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Giovedì, 02 Luglio 2020

35 “falsi” braccianti agricoli denunciati per frode ai danni dello Stato

Avevano ideato un escamotage fin troppo semplice nella sua struttura, ma evidentemente remunerativo nei suoi effetti per truffare lo Stato per oltre 50.000 euro.

 

Per realizzarlo occorreva semplicemente creare ad hoc documentazione falsa per giustificare, almeno sulla carta, un’ingente e sproporzionata richiesta di fabbisogno di manodopera agricola rispetto alla consistenza dei terreni e degli animali posseduti, permettendo così ai beneficiari della frode di usufruire di una rendita illecita immediata, ma spendibile anche per il futuro.

 

Con questo ingegnoso sistema un imprenditore agricolo dell’area grecanica unitamente a 35 falsi braccianti sono stati segnalati alla Procura della Repubblica di Reggio Calabria con l’accusa in concorso tra loro di truffa aggravata ai danni dello Stato e falso ideologico.

Sono questi i risultati dell’ultima operazione condotta dai finanzieri della Tenenza di Melito Porto Salvo, nell’ambito di un’indagine iniziata nel 2009 e conclusasi nei giorni scorsi.

 

L’oramai consolidato meccanismo truffaldino, messo in atto già da diversi anni dal sodalizio criminale, si sostanziava nella presentazione all’INPS di documentazione attestante la sussistenza di “fittizi” rapporti di lavoro agricolo, con il fine di trarre in inganno l’Ente ed ottenere così a favore di ben 35 falsi braccianti, l’erogazione delle indennità di disoccupazione agricola, di malattia e di copertura contributiva per la maturazione del diritto alla pensione.

 

Il tutto, sulla base di un vero e proprio accordo criminale, con il quale da un lato i falsi braccianti si assicuravano di accumulare periodi validi ai fini pensionistici, dall’altro gli stessi - a loro volta - “gratificavano” il titolare dell’azienda consegnandogli le indennità illecitamente percepite dall’INPS, applicando alla lettera quello che comunemente viene riassunto con il motto latino da cui scaturisce il nome dell’operazione: “Do ut des” ossia “Io do affinché tu mi dia qualcosa in cambio”.

 

Un modus operandi apparentemente vincente ma efficacemente smascherato dalle Fiamme Gialle melitesi, sempre più impegnati a tutela della legalità economico-finanziaria anche sul delicato ed importante versante della spesa pubblica.

 

L’operazione portata a termine conferma ancora una volta il costante impegno della Guardia di Finanza nell’intensificazione della  propria azione investigativa proiettata sul piano preventivo ed eventualmente repressivo a tutela dello Stato e della collettività nel suo complesso, per il contrasto di un fenomeno dalle molteplici ripercussioni negative e con un forte impatto nel tessuto economico e sociale del nostro Paese.

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