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Lunedì, 06 Luglio 2020

Leggendo le cronache odierne mi sono chiesto cosa c’era da gioire per l’apertura del nuovo parcheggio Morelli. Un dato su tutti emerge: si tratta di un parcheggio privato, gestito da una società privata. Ed i parcheggi pubblici, attesi da 30 anni, a “prezzo sociale”, dove i napoletani avrebbero potuto parcheggiare a costi oscillanti tra 1 e 1 e mezzo al massimo all’ora? Che fine hanno fatto? Tra le gravi carenze delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli ultimi lustri a Napoli, vi è certamente quella che dalla legge Tognoli in poi non risulta realizzato neppure uno stallo pubblico per consentire la sosta d’interscambio, a partire, ma solo per esemplificare, da quello sotto i viadotti della Tangenziale di via Cilea, per il quale il Comune commissionò un progetto, pagato con fondi in parte già stanziati e del quale più nulla si è saputo. Parcheggio che avrebbe certamente risolto non pochi problemi del traffico nel quartiere Vomero. Che i privati stiano facendo lucrosi affari, a Chiaia come al Vomero, realizzando parcheggi anche su suolo pubblico, vendendoli poi a cifre astronomiche che superano pure i 100mila euro per ciascun box, arrecando notevoli  disagi a residenti e a commercianti, è storia risaputa, ma che si possa esultare per l’apertura di un parcheggio privato, con 250 box ed  appena 230 posti auto per parcheggio ad ore – una goccia nel mare -  per accedere al quale per ogni ora o frazione di essa si pagano ben 4 euro, equivalenti praticamente a quasi ottomila delle vecchie lirette, mi sembra fuori luogo. Un addetto al commercio nella zona che volesse lasciare in tale parcheggio la propria auto per 25 giorni al mese per 9 ore di lavoro, dovrebbe versare 900 euro mensili tondi. Altro che fanfara dell’Arma, Cardinale e star Noa, qui, parafrasando il grande Troisi, “non ci resta che piangere”.

 

Una legge speciale come quella del 1904, la famosa legge Nitti che ormai cento anni fa permise un pacchetto di provvedimenti ed una serie di agevolazioni insediative e fiscali tali da consentire in breve il decollo della zona industriale ad est e la localizzazione di quel grosso polo siderurgico a Bagnoli che si sarebbe realizzato cinque anni più tardi, occupando subito 2000 operai.

E’ quanto auspicato all’indomani dello scioglimento del consiglio comunale dal presidente della Confcommercio di Napoli e provincia Pietro Russo, che ha detto: “Quello che è accaduto in queste ore non è che la diretta conseguenza di un clima ormai esasperato che, al di là delle considerazioni politiche, solo un terzo super partes può sperare di sedare. Ci auguriamo tutti che il commissario riesca in questo compito, per quanto sia di tutta evidenza che il breve lasso di tempo che gli è concesso non consentirà certo iniziative di rilievo. Sarebbe ora invece che nelle sedi opportune ci si rendesse conto della necessità di una legge speciale per Napoli che come cento anni fa consenta alla città di rimettere in moto un processo virtuoso di economia e sicurezza, perché quanto accaduto in queste ultime ore ci dimostra una volta di più che in questo momento non si può amministrare la città con procedure ordinarie. Al commissario, intanto, chiediamo più attenzione al tema della sicurezza e della legalità, pur se nei limiti dei suoi poteri”.

 

Non c’è tregua per i commercianti di Pozzuoli, vittime di furti e rapine che si susseguono a ritmo serrato. L’ultima, ieri sera alle 19.30, è avvenuta in Corso Garibaldi, quindi in pieno centro storico, ai danni della gioielleria di Giovanni Pezone che si trovava nel locale con la figlia quando due uomini hanno fatto irruzione a viso semiscoperto ed armati.

“Ad un cenno di reazione del collega”, ha spiegato il presidente della Confcommercio di Pozzuoli Vincenzo Addati, “stavolta è partito anche un colpo in sua direzione e solo il caso gli ha salvato la vita, il che significa che stiamo parlando di persone che agiscono anche con una certa ferocia. Non appena venuto a conoscenza dell’accaduto mi sono recato dal collega per testimoniargli la solidarietà dell’associazione, ma va detto che ormai a Pozzuoli è allarme criminalità. Negli ultimi tempi abbiamo registrato una media di almeno una rapina o furto a setti mana, non solo nel centro ma anche nella parte periferica della città. Le forze dell’ordine, che ampiamente fanno il proprio dovere, sono probabilmente sprovviste di mezzi  adeguati per coprire un territorio così vasto, considerando che esiste un solo commissariato di Polizia. Ma certamente non possono e non devono essere i commercianti  a pagarne le conseguenze”.

