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Sabato, 16 Ottobre 2021

Pompei - Grande emozione per la Supplica alla Madonna

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SALUTO INIZIALE DI S. E. MONS. CARLO LIBERATI

 

Eccellenza Reverendissima,

 

Sono molto lieto di poter salutare nella Sua Persona uno dei Prelati più vicini alla profonda sensibilità apostolica del Santo Padre Benedetto XVI che L’ha posto a presiedere il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Sono felice che Lei sia qui a celebrare l’Eucarestia e “la Supplica” che fin dall’anno 1883 non finisce di stupire la Chiesa e il mondo per la sua bellezza teologica, la profondità di pensiero, l’affetto del suo autore il Beato Bartolo Longo che si rivolge alla più tenera delle madri, la SS.ma Vergine Maria che qui veneriamo sotto il titolo di Vergine del S. Rosario di Pompei.

Eccellenza, per i fedeli che non La conoscessero ancora, devo ricordare che Vostra Eccellenza oltre che Professore insigne di Teologia in Università pontificie, italiane, e straniere è stato Rettore Magnifico della Pontificia Università del Laterano e Presidente della Pontificia Accademia per la Vita. Oltre all’insegnamento per oltre un ventennio alla Pontificia Università Gregoriana è attualmente membro attivissimo e di rilevo presso molti Uffici della Santa Sede ed è considerato tra i più autorevoli teologi italiani a livello internazionale.

Eccellenza,

ogni anno in questa splendida occasione della “Supplica”, dopo aver ossequiato e ringraziato tutte le Autorità presenti e il popolo di Dio qui convenuto, esprimo “ad alta voce qualche riflessione” che illustri e serva alla nostra delicata vocazione cristiana.

Lo scorso anno abbiamo riflettuto sul “dovere del Restauro di questa splendida nostra Basilica” iniziata fin dall’8 maggio 1876 dalla fede straordinaria del nostro Beato Bartolo Longo.

Nell’opera faticosa del Restauro siamo a buon punto. Forse non ci basterà l’impegno di questo intero anno: ma siamo contenti e ottimisti.

Intanto non posso non ricordare ai presenti che per la prima volta sono giunti qui a Pompei che questa Città è sorta soltanto per opera del Santuario e delle sue Istituzioni Caritative. “Gli Scavi” iniziavano appena a svilupparsi. Se fossero stati già pienamente operanti la Città sarebbe sorta altrove.

Quando il 13 novembre 1875 giunse nelle allora desolate campagne di Pompei la prodigiosa immagine della Vergine del S. Rosario, l’Avvocato Bartolo Longo, recuperato alla fede e da tre anni catechista, sentì che doveva prendersi cura degli Orfani, dei figli e figlie dei Carcerati, dell’infanzia e della gioventù abbandonata.

E nacquero come d’incanto dal deserto di questa Valle le Opere della fede cioè dell’amore cristiano.

L’8 maggio 1876 venne dunque posta la prima pietra per la costruzione di questo mirabile Santuario e intorno alla Basilica sorse la Città.

Sì è stato il Beato Bartolo Longo a fondare la Città e lui soltanto. Le “Case Operaie”, il telegrafo, la Stazione ferroviaria, un piccolo Ospedale, l’Osservatorio meteorologico e quello geodinamico sono sorti con la Chiesa e le sue inseparabili Opere di Carità.

Poi seguì una incredibile serie di realizzazioni caritative: nel 1887 sorse l’Orfanotrofio femminile; nel 1892 nacque l’Ospizio per i figli e le figlie dei carcerati. Nel 1922 accoglierà anche le Figlie degli stessi detenuti.

La Rivista “Il Rosario e la Nuova Pompei” – dal 1884 – diventa organo di comunione e di aggiornamento del santuario con i fedeli per l’apostolato mariano e la vitalità delle Opere di Carità e il loro mantenimento.

Dopo l’infausta legge N. 149 del 2001 che ha chiuso i nostri Orfanotrofi dopo circa 115 anni e quasi strangolato i nostri carismi educativi, il nostro Santuario ha cercato di reagire.

