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Giovedì, 28 Ottobre 2021

Sulla crisi del commercio a Napoli

Le analisi che in questi giorni circolano su alcuni organi d’informazione sulla presunta crisi degli esercizi commerciali nel quartiere napoletano del Vomero, non tengono conto di tutte le variabili in gioco. Presunta perché la maggior parte dei negozi interessati resta chiusa al pubblico per il tempo necessario alle modifiche per la nuova destinazione. E’ semplicistico, infatti, far ricadere il problema unicamente all’aumento dei fitti per i locali commerciali. Certo, con la creazione delle isole pedonali, il Comune di Napoli ha fatto un grosso regalo ai proprietari degli immobili posti in tali aree, che, alla scadenza del contratto, richiedono ai conduttori cifre esorbitanti. Ma il problema non è solo questo, visto che la durata dei contratti per uso diverso, è fissata dalla legge ed è di sei anni ai quali si aggiungono altri sei di rinnovo, per un totale di 12 anni. Se, dunque, un esercizio commerciale chiude dopo meno di sei anni dalla stipula del contratto di locazione, durata minima prevista appunto dalla norma, ciò significa che non c’è stata “la mano” del proprietario dei locali in questa decisione. A meno che non ci siano stati provvedimenti dell’autorità preposta - ritiro della licenza, provvedimento giudiziario o simili - ciò può significare che ha trovato applicazione l’art. 36 della legge n. 392 del 27 luglio 1978, laddove è previsto che il conduttore possa sublocare o cedere il contratto di locazione, purché venga insieme ceduta o locata l’azienda, dandone comunicazione al locatore mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Il locatore solo per “gravi motivi”, ed entro trenta giorni dal ricevimento, può opporsi alla cessione, altrimenti deve accettare il nuovo inquilino col vecchio contratto. Dunque il vero affare potrebbero farlo i conduttori degli esercizi commerciali in questione, cedendo l’ “attività” che, sovente è diversa da quella che si andrà a svolgere - ma ciò non inficia il ragionamento visto che l’obiettivo è quello di subentrare nel contratto di locazione al precedente affittuario – ed intascando le cosiddette “cediture”, con cifre queste sì da capogiro - si vocifera d’importi a cinque zero di euro e, in qualche caso, anche a sei, e che fanno parte di un accordo tra le parti non necessariamente soggetto a scrittura pubblica, con conseguenze immaginabili. Il meccanismo funzionerebbe così. Trovato il locale, si rileva l’attività liquidando il conduttore precedente, subentrando nel contratto locativo e adattandolo alla nuova attività, in diversi casi bar, ristorante o locale notturno. C’è chi sospetta che queste operazioni servano per occultare soldi sporchi o per riciclare danaro incassato al nero. Illuminante, al riguardo, la lettura dell’intervista rilasciata di recente dall’ex capo della squadra mobile della Questura di Napoli, Pisani.

 

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