidenziando alcune tra le più significative tendenze delle arti visive a Roma e soprattutto il ruolo fondamentale di incubazione, elaborazione e diffusione di ricerche e riflessioni che i vari spazi hanno rivestito. Un’occasione per approfondire scientificamente temi e problematiche dell’arte nazionale e internazionale a Roma dalla ricostruzione post-bellica fino agli ultimi decenni del XX secolo, passando per il rinnovamento intellettuale e stilistico degli anni Sessanta e Settanta.

Parte del materiale non esposto verrà successivamente proposto ai visitatori attraverso un archivio digitale mentre sarà trasmesso, come parte integrante del percorso di mostra, il film d’arte di Franco Angeli, Opprimente (1968 / 26'), per Il teatro delle mostre presso la Galleria La Tartaruga. In collaborazione con l’Archivio Franco Angeli.

Il progetto espositivo Spazi d’arte a Roma. Documenti dal Centro di Ricerca e Documentazione Arti Visive (1940-1990) sarà accompagnato da un volume di approfondimento, di prossima pubblicazione, che – attraverso alcuni saggi introduttivi e schede sulle singole gallerie e spazi d’arte – offrirà a studiosi e appassionati un utile strumento di indagine a partire dalle collezioni del CRDAV.

Da dicembre 2019 ad aprile 2020, inoltre, si svolgeranno numerosi workshop e alcuni incontri dal titolo “Testimoni dell’arte a Roma”. Attraverso il contributo di studiosi, artisti e galleristi, si ricostruiranno e racconteranno le storie “particolari” di alcune delle principali gallerie storiche romane e degli altri spazi d’arte esplorati dalla mostra. Agli incontri parteciperanno storici dell’arte ed esperti del settore, provenienti da varie realtà accademiche romane, insieme a galleristi storici della Capitale, testimoni “diretti” del fermento artistico capitolino. Importante sarà anche la partecipazione degli artisti che hanno dato vita direttamente a propri spazi espositivi e culturali, rispondendo a un’urgenza di autonomia e indipendenza rispetto al sistema istituzionale dell’arte. Parteciperanno anche gli studenti universitari, grazie alla collaborazione con alcuni docenti delle cattedre di “Storia dell’arte contemporanea” delle Università romane.


 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI