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Isola Capo Rizzuto - Inaugurato il giardino delle farfalle

Cepa taglio del nastro

 

Un giardino di farfalle sui terreni della ‘ndrangheta. Per dimostrare che cambiare si può, che un futuro diverso è possibile.

Per seminare una speranza per il futuro, in località Cepa di Isola Capo Rizzuto c’è voluto un gruppo di bambini. E un giardino di farfalle. Tanti mesi di lavoro per dissodare il terreno, costruire le aiuole, realizzare i percorsi e poi piantare fiori, alberi e arbusti; e infine collocare tante, coloratissime, casette per le farfalle. Alla fine, però, il risultato è splendido. Poco più di un anno fa su quel terreno c’erano solo rovi. Dopo la confisca al clan Arena, e la consegna al Comune nel 2002, nessuno aveva mai voluto metterci mano. Fino a quando nell’ottobre del 2010 quegli otto ettari di terra fertile e ricca d’acqua sono stati assegnati ad un’associazione temporanea di scopo, incaricata di gestirli fino alla nascita di una cooperativa di giovani cui saranno affidati in via definitiva. Così parte di quel terreno sarà coltivata, parte sarà trasformata in parco botanico e laboratorio didattico.

Il primo, più autentico passo in quella direzione è stato compiuto dai bambini. Trentadue studenti della scuola media Gioacchino da Fiore, plesso di Le Castella, che con le insegnanti Francesca Pellegrino, Elisabetta Caterina e Berfina Trocino, e con Umberto Ferrari di Libera e Silvio Cimbalo di Legambiente, hanno ideato e realizzato “Il giardino delle farfalle”.

“Qui, oggi, si sta seminando il futuro – ha affermato il prefetto di Crotone Vincenzo Panico, poco prima del taglio del nastro per l’inaugurazione – Questo giardino è un segno importante, che stiamo lasciando su un territorio difficile. A dimostrazione del fatto che cambiare si può”. Francesca Pellegrino, la docente che con il sindaco di Isola ha avuto l’idea, e poi l’ha realizzata, ha donato al primo cittadino Carolina Girasole un sacchetto di semi. “Per piantare i fiori per le farfalle – ha spiegato – che sono simbolo di bellezza e di libertà; ma soprattutto per piantare i semi della cultura e di un futuro migliore”.

“Coinvolgere i giovani in tutti i nostri progetti – ha aggiunto Girasole - e in questo in particolare, è stata una scelta ben precisa. Perché così possiamo costruire insieme un futuro diverso. Vogliamo fare di questo terreno un simbolo, trasformarlo in un laboratorio culturale, in un punto di partenza per dare il via ad un nuovo corso per il nostro territorio”.

“Un progetto semplice ma di grande ricchezza morale” l’ha definito il dirigente scolastico della Gioacchino da Fiore, Brasacchio. Anche perché si è trattato di un modo nuovo per fare ai ragzzi lezioni di legalità. Non più solo nelle aule o nei commissariati, ma sui luoghi della ‘ndrangheta. Sui terreni confiscati, lungo una costa che la malavita vorrebbe finire di depredare, a raccontare storie e fatti che così prendono corpo e colore. E si ricordano meglio. Tanto che la giovane e spigliatissima Dalila, intervenuta a nome di tutti gli studenti, ha concluso: “Siamo felici e orgogliosi di quello che abbiamo fatto. Ci siamo divertiti moltissimo e abbiamo imparato tantissime cose. Che la mafia è prevaricazione, è sopruso; e che per sconfiggerla bisogna impegnarsi in prima persona fin dalle piccole cose, e soprattutto stare vicino a tutti quelli che sono soli o in difficoltà”.

 

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