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‘Ndrangheta, sequestri per 190 mln al clan Pesce di Rosarno

I finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria – G.I.C.O. di Reggio Calabria, coadiuvati dai colleghi dello S.C.I.C.O. di Roma, in collaborazione con i Carabinieri reggini, stringono il cerchio intorno al latitante Francesco Pesce. Proprio Francesco, soli 31 anni, detto “Ciccio Testuni” è, oggi, essendo il padre Antonino in carcere insieme a buona parte della famiglia, zii e cugini compresi, la figura più importante del clan, quella su cui si concentrano le attenzioni maggiori.

Del resto, nel corso dei molti colloqui intercettati in carcere dai Carabinieri nel mese di marzo del 2007, emerge come sia proprio PESCE Antonino a delegare buona parte delle sue prerogative, soprattutto quelle relative alla gestione delle risorse finanziarie della famiglia, all’intraprendente figlio Francesco, almeno sino alla scarcerazione dei fratelli PESCE Giuseppe cl. 54 inteso “Pecora” e PESCE Vincenzo cl. 59 alias “u pacciu” o “u ‘mbriacuni”.

In ogni caso, Francesco Pesce inteso “Testuni”, pure dopo la scarcerazione dello zio Pino “Pecora” , non perderà il suo ruolo di primissimo piano all’interno della cosca, cosa che peraltro lo porterà ad entrare in conflitto (addirittura violento) con l’altro zio Vincenzo “u Pacciu”, meno disponibile ad accettare le indicazioni operative provenienti dal nipote.

Con l’operazione odierna il destino di Francesco Pesce sembra essere segnato, tutto diventa molto più difficile per lui ora che viene a mancargli il sostegno finanziario. L’esperienza investigativa insegna, infatti, che mantenere una latitanza per lungo tempo è estremamente costoso. Il giovane latitante avendo, ormai, terra bruciata intorno, sarà costretto a venire allo scoperto per cercare di reperire liquidità attraverso azioni dirette che agevoleranno l’azione degli investigatori.

L’attività, che poggia sui provvedimenti emessi dal Tribunale di Reggio Calabria – Sez. Misure di Prevenzione – sulla base di una specifica richiesta formulata dal Procuratore Capo di Reggio Calabria Pignatone, dal Procuratore Aggiunto Prestipino e dal Sostituto Cerreti, prende le mosse dalle due precedenti operazioni denominate “ALL INSIDE”, scattate il 28 aprile ed il 23 novembre 2010, condotte proprio dall’Arma reggina, ed ha portato al sequestro di aziende, beni immobili ed immobili, denaro e titoli, detenuti da appartenenti alla cosca Pesce a Rosarno, nella città di Milano, nella provincia di Salerno ed a Roma per un valore superiore ai 190 milioni di euro, annientando la potenza economica della pericolosa consorteria ‘ndranghetistica.

Il numero dei beni sequestrati è impressionante, si tratta, infatti, di ben 40 imprese, con tutto il loro patrimonio aziendale, operanti, principalmente, nel settore dei trasporti in quello agrumicolo e nel commercio. A queste vanno aggiunte 44 abitazioni, 4 ville, 12 autorimesse, oltre a 60 terreni, 56 autoveicoli e 108 autocarri.

Proprio nel settore dell’autotrasporto, a dimostrazione di quanto forte sia stata la capacità dei Pesce di imporre, con metodi tipicamente mafiosi, la presenza delle proprie aziende, si ricorderà come in alcune intercettazioni effettuate in carcere all’inizio del 2007  il boss Antonino ricordava al figlio Francesco come fosse riuscito ad impadronirsi della catena di distribuzione alimentare della SISA nel territorio calabrese:

“““(Antonino): Peppe Piromalli era in galera, mio zio era… era là. Tutto io, non c’era nessuno di ‘sta gente qua. Io avevo 20 anni…. Ascolta, io, l’ho creata io, 30 anni fa; la Sisa là sopra l’ho creata io mettemmo una fila di camion lunga da qui a là sotto .…domani vedi che sono questi i camion che lavorano. Quelli di Gioia…”””

Ma Francesco e Marcello Pesce hanno anche una grande passione per il calcio e non solo quello giocato, i due boss, infatti, contando, così, anche di aumentare il proprio consenso sul territorio, sono risultati controllare indirettamente:

  • il più giovane, attraverso due prestanomi, VARRÀ Domenico, già tratto in arresto e CONDOMITTI Vincenzo, prima la squadra di calcio del Rosarno e dal campionato 2010/2011, dopo la fusione appena avvenuta, quella del “Cittanova Interpiana”;
  • il secondo, quale socio occulto, la compagine della Sapri Calcio;

che quest’anno militano nel  campionato nazionale dilettanti di serie D – Girone I – insieme a squadre ben più blasonate quali, ad esempio, Messina e Casertana.

