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Giovedì, 09 Luglio 2020

Le “gite” scolastiche, tanto in voga in questo periodo e che pomposamente, nel linguaggio burocratico, vengono denominate visite guidate o viaggi d’istruzione, vanno abolite, perché non hanno più alcuna ragione d’essere, creando solo disagi e problemi. Alle scuole, che di certo non ricavano un’immagine positiva dall’esportazione di un modello quale quello sovente rappresentato dagli studenti fuori dalle mura scolastiche, legato sovente ad atti di vandalismo e di bullismo, come testimoniano anche le cronache  di questi giorni, con il grave episodio che vede coinvolta una scuola napoletana; alle famiglie, specialmente quelle numerose, che ai nostri giorni non possono sopportare l’ulteriore carico di spesa che, viste le note carenze dei bilanci scolastici, cadono quasi integralmente su di esse, con importi anche di diverse centinaia di euro per ogni studente. Senza considerare lo sgomento dei docenti “immolati” quali accompagnatori e le tragedie, con perdite di vite umane, che, in qualche caso, hanno costellato queste iniziative. Certo c’è anche chi trae vantaggio da tutto questo, a partire dalle agenzie di viaggio, il cui giro d’affari legato al comparto può essere quantificato in svariate centinaia di migliaia di euro. Ma che senso ha, senza peraltro un’idonea preparazione, mandare gli studenti in località, per lo più amene e destinate al turismo di massa, in un contesto del tutto avulso dalla cosiddetta programmazione didattica? Non sarebbe più opportuno, senza perdere ulteriori giorni di proficue lezioni, organizzare nella scuola gratuitamente corsi, seminari, dibattiti sulla legalità, coinvolgendo magistrati e rappresentanti delle forze dell’ordine, per spiegare tra l’altro agli studenti che danneggiare la cosa altrui, pubblica o privata che sia, è un reato, come reato è compiere atti di bullismo o di vera e propria violenza nei confronti del personale scolastico o dei compagni di scuola? Ci auguriamo che l’attuale ministro della P.I. voglia emanare a breve apposite disposizioni in materia tese ad abolire un istituto che, così, come è oggi concepito, risulta del tutto inutile e, in qualche caso, dannoso, senza lasciare tale decisione alla discrezionalità delle singole istituzioni scolastiche.

Il richiamo alla società civile per le prossime amministrative a Napoli? Uno specchietto per le allodole. Un modo, utilizzato da alcune formazioni politiche, per lanciare nell’agone, in una marea di nomi e di simboli, le candidature dei ”soliti noti”: parenti, amici, famigli cresciuti alla corte di personaggi che hanno contribuito nei lunghi anni durante i quali hanno partecipato attivamente alla gestione amministrativa della Città riducendola nella situazione pietosa nella quale oggi si trova, a partire dal degrado determinato dall’immondizia. I giovani, i pochi nomi nuovi? Inseriti per lo più in liste “civetta”, senza storia e senza tradizione, e senza alcuna speranza, destinati a fare “i portatori d’acqua”, non potendo affatto contare sull’apporto di quelli che a Napoli governano da sempre. Personaggi che, attraverso il potere politico ed economico, in una realtà in sofferenza, possono determinare con i loro voti l’elezione dei candidati. La dimostrazione di quanto asserisco? Nei giorni scorsi avevo dichiarato la disponibilità a candidarmi da indipendente, non iscritto ad alcun partito, alla presidenza della municipalità Vomero-Arenella. Su tale proposta è calato un silenzio tombale. Mi sono al riguardo posto una domanda. Avrà creato più difficoltà e scompiglio il fatto che avevo già elaborato un programma operativo, sulla scorta della conoscenza dei problemi del quartiere dove sono nato e dove vivo, visto che pare non sia più di moda presentarsi ai cittadini con le proposte di quello che s’intende fare, o l’imbarazzo sarà stato determinato dalla mia decisione di devolvere ai poveri tutti gli emolumenti che avrei percepito in caso di elezione?  Ma non ha importanza. Porto avanti le mie battaglie civili per Napoli da quasi trent’anni. Continuerò a farlo, segnalando e denunciando le tante cose che non vanno, combattendo a fianco della gente per migliorare la qualità della vita dei napoletani, cercando di contribuire  alla rinascita e alla crescita dell’antica capitale del Mezzogiorno d’Italia.

