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Lunedì, 10 Agosto 2020

Grande Fratello: l’ultima spiaggia di una gioventù abbandonata

Se negli anni ‘60, in possesso di un titolo di studio finito ed in procinto d’inserirsi nel modo lavorativo, un giovane avesse manifestato il desiderio di rimanere rinchiuso, come un recluso, in una casa, osservato 24 ore su 24 da milioni di telespettatori, anche quando andava in bagno, gli avrebbero dato del matto. Se uno degli studenti conosciuti in tanti anni d’insegnamento mi avesse detto che la sua massima aspirazione era partecipare al Grande Fratello, avrei chiesto per lui l’ausilio di un equipe di psicologi. Eppure oggi, a ragione del grave problema della disoccupazione giovanile, che ha raggiunto nel nostro paese il tasso  del 30%, appare del tutto naturale che frotte di giovani siano disposti a tutto pur di farsi rinchiudere nella casa più spiata d’Italia, anche fino a 6 mesi di filato. Scarso rilievo viene dato al fatto che si tratti di un successo effimero e, in qualche caso, pericoloso, dal momento che, catapultati all’improvviso in un mondo variegato, come quello dello spettacolo, dove vi è una forte competitività, i partecipanti possano rimanere stritolati, uscendone con le ossa rotte. Dunque nessuna meraviglia che questo format televisivo, che utilizza giovani per lo più disoccupati o sottoccupati, attorno al quale gira una notevole mole di danaro, possa incrementare la sua durata ad ogni edizione. Sarà così sino a quando non sarà offerta alla nostra gioventù una valida e concreta alternativa di lavoro stabile e sicuro, cosa che non è certo agevolata dal fatto che ci sia chi da questo stato di cose trae palesi benefici personali.

 

 

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