Nello specifico, i finanzieri reggini, avvalendosi anche del software di analisi “MOLECOLA” strutturato dallo S.C.I.C.O., relativamente all’attività odierna hanno eseguito complessivamente 145 accertamenti economico-patrimoniali, di cui 70 a carico di persone fisiche e 75 nei confronti di persone giuridiche, partendo dalle investigazioni sui nuclei familiari riconducibili a:

-             PESCE Antonino ’53 inteso “Testuni” – detenuto;

-            de cuius PESCE Giuseppe cl. 54 inteso “Pecora” – già capocosca;

-            PESCE Francesco cl. 78 inteso “Ciccio Testuni” - attuale reggente in stato di latitanza;

-            PESCE Vincenzo cl. 59 inteso “U pacciu e/o U ’mbriacuni” – promotore ed organizzatore della cosca, detenuto;

-            PESCE Marcello cl. 64 inteso “U Ballerinu – promotore ed organizzatore della cosca in stato di latitanza;

-            LEOTTA Domenico cl. 60 inteso “U Longu” – elemento di spicco in stato di latitanza, con ruoli operativi sotto la direzione dei boss PESCE Francesco cl. 78 e PESCE Marcello cl. 64;

-            PESCE Vincenzo cl. 59 inteso “U pacciu e/o U ’mbriacuni” – gerarca detenuto;

-            MATALONE Roberto cl. 77, genero del capocosca PESCE Antonino cl. ’53 - elemento di spicco in stato di latitanza, con ruoli operativi sotto la direzione dei boss PESCE Francesco cl. 78 e PESCE Marcello cl. 64;

-            MESSINA Maria Grazia cl. 42, suocera di PESCE Antonino cl. 53 e nonna dell’attuale reggente PESCE Francesco cl. 78 – cassiera della cosca – detenuta;

-            VARRÀ Domenico cl. 54 inteso “Mister” - faccendiere della cosca, delegato a curare gli interessi primari della cosca afferenti il mondo del calcio e con ruoli operativi di mediatore tra i vari sottogruppi della cosca, nonché di referente per conto della cosca verso taluni legali – detenuto;

-            i fratelli RAO Rocco cl. 61 e RAO Franco cl. 64 inteso “U Puffo/U Nano” - nipoti del defunto boss “Peppe” PESCE cl. 23, nonché cugini del noto boss PESCE Antonino cl. 53, inteso “Testuni” – con ruolo di finanziatori dell’organizzazione PESCE, attraverso la riscossione del provento di attività estorsive e la gestione di depositi di C/C – entrambi detenuti.

L’investigazione di polizia economico–patrimoniale ha trovato, inoltre, ulteriore slancio grazie a precise dichiarazioni rese da Giuseppina PESCE, figlia di Salvatore detto “u Babbu”, dalla quale i finanzieri, agendo di concerto con l’A.G. delegante, hanno ricevuto notizie utili a cristallizzare il quadro fortemente indiziario già ricostruito in capo agli intestatari fittizi dei beni e delle aziende oggi in sequestro.

Soltanto cinque giorni fa le dichiarazioni di Giuseppina hanno consentito l’arresto della madre Angela Ferraro e della sorella Marina, di 48 e 29 anni, fermate a Milano con l’accusa di associazione mafiosa e riciclaggio. Angela Ferraro e Marina Pesce erano state già arrestate un anno fa, insieme a Giuseppina, ma erano state scarcerate perché il tribunale aveva ritenuto insussistenti le esigenze cautelari.

L’operazione odierna dimostra come la ricchezza illecita generata dalle mafie oggi, sempre più, venga reinvestita nell’economia legale anche grazie a patti di convenienza stipulati con soggetti privi di scrupoli. Il tessuto economico non può, però, essere tutelato solo attraverso operazioni repressive di polizia è necessario che gli imprenditori onesti, in sinergia con gli Enti e le Istituzioni locali, proprio sulla spinta di queste attività, recuperino la fiducia persa e si riapproprino del territorio, così da restituire nuova linfa al sistema produttivo e commerciale della Piana di Gioia Tauro. Oggi possiamo dire, con soddisfazione, che Rosarno è veramente libera e che bisogna credere fortemente che un’inversione di tendenza è possibile.

Sempre nell’ottica di innalzare il livello della fiducia dei cittadini, appare importante anche la forte presa di posizione del Ministero dell’Interno che, nella persona di Giancarlo Trevisone, Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura, ha dichiarato, tre giorni orsono, di volersi costituire parte civile a Reggio Calabria nel procedimento contro gli affiliati alla cosca “Pesce”. Sul punto il Sottosegretario all' Interno, Alfredo Mantovano ha aggiunto che l’atto: “assume rilievo alla luce della pericolosità del clan, operante nell' area di Rosarno  (RC), con ramificazioni nel Nord Italia e proteso a estendere i propri interessi criminali all' estero”. L' iniziativa del Governo ha, poi, concluso Mantovano: “testimonia la volontà delle Istituzioni di continuare ad affiancare in concreto le vittime di reati di tipo mafioso, perché la lotta alle organizzazioni criminali vada oltre i pur importanti arresti e l'aggressione dei beni di provenienza illecita”.

Martedì scorso è iniziato il processo “ALL INSIDE” e dopo l’iniziativa del sottosegretario all’Interno sono arrivate anche le risposte di Regione Provincia e Comune costituitisi parti civili contro gli oltre 70 indagati appartenenti o collusi alla cosca Pesce.

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