Via_Tino_di_Camaino_ambulanti

 

L’amministrazione comunale napoletana dovrebbe introdurre nel suo lessico un nuovo sito urbano, quello del “marciapiede mercatale”. Nell’Italia che rispetta le leggi, la pianificazione urbanistica ha introdotto le aree mercatali, a Napoli invece, città dove le leggi italiane esistono sovente solo sulla carta,  queste aree non esistono e sono, nei fatti, sostituite dai marciapiedi che dovrebbero essere destinati ai pedoni, ma che ognuno, in base a come si sveglia la mattina, può trasformare a suo uso e consumo in un mercato all’aperto. Volete un esempio palese di questo stato di cose? Recatevi in via Tino di Camaino al Vomero, l’importante arteria che congiunge piazza degli Artisti con piazza Medaglie d’Oro, diventata da mesi un solo tappeto di mercanzie della più svariata provenienza, per lo più prodotti contraffatti e fuorilegge. Vero e proprio suk urbano, propaggine del famigerato mercato abusivo di via Casale de Bustis, il cui spostamento in via dell’Erba annunciato da anni non è mai avvenuto  e mai avverrà, visto che ad opera ultimata, si sono accorti che la nuova struttura non rispettava i requisiti di legge per l’originaria destinazione e dunque è stata trasformata in un parcheggio.

E’ un fenomeno al quale assistiamo con eccessiva frequenza senza che si adottino i provvedimenti di competenza, nonostante possa costituire un grave pericolo per i cittadini. La scomparsa graduale dalle carreggiate delle strade partenopee delle strisce pedonali per consentire l’attraverso dei pedoni.

Un caso eclatante è quello che si verifica nell’area collinare della città, segnatamente nella centralissima piazza Medaglie d’Oro, dove per passare da un marciapiede all’altro lungo l’incrocio con via Tino di Camaino bisognerebbe attraversare in sicurezza sulle strisce zebrate. Ebbene queste strisce sono state oggetto, nel tempo, di un graduale logoramento, non solo ma le “pezze” d’asfalto poste a tamponare le buche le hanno praticamente in buona parte cancellate, per la qual cosa, benché ancora parzialmente visibili accosto ai marciapiedi, vanno scomparendo mano a mano che il pedone si approssima verso il centro della carreggiata.

La situazione che si determina, in una zona particolarmente trafficata,  è ancora più pericolosa a ragione della mancanza di un impianto semaforico nei pressi di tali strisce, così come capita in molti altri casi, del quale l’esempio riportato è solo indicativo di uno stato di fatto inaccettabile. Il tutto potrebbe comportare anche un problema di natura giuridica, laddove, malauguratamente, un pedone venisse travolto da un’autovettura in transito sul tratto di carreggiata dove le strisce pedonali sono praticamente, allo stato, inesistenti, come peraltro è occorso anche di recente in altre analoghe situazioni.

E’ auspicabile al riguardo un intervento da parte dell’amministrazione comunale partenopea, sulla base di un “censimento” delle strisce pedonali presenti sull’intero territorio cittadino da effettuare sollecitamente a cura delle singole municipalità, provvedendo immediatamente a ripristinare quelle mancanti o sbiadite per il logorio.

Quello che è accaduto nel giorni scorsi è inaccettabile ed è di una gravità inaudita. A seguito delle lotte sostenute dai cittadini per chiedere a gran voce che l’orario di funzionamento della funicolare di Chiaia tornasse fino alle 0:30, al pari della funicolare Centrale, e come era fino al 2 aprile scorso, quando è entrato in vigore il nuovo orario fino alle 22:00, era stato convocato presso la sede della municipalità in via Morghen un consiglio monotematico sulla questione. Ma quando si è andati alla conta per determinare il numero legale ci si è accorti che oltre al presidente erano presenti solo 12 consiglieri sui 30 assegnati, meno della metà, e dunque che la seduta non poteva iniziare. Da qui le proteste dei numerosi cittadini presenti in sala che speravano invece che il consiglio potesse sostenere con un apposito ordine del giorno l’appello che era pervenuto anche da associazioni e comitati di ripristinare il vecchio orario per l’importante impianto a fune che collega il Vomero con il quartiere Chiaia e che trasporta mediamente 15mila passeggeri al giorno. E’ l’ennesima testimonianza del fallimento dell’organo decentrato e della maggioranza di centro-sinistra che lo governa. Mi domando dopo questi gravi episodi come fanno questi signori a riproporre la loro candidatura vuoi a presidente vuoi a consigliere di municipalità. Auspico che ricevano una sonora batosta dall’elettorale che in questi anni si è visto preso in giro per la mancanza di valide iniziative tese a rilanciare l’area collinare, con un degrado che è sotto gli occhi di tutti e del quale sono testimonianza, per rimanere agli ultimi eventi, la chiusura anticipata appunto della funicolare di Chiaia e la chiusura al pubblico in questi giorni della villa Floridiana. Ed intanto per sostenere le ragioni della protesta si terrà un sit-in per sabato prossimo 16 aprile, con inizio alle ore 11:00, dinanzi alla stazione superiore della funicolare di Chiaia in via Cimarosa. Le adesioni alla manifestazioni stanno già pervenendo alla pagina appositamente creata su Facebook dal titolo “ Napoli: Vogliamo che la funicolare di Chiaia funzioni fino alle 0:30 “ al seguente link: http://www.facebook.com/event.php?eid=207001402652198 .

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