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L'antiabortista Daniel Ortega

Il marxista Daniel Ortega, amico dei dittatori Ciavez e Castro e dell’ex tiranno Gheddafi, è stato eletto per la terza volta presidente del Nicaragua con oltre il 60% dei voti. I comunisti del pianeta Terra hanno naturalmente gioito, ma il passaggio dalla gioia alle lacrime è stato repentino allorquando hanno realizzato che il Nicaragua del sandinista Ortega è il paese con le leggi antiabortiste più dure al mondo, con pene che arrivano fino a 6 anni di carcere per le donne che interrompono la gravidanza, e fino a 8 per i medici che le aiutano. I fiumi di lacrime dei progressisti e dei cattolici adulti occidentali che ritengono l’aborto un diritto assoluto, hanno iniziato a ingrossarsi quando si sono ricordati che l’ex guerrigliero marxista aveva addirittura proibito l’aborto terapeutico nei casi di rischio di morte della madre, una pratica possibile oggi nel 98% dei paesi al mondo. Il 3 agosto 2011, in risposta alle pressioni di Amnesty International (in teoria organizzazione internazionale deputata alla difesa dei diritti umani, ma in pratica associazione culturale dedita alla diffusione del femminismo e alla cultura dell’aborto) che chiedeva a Ortega di legalizzare la soppressione della vita nascente, la segretaria della Comunicazione della Presidenza, Rosaria Murillo (moglie dell’attuale presidente) rispose negando che si possa considerare in futuro la depenalizzazione dell’aborto terapeutico in Nicaragua perché contro i valori di giustizia, quelli della vita e i valori cristiani. Se i governi mondiali, e le stesse gerarchie cattoliche (che in fatto di aborto si “limitano” a scomunicare chi pratica l’infanticidio senza però chiedere la galera) avessero il coraggio di seguire l’esempio dell’”anomalo” compagno Ortega, non potrebbe essere che dall’”alto” cessi l’anticipo di giustizia divina che l’umanità sta “pregustando” prima del giudizio finale?

 

 

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