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Domenica, 19 Settembre 2021

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Il comitato San Nicola Città Partecipata denuncia lo stato di abbandono della zona Michitto, fra luci ed ombre

Siamo nel 2013 ed attendiamo con fiducia risposte, e non solo, ai quesiti posti nel corso dell’anno passato al Governo della città. E siamo speranzosi proprio perché abbiamo costatato, in questi giorni, che si è stabilita una linea diretta tra cittadino e il Sindaco attraverso la stampa locale. Con soddisfazione possiamo dire che il nostro richiamo al controllo sulla gestione pubblica sta dando il suo effetto (contestata al Sindaco la mancata raccolta dei rifiuti durante il periodo natalizio), anche se attraverso il “sig. Rossi” (emblematico questo cognome) si sta reiterando l’errore e cioè che è sempre il singolo a muoversi, mentre su certe tematiche di dominio pubblico ci dovrebbe essere un plebiscito di interventi. Comunque, meglio questo che niente. Abbiamo letto anche delle risposte da parte dei responsabili della cosa pubblica unitamente ad un richiesta di collaborazione nel segnalare sempre quei problemi che ci affliggono e che possono essere evidenziati solo attraverso l’attento monitoraggio che noi cittadini possiamo e dobbiamo operare. Bisogna sempre avere a cuore il territorio su cui viviamo proprio per trovare quella tranquillità di vita che ci fa sentire a casa nostra. Quando c’è ordine ci sentiamo a nostro agio e possiamo tenere sotto più stretto controllo ciò che ci circonda. Viceversa, quando regna il caos, le cose sono meno controllabili e si possono perpetrare abusi. Alcuni amici della zona Michitto si lamentano dello stato in cui versa questo quartiere che doveva essere il fiore all’occhiello di San Nicola la Strada. Quasi trenta anni fa nello studio dell’avv. Crispino, a Caserta, c’era un plastico di come sarebbe dovuta diventare la cosiddetta Zona Michitto. Pochi fabbricati, ampie zone di verde costellate di alberi, la caserma dei Carabinieri, la scuola media e quella materna, l’ufficio postale ed un impianto polifunzionale degno di tal nome. A distanza di trenta e passa anni riscontriamo che quel plastico è rimasto solo una chimera specialmente per quanto riguarda gli spazi verdi che si sono ridotti al lumicino a vantaggio di fabbricati eccellenti ma che, in verità, non meritavano neppure una cornice così squallida come quella in cui sono stati costruiti. Poco lungimiranza anche da parte dei costruttori che avrebbero potuto lucrare di più sul prezzo degli appartamenti se solo avessero curato solo un pò l’habitat circostante. Tra un palazzo e l’altro c’è una foresta incontrollata di vegetazione. In prossimità dell’ufficio postale e dell’adiacente parco dedicato a Giorgio Perlasca vi è una vera e propria boscaglia dove nidificano topi ed altri parassiti pericolosi. Lo stesso dicasi difronte, proprio in prossimità di un nuovissimo e curatissimo bel palazzo da poco costruito. Non parliamo poi della zona prospiciente viale Italia laddove un tempo c’erano i bidoni della spazzatura, ora ridotta a discarica a cielo aperto e dove c’è di tutto e sotto gli occhi di tutti e nessuno ne parla. E questo dovrebbe essere il fiore all’occhiello? Tempo fa in cambio di qualcosa, qualcuno si era impegnato a bonificare ed attrezzare le aree non edificabili. Molti si chiedono se rimarrà spazio, in questa area, per un’aiuola, per un albero, per una panchina, considerato che la vecchia lottizzazione è stata superata nel tempo da un nuovo piano regolatore che ha ristretto di molto, guarda un pò, solo le aree verdi la cui sistemazione tra l‘altro è rimasta lettera morta. Su questi argomenti molti chiedono spiegazioni e rassicurazioni, possibilmente anche a mezzo stampa locale, addetto stampa del Comune (che non esiste, ndr.), oppure lanciamo una idea in un convegno pubblico da tenere in data e luogo da stabilire a brevissimo.

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