No! Non siamo fermi ad una “rievocazione del passato per quanto glorioso”, non ci piace essere “spettatori di cronaca” ma costruttori del futuro e di storia.

Oggi, Eccellenza, abbiamo N. 2 Centri Diurni Polifunzionali “Crescere Insieme” e “Bartolo Longo” con oltre 200 fanciulli e fanciulle da educare.

Abbiamo istituito la “Casa Famiglia”, la “Comunità Incontro”, la “Casa Emmanuel”, il “Centro di Aiuto alla Vita”, “il Movimento per la Vita”, “l’Ambulatorio”, il “Consultorio” per fidanzati e giovani coppie in difficoltà e bisognose di orientamento e di consulenza legale e psicologica oltre che religiosa.

Si è ricostituita “ex novo” “la Casa Soggiorno Marianna De Fusco” per Signore anziane e sole.

Ci stiamo accingendo a ricostruire la “Casa del Pellegrino” dotandola di una mensa quotidiana per le folle dei poveri.

C’è inoltre la gravosa impresa quotidiana delle nostre Scuole Parificate di ogni ordine e grado dall’infanzia abbandonata fino alla maturità delle Scuole Secondarie, con circa 920 Alunni.

Ma tutto questo impegno non basta certamente per affrontare i drammatici problemi del presente e a costruire il futuro. Ma ce la mettiamo tutta.

Soltanto che ci sentiamo soli e abbandonati da tutte le Autorità: Regionali, Provinciali, Comunali.

Le Autorità politiche ci hanno sempre ignorati.

A questo punto, Eccellenza, avremmo ancora tanto da dirLe ma non è certo questo il momento.

Sarebbe un’offesa a questo popolo di Dio, la Chiesa viva dei nostri fedeli qui convenuta, chiamata da Maria SS.ma la Vergine del S. Rosario per aiutarci ad essere fedeli obbedienti a Gesù, Capo del Corpo mistico della Chiesa.

Ci limitiamo a porre una domanda non più rinviabile: perché ridurre il fiume Sarno che circonda Pompei ad una “fogna a cielo aperto”, sorgente di malattie incurabili e causa di morte?

Bartolo Longo non lo avrebbe permesso e noi con Lui.

Che il Beato Bartolo Longo ci assista e la Vergine SS.ma ci illumini con lo Spirito Santo prendendoci per mano nel nostro difficile cammino quotidiano.

+ Carlo Liberati

Arcivescovo Prelato di Pompei e

Delegato Pontificio per il Santuario

 

Supplica presieduta

da S.E. Reverendissima Mons. Rino Fisichella

Presidente del Pontificio Consiglio

per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

(Pompei, 8 maggio 2012)

OMELIA

Fratelli e sorelle,

 

prima di porci a riflettere sulla parola di Dio ascoltata, voglio ringraziare il vostro vescovo per questo saluto iniziale che mi ha rivolto e l’invito che mi ha permesso di stare qui con voi oggi, in questa ricorrenza ricordata in tutto il mondo: la Supplica è diventata negli anni punto di riferimento importante per i cristiani di tutto il mondo. Lo ringrazio per il grande impulso che ha dato al Santuario, la sua presenza qui ha portato quell’incremento che è sotto i nostri occhi, anche se con fatica, anche se a volta in solitudine, ma il Santuario di Pompei oggi è certamente uno dei più importanti nel mondo e i pellegrini che qui vengono per rivolgersi alla Vergine sono oggi sempre più numerosi, accolti, esauditi.

Il mio saluto va anche agli altri confratelli vescovi e ai sacerdoti che insieme a me innalzano il loro saluto a Dio e alle autorità civili, militari e politiche che oggi sono qui e mi fanno l’onore di partecipare a questa celebrazione.

