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Lunedì, 06 Luglio 2020

San Nicola La Strada - Donna di 70 anni si getta dal quinto piano, la depressione all'origine del gesto

Una donna, Vitucci Maria, di settant'anni, ieri mattina ha posto la parola fine alla sua esistenza terrena gettandosi dal quinto piano del suo appartamento in Via Einaudi nr. 6, strada che interseca Via Leonardo da Vinci con Via Acquavica. Il tragico gesto è avvenuto alle ore 7.15 di ieri mattina. La tranquillità della mattina è stata squarciata dalle grida di alcuni passanti che hanno assisitito all'insano gesto. Sul posto si è subito precipitata un'ambulanza del 118, ma i paramedici non hanno potuto fare altro che constatarne l'avvenuto decesso. Sono poi sopraggiunte le Forze dell'Ordine con una pattuglia della locale stazione dei Carabinieri, comandata dal Luogotenente Pio Marino. È stato immediatamente avvisato anche il magistrato di turno alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, il quale, ascoltata la relazione delle Forze dell'Ordine, ha disposto la rimozione del corpo. La signora Vitucci Maria era vedova di Giuseppe Vanità, classe 1921, deceduto il 14 maggio 1989, ed aveva un figlio di trent'anni, Giuseppe che abitava con lei e che non ha potuto fare nulla per fermare la madre. L'ennesimo suicidio ha scosso la Città sino nelle fondamenta. In città negli anni scorsi sono stati registrati numerosi suicidi ma non si conoscono le cause del cosiddetto “mal di vivere”, l'ultimo suicidio era avvenuto una decin di giorni orsono con identiche modalità. La Città si interroga sulle cause che hanno spinto la signora Maria Vitucci, classe 1942, a mettere in pratica un gesto così drammatico ed eclatante. Sembra che la donna non soffrisse di nessuna malattia dall'esito infausto, ragione per cui si ritiene che alla base dell'insano gesto ci possa essere la “depressione”. Stampa, televisione, persino le riviste specialistiche, descrivono la depressione come la malattia della modernità e del consumismo. E tendono ad enfatizzarne l’aumento esponenziale di questi ultimi cinquant’anni. In realtà, la depressione è sicuramente la più antica psicopatologia conosciuta. È stata sempre presente nella storia dell’uomo. Anche se in particolari periodi storici è stata diversamente denominata: melanconia, “taedium vitae”, accidia, “spleen”, nostalgia, e via seguitando. L’80% dei suicidi è dovuto a disturbi depressivi gravi. Nel mondo avviene un suicidio ogni trenta secondi. Il costo sociale è insomma molto elevato. La terapia psicofarmacologica viene proposta, soprattutto in campo accademico e scientifico, come l’unica valida. Ma bisogna chiedersi se ciò sia vero. Non ci si preoccupa, purtroppo, di scandagliare i modi, e la natura, della depressione che ciascuno di noi può avere. Non si ammette che la depressione possa configurarsi come stato d’animo sfiorato da una tristezza esistenziale o da una tristezza conseguente a un evento vitale. A una situazione che sia portatrice di ansia e di dolore, di sofferenza e scoramento, di inquietudine e di smarrimento, di disperazione e di nostalgia. A una situazione psicotraumatica, insomma, alla quale non è, forse, possibile sfuggire nel corso di una vita.

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