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Sabato, 15 Agosto 2020

L’educazione sfida lo sport

da sx Mons Nunnari, Mons Mazza, Mimmo Praticò e Maurizio Leone

 

“L’importanza dell’eucarestia deve aiutarci a riflettere sul dove sta andando l’umanità. La lealtà e la chiarezza sono elementi importanti ed imprescindibili nel campo dell’educazione così come in quello sportivo”. Si è aperto con le parole di Giorgio Porro, moderatore degli interventi, il convegno dal titolo “L’educazione sfida lo sport – L’eucarestia per la vita quotidiana: gioco e trascendenza”, organizzato nell’ambito del Congresso Eucaristico Diocesano dall’Ufficio Sport diocesano in collaborazione con il Coni Cosenza ed il Centro Sportivo Italiano. All’evento erano presenti l’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, Mons. Salvatore Nunnari, il vescovo di Fidenza, Mons. Carlo Mazza, il presidente della II Commissione Bilancio della Regione Calabria, Franco Morelli, gli assessori allo sport della Provincia, Pietro Lecce, e del Comune di Cosenza, Carmine Vizza, i presidenti del Coni regionale, Mimmo Praticò, e provinciale, Pino Abate, l’atleta cosentino, campione italiano di cross nel 2005, argento agli Europei 2004 in Germania ed in forza al Gruppo Sportivo dei Carabinieri di Bologna, Maurizio Leone, ed il priore della “Comunità piccoli passi della Trinità”, frate Franco Lio. Il convegno si è aperto con il saluto di Monsignor Salvatore Nunnari, il quale ha gradito il tema del convegno che “tocca punti importanti dell’esistenza di ogni individuo”. L’arcivescovo, citando San Luca, ha ricordato che “la vocazione del cristiano è quella di essere viandante nella società dei sedentari. Essere viandanti significa puntare sempre oltre, andare avanti senza mai fermarsi, così come deve fare chi pratica sport”. “Nel cammino della vita – ha concluso Monsignor Nunnari – e nel percorso dell’atleta, l’avere Dio come compagno di viaggio è una cosa meravigliosa”. Il presidente del Coni Calabria, Mimmo Praticò, da diversi anni auspica un ritorno alla figura dell’oratorio come fucina di campioni di vita e di sport e luogo dove, attraverso il gioco, è possibile ricondurre i ragazzi sulla via maestra, perché – spiega – “al giorno d’oggi, i giovani, purtroppo, si fanno abbindolare facilmente da insidie negative”. “La società – ha detto Praticò – deve comprendere che lo sport non è soltanto uno svago ma un diritto di ogni cittadino. Crescere con lo sport – ha continuato – significa imparare il rispetto verso gli altri e verso se stessi”. Il presidente del Coni ha, poi, aggiunto che “si può educare con il gioco, educando al gioco ed alle sue regole senza, però, barare: è nel gioco che si insegna l’etica”.
Oggi più che mai è, dunque, auspicabile un ritorno agli oratori e, laddove ci sono spazi disponibili, Praticò sostiene che “bisognerebbe, per esempio la domenica, allestire semplici impianti sportivi per coinvolgere i giovani ed entusiasmarli allo sport”. Rivolgendosi alle autorità presenti, Mimmo Praticò ha detto che “la presenza del presidente Morelli testimonia quanto la Regione Calabria sia attenta a queste problematiche e non potrebbe essere altrimenti quando lo scopo della missione è l’educazione dei nostri ragazzi. Far praticare sport, oggi, a quanti più calabresi, significa migliorare, domani, la qualità della salute e risparmiare sui costi sanitari”. A conclusione del suo intervento, il presidente del Coni Calabria, ha sottolineato l’importanza di quanti operano per dare la possibilità ai giovani di crescere sani ed educati: “chiunque si occupi di sport, dai dirigenti ai tecnici, dovrà, innanzitutto, essere un buon educatore”. Monsignor Carlo Mazza, vescovo di Fidenza, fino a qualche anno fa, guida spirituale e cappellano della squadre nazionali olimpiche, ha dichiarato quanto “il mondo dello sport sia straordinario perché sempre consapevole, così come lo è l’atleta, delle proprie potenzialità quanto delle proprie incapacità”. Carlo Mazza, nella sua relazione, ha commentato i dati di una recente statistica che colloca l’Italia al 7° posto tra i Paesi internazionali come civiltà e sviluppo, anche nello sport. “Questo risultato – ha detto il vescovo di Fidenza – è un miracolo perché fino a qualche tempo fa nessuno l’avrebbe auspicato. La pratica dello sport, in Italia, però, è ancora elitaria. I numeri dicono che abbiamo raggiunto gli standard europei ma, sicuramente, non a livello di cultura dello sport”. “L’uomo – spiega Monsignor Mazza – per migliorarsi nella sua totalità deve fare attività fisica: sarà un investimento per sviluppare la totalità della persona così come tutte le dimensioni della ragione umana. Lo sport – ha continuato – è il luogo di cultura della persona. Questa concezione deve far si che l’intervento delle Istituzioni, per poter avviare uno sviluppo sociale deve, necessariamente, orientarsi sulla persona e sulle sue necessità”. L’ex cappellano olimpico ha, infine, ricordato l’esperienza fatta con atleti tra i migliori del nostro Paese, mettendo in risalto quanto il successo sia intrinseco alla persona: “occorre scendere in campo per vincere, questo è un fattore determinante. Bisogna avere una mentalità vincente per scatenare gli aspetti migliori di noi stessi. Questo vale nello sport come nella vita”. Per il campione cosentino di atletica leggera, Maurizio Leone, “tre sono gli elementi che, curandoli, permettono ad un uomo di maturare: il corpo, la mente ed il cuore”. “Lo sport – ha detto Leone – aiuta a comprendere ed assimilare regole che servono, soprattutto, nella vita. Il campione vero non vince soltanto ma deve riuscire a trasmettere la sua esperienza agli altri. Per l’assessore allo sport della Provincia di Cosenza, Petro Lecce, “utilizzare la leva dello sport deve essere un fattore fondamentale per una società che si vuole dichiarare civile. Occorre, dunque, abbattere ogni ostacolo che impedisce a molti cittadini di poter praticare liberamente l’attività sportiva”. Il priore della “Comunità piccoli passi della Trinità”, frate Franco Lio, è, infine, intervenuto sostenendo che “stiamo vivendo un periodo di grave crisi e non soltanto economica: una crisi sistemica dove i valori vengono sempre meno. Al giorno d’oggi, fattori che dovrebbero essere in simbiosi, come la spiritualità e la materialità, vengono, invece, sempre più divisi. Perché se leggo un libro il gesto è “spirituale” e se faccio sport, invece, è “materiale”. Così facendo abbiamo dissacrato la vita spirituale da quella sociale perdendovi valori universali”.

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