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Se il Prefetto è una signora Prefetta

Un aspetto da sottolineare nelle polemiche successive all’episodio, che tanto scalpore ha suscitato sui mass media, avvenuto in occasione del richiamo da parte del prefetto di Napoli al parroco di Caivano, è che se il prete in questione avesse voluto rivolgersi alla “signora” in maniera corretta avrebbe dovuto appellarla come “signora Prefetta“. Così se il parroco ha ignorato quanto prescritto nel libro di Michele Santantonio ne “ ll cerimoniale nelle pubbliche relazioni “, nel quale a pagina 310 si riporta che l’appellativo da usarsi in presenza è “signor Prefetto” quando l’interlocutore è il rappresentante del Governo, al prefetto di Napoli, a sua volta, è sfuggito il contenuto di un libretto che quando fu pubblicato nel lontano 1987 suscitò non poche polemiche. Si tratta de “Il sessismo nella lingua italiana”, di Alma Sabatini, ristampato nel 1993, a cura della commissione nazionale per la parità e per le pari opportunità tra uomo e donna, all’epoca presieduta dall’on. Tina Anselmi, teso a rendere la lingua italiana una lingua non sessista, cosa però che ad un quarto di secolo dall’uscita del libro evidentemente non si è ancora realizzata. Nelle raccomandazioni contenute nella parte III del libretto si legge infatti che nel caso che a ricoprire una carica sia una donna bisogna appellarla come “signora Prefetta”, termine derivato dal verbo latino praeficere, che in italiano si traduce come preporre, mettere a capo, da cui derivano in italiano i participi passati prefetto e prefetta.

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