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Venerdì, 06 Dicembre 2019

Carmen, una donna di oggi con o senza fiori

Appena entrati nella sala del teatro Politeama di Napoli si viene subito attratti da un fondo scena di una gigantografia de La Plaza de Toros: in primo piano il volto tumefatto di un bambino di colore fa intuire che uno dei temi trattati nella rappresentazione teatrale è dedicato ai migranti e alle loro sofferenze. Sui lati del palcoscenico sono stati volutamente lasciati in mostra i macchinari e le corde che azionano il sipario e le scene. Suscita curiosità un tamburo cinese montato su di un supporto di vari colori. Prima dell’inizio dello spettacolo la platea appariva gremita in ogni dove: molte signore in attesa dell’inizio dello spettacolo, dopo aver smanettato sul cellulare, chiacchieravano con il vicino di poltrona; una ragazzina dodicenne appariva emozionata forse per le raccomandazioni avute o forse perché allieva di una scuola di danza. Finalmente ha inizio la prima italiana dello spettacolo firmato dal 65enne coreografo francese José Montalvo, che ritorna a Napoli dopo il successo riscosso nel 2016 con Y Olé !, andato in scena proprio al Politeama.  José Montalvo offre al pubblico dello Stabile di Napoli una nuova immersione nel suo mondo fatto di sogni che incrociano danza e ricordi personali. Carmen era il nome di sua nonna catalana ed è stato anche il ruolo preferito di sua madre, che era una danzatrice. Ma l’eroina di Bizet incarna soprattutto temi particolarmente cari al coreografo: incrocio di razze, immigrazione, infanzia, Spagna. La sensuale sigaraia andalusa è una figura universale che attraversa i confini culturali e geografici, è un emblema dell’emancipazione femminile e di una ribellione che viene fatta ballando:

«Carmen - sottolinea il coreografo - è un’esplosione festante di vita e ritmi. Una musica percorsa da un genio infantile, di grande e gioiosa profondità. Una sfida entusiasmante per una versione coreografica». Montalvo trasforma la “gitana” di Mérimée in un’eroina moderna in tempi incerti. Un inno alla libertà per tutte le donne di qui e altrove. In scena una straordinaria compagnia di sedici danzatori provenienti da varie nazioni. Il primo quadro vede i danzatori spogliarsi sensualmente lasciando le ballerine in due pezzi rosso fuoco. In seguito i ballerini maschi strisciano ai piedi delle loro compagne,  come simbolo dell’emancipazione femminile. Nel video e dal vivo Carmen lotta furiosamente con la rivale prendendola per i capelli e arrivando a sfregiarla in volto. I ballerini effettuano passi di danza acrobatica e breakdance davvero stupefacenti. Finalmente viene appagata la curiosità circa il tamburo che viene suonato alternativamente da un uomo e da una donna mentre un video proietta le interviste dei componenti del gruppo mentre parlano del significato del personaggio di Carmen per loro. Ne è venuta fuori un’immagine molto interessante circa l’universalità della bella sigaraia sospettata di contrabbando: una gitana libera con gli stessi bisogni di un uomo che non cela per un senso ipocrita di pudore. E’ poi il momento di una corrida virtuale grazie ad immagini in movimento e fisse che interagiscono con il palcoscenico: un toro scatenato fa a gara con alcuni ballerini ancora più sfrenati. L’esplosione di energia e vitalità che si osserva è amplificata grazie ai magnifici costumi di Sheida Bozorgmehrdi di colore rosso, alle luci di Vincent Paoli e al suono di Pipo Gomes. Assistente alla coreografia Joëlle Iffrig, a quella del flamenco Fran Espinosa, musica live Ji-eun Park, Kee-ryang Park, Saeid Shanbehzadeh.

Lo spettacolo è una produzione Maison Des Arts De Créteil, realizzato in coproduzione con Chaillot-Théâtre National de la Danse; Les Théâtres de la ville de Luxembourg; Théâtre de Caen; Festspielhaus St. Pölten.

Carmen è dunque la libertà di ciascuno di noi, è la vita che vogliamo amare e vivere, si dice che la donna è il sesso debole invece questo spettacolo dimostra tutta la loro “potenza”.

La rassegna di danza contemporanea promossa dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale per “Stabile Danza 2019” non poteva avere che inizio migliore.

 

 

 

 

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