Cari fratelli e sorelle abbiamo ascoltato dal Vangelo che una donna dopo aver ascoltato Gesù disse: “Beato il grembo che ti ha portato, il seno che ti ha allattato”, un’immagine comune che ci riporta a quella realtà di amore che lega il figlio alla madre che l’ha generato e che ancora continua a nutrirlo per crescerlo alla vita. E Lui dice: “Beati coloro che ascoltato la parola di Dio e la mettono in pratica”. Siamo noi fratelli e sorelle, siamo noi che oggi abbiamo ascoltato la parola di Dio. Siamo però chiamati anche a metterla in pratica; non basta l’ascolto della Parola, la Parola deve diventare vita, testimonianza nel mondo di oggi. Siamo ancora nel periodo pasquale, ce lo ricorda questo cero che è il simbolo di Cristo Risorto. Noi nel mondo di oggi siamo i testimoni che Gesù è morto e risorto, che ha sofferto, ma il Padre lo ha riportato a vita, per dare a tutti noi, a chi crede e a chi non crede, la certezza della speranza di una vita dopo la morte. Questa è la nostra certezza, ce lo ha detto Gesù che è ritornato in vita dopo tre giorni, e di tutto questo noi siamo i testimoni. Come gli apostoli, incessantemente da 2000 anni, siamo testimoni della vita che Dio ha portato nel mondo. Eppure oggi molti, come nel passato, non credono, ma se non c’è speranza che ci sarà vita dopo la morte, saremo realmente i più miseri e miserabili tra gli uomini, perché tutto terminerebbe con la morte di cui non sappiamo né come né dove, ci potrebbe cogliere improvvisamente e ci porterebbe sicuramente una sofferenza. Se non c’è nulla dopo la morte tutto si fermerebbe, e io non lo posso credere, non lo voglio credere, devo avere dentro di me la certezza che la vita dopo la morte c’è. Perché quando si ama, si ama per sempre, e nulla può spezzare questo legame, dunque è questo quello che noi portiamo nel mondo, questa speranza che deriva dal credere. Con quella serenità che ci porta a puntare i nostri occhi su Cristo Risorto. Ma perché oggi allora nel mondo c’è chi non crede, non crede al nostro annuncio. Realmente allora dobbiamo dire, come più volte ha ripetuto Papa Benedetto XVI, che siamo in una drammatica crisi di fede, una profonda e grave crisi di fede, che inizia proprio da noi, perché se il mondo non crede, probabilmente è anche perché la nostra testimonianza non è così forte e convinta come dovrebbe essere.

Siamo caduti nella trappola della cultura di questo mondo, non riescono più a riconoscere i figli di Dio, e di questo dobbiamo assumerci la responsabilità. Come il nostro stile di vita è diverso da quelli che non credono, se viviamo come loro? Dove sta la differenza? E quanti esempi potrei farvi! Se anche noi cadiamo nella trappola, se anche noi non crediamo ad esempio nell’amore del matrimonio, non crediamo più che veramente può esserci un futuro, che possiamo ancora ricercare e vivere nella Verità, e che non è vero che non esiste una Verità, esiste e possiamo anche conoscerla! Ma se anche noi che abbiamo queste certezze non le viviamo nella nostra vita, la crisi di fede diventerà sempre più profonda. Occorre una nuova evangelizzazione, recuperare la nostra fede, convincerci che l’assenza di Dio è un dramma nell’uomo. Come potremmo vivere senza Dio? Come daremo senso alla nostra vita?

Dopo che per quasi cento anni ci hanno detto che siamo diventati adulti, maturi, che dobbiamo vivere nel mondo come se Dio non esistesse, abbiamo visto a che punto di maturità siamo arrivati! Nessuno di noi ha mai vissuto una crisi così profonda, una crisi economica, finanziaria, antropologica, economica. L’uomo è in crisi, ha paura, non ha più un futuro davanti a sé. Non abbiamo mai vissuto una crisi così profonda proprio perché abbiamo messo Dio in disparte nella nostra vita. Riprendiamo coraggio! Oggi abbiamo ascoltato dagli Apostoli che dobbiamo essere saldi nella fede, profondamente radicati nella fede. Abbiamo bisogno di questo essere saldi nella fede, di vivere nonostante le tribolazioni, perché abbiamo affidato la nostra vita a Cristo Risorto.