Pronta la reazione anche del presidente della Confcommercio  di Napoli e provincia Pietro Russo, che a sua volta ha così commentato l’accaduto: “Questi episodi – ha detto – ci ricordano una volta di più che stiamo operando in una realtà malata, in cui ai problemi normali e quotidiani di chi lavora onestamente in tempo di crisi si aggiungono quelli forse ancor più gravi arrecati dalla criminalità. La Confcommercio si batte da tempo per modificare questa realtà, anche denunciando alle autorità competenti episodi segnalati in forma anonima presso la sede di piazza Carità".

A breve Confcommercio Imprese per l'italia della provincia di Napoli e l'Ascom di Pozzuoli chiederanno un incontro alle istituzioni locali.

“Misure di sostegno alle persone non autosufficienti e alle loro famiglie. Quali prospettive?”. Questo il tema del convegno che si terrà alle 10.00 di sabato 5 marzo, presso la Sala Marianna De Fusco del Santuario della B.V. del Rosario di Pompei, (Piazzale Giovanni XXIII).

L’incontro, organizzato dalla Confraternita di Misericordia di Pompei, governata dalla dott.ssa Antonietta Bianco, in collaborazione con l’Associazione Culturale Vesuvio, si propone di valutare quanto è stato fatto fino ad oggi e quanto si può e si deve fare nella nostra Regione per le persone non autosufficienti, spesso socialmente escluse per la loro mancanza di autonomia e di difesa. Il convegno mira a sollecitare la collaborazione di chi opera nel settore, di quanti volontariamente offrono sostegno a queste persone, ma anche il contributo dei cittadini, per modificare la società al fine di adattarla alle necessità di tutti, diversamente abili compresi.

Al convegno, moderato dal dott. Antonio Ebreo, Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Pompei, interverranno mons. Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio di Pompei, gli On. Stefano Caldoro e Paolo Romano, rispettivamente Presidente della Giunta e del Consiglio Regionale della Campania, l’On. Antonia Ruggiero, Presidente della VI Com. Cons. Perm. “Istruzione e cultura, ricerca scientifica e politiche sociali” del Consiglio Regionale della Campania, l’On. Carmine Sommese, Vicepresidente della II Com. Spec. per le Politiche Giovanili, disagio sociale e occupazionale del Consiglio Reg. della Campania e componente della VI Com. Cons. Perm. “Istruzione e cultura, ricerca scientifica e politiche sociali”, il Sindaco di Pompei, Avv. Claudio D’Alessio, il dott. Carlo Vaiano, Dirigente ASL NA 3 Sud, e il dott. Salvatore D’Ambrosio, del Distretto 58 Pompei ASL NA 3 Sud. Il dibattito sarà coordinato dal dott. Angelo Ranieri, medico chirurgo presso il P.O. San Leonardo di Castellammare di Stabia, e da Salvatore Freddo, della segreteria dell’on. Carmine Sommese.

Parteciperanno anche i rappresentanti delle varie associazioni impegnate nella cura e nella tutela delle persone non autosufficienti.

L’iniziativa gode del Patrocinio del Santuario e del Comune di Pompei, della Regione Campania e del Consiglio Regionale della Campania.

 

 

Oramai non sanno più cosa tagliare e così dopo i fondi, le supplenze, il personale in generale, anche la posta elettronica subisce uno “sfoltimento”. Si tratta del servizio sino ad oggi fornito ai docenti dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca per incoraggiare l’uso della posta elettronica, per scambiare informazioni, per migliorare le comunicazioni e per rendere più efficaci ed efficienti i processi di lavoro. Ebbene con un messaggio inviato agli interessati in questi giorni il Ministero ha comunicato la decisione di disattivare dal prossimo 28 febbraio 2011 le caselle di posta elettronica, che risulteranno non utilizzate dal 1 aprile 2010, al fine di “ottimizzare l’impiego delle risorse finanziarie”. Non viene precisato né quali vantaggi porterebbe tale ottimizzazione in termini economici, né perché la scelta sia caduta sulla data del 1 aprile 2010 ( che si tratti di un pesce d’aprile posticipato? ), né in cosa consisterebbe la non utilizzazione, dal momento che già la ricezione della posta elettronica costituisce di per sé un valido utilizzo di questo strumento informatico. Un solo fatto è certo: oramai nella scuola si naviga sempre più a vista e, tra tagli e sforbiciate, diventa sempre più difficile tenere questo fondamentale servizio pubblico al passo con i tempi, anche attraverso un’implementazione delle nuove tecnologie. Vuoi vedere che di qui a poco per scambiarsi informazioni e messaggi i docenti italiani si dovranno dotare di tavolette di pietra e scalpellino?

 

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