Abbiamo ascoltato cosa successe a Paolo, alcuni persuasero la folla, alcuni lapidarono Paolo e lo trascinarono fuori della città credendolo morto. Anche oggi avviene questo, anche oggi si ammazza solo perché siamo cristiani, certo nelle nostre terre non succede, ma ricordo l’espressione di un filosofo del 1800, del Nord Europa, nella Danimarca, Kierkegaard, il quale diceva che se oggi Cristo dovesse tornare non lo metterebbero in croce, ma in ridicolo! Questo è il martirio dei nostri giorni: il metterci in ridicolo, l’essere trattati come cittadini di serie B, noi che abbiamo portato con la nostra storia il progresso, il farci passare per quelli che non vogliono il progresso. Noi che abbiamo portato la scienza, siamo considerati come quelli che sono contro la conquista scientifica, mentre noi vogliamo solo che la conquista scientifica abbia ad essere regolata nell’uso che ne viene fatto, non nella conquista, ma nell’uso che non deve discriminare nessuno, perché davanti alla conquista della scienza non può esserci chi ne beneficia perché è ricco e chi rimane emarginato perché è povero.

Questo noi diciamo, per questo siamo diventati ormai uno spettacolo davanti al mondo, non illudetevi fratelli miei, nei prossimi anni sarà ancora peggio, il controllo che viene fatto sul nostro linguaggio e sui nostri comportamenti è talmente grande e talmente sottile che non ce ne accorgiamo. Pensate che in alcuni Paesi del mondo è ormai addirittura proibito dire pubblicamente: Merry Christmas, Buon Natale!

Ma vogliamo riflettere seriamente su questo, possiamo soltanto dire che da noi non avverrà mai? Chi l’ha detto!

Oggi siamo qui a supplicare la Vergine Maria, questa non è una preghiera come tante: questa è la Supplica alla Vergine di Pompei. E la Supplica, non dimentichiamo, è una preghiera del tutto particolare, richiede innanzitutto umiltà, dobbiamo sapere che abbiamo bisogno di Dio, teniamo gli occhi fissi su di Lei, Lei che davanti a Dio ha detto sono la serva del Signore, e Dio l’ha plasmata, e da generazioni in generazioni tutti si ricordano della Vergine Maria, tutti la invocano, tutti fissano lo sguardo su di Lei e sanno che davanti a Dio abbiamo ancora bisogno di Lui per comprendere la vita, per comprendere il bene e il male, per comprendere il suo amore, per avere da Lui il perdono e la misericordia. Lasciamoci plasmare da Dio come Lei, come la Vergine, perché in questo è il nostro futuro, in questo riusciremo a dare risposta alla nostra sofferenza.

Noi qui a Pompei veniamo per aprire il cuore davanti alla Vergine e nel silenzio, solo noi e Lei, apriamo il cuore e diciamo ciò che c’è dentro: l’amarezza, la tristezza, la sofferenza, il bisogno, ecc…ma non moltiplichiamo le parole, tanto Lei lo sa. La Supplica richiede affetto, l’umiltà di chi sa di essere amato, qui siamo davanti a una madre, e noi siamo suoi figli, tutti, davanti a Lei non ci sono differenze di persona, c’è solo l’affetto di una madre, e una madre è colei che da tutto per definizione.

E allora diciamo ancora una volta, Maria non ce ne andremo da te finché non ci avrai benedetti, fin quando non ci avrai affidati al tuo Figlio, fin quando non ci avrai fatto comprendere fino in fondo che essere cristiani in questo mondo significa avere coraggio, vivere in ginocchio davanti a Te, condurre uno stile di vita che ci consente di essere riconosciuti come figli di Dio.

Restiamo qualche istante in silenzio, la Parola di Dio provochi ancora la nostra mente a riflettere e preghiamo con le stesse parole con cui abbiamo cominciato questa santa Eucarestia: o Signore rendici saldi nella fede, perseveranti nella speranza e forti nella carità.

E così sia.

 

 

 

 

 

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