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Martedì, 19 Gennaio 2021

"Un concorso per valorizzare il centro storico"

Si è appreso dalla stampa che il Comune di Crotone, dopo anni di tergiversazioni e di temporeggiamenti, ha deciso di passare dalle parole ai fatti e, rompendo gli indugi, in questi giorni ha iniziato i lavori di riqualificazione di Piazza Castello affidandone il relativo incarico. Da quello che è dato sapere sembra che l’intervento, vista anche l’esiguità di risorse, si limiterà, appunto, ad una mera riqualificazione, una specie di maquillage edilizio, che a parere del sottoscritto sarebbe un grave errore culturale, urbanistico e architettonico. Provo a spiegare perché. Il Comune è uno degli attori forti che può avere un ruolo rilevante nel portare avanti, attraverso il recupero e la valorizzazione del proprio patrimonio, la rigenerazione e la riabilitazione urbana, e non può limitarsi, pertanto, alla sola riqualificazione,comportandosi come un qualunque altro attore pubblico o privato, senza tenere conto di alcune considerazioni di più ampio respiro. La prima considerazione è che la città storica nel suo complesso (sia la proprietà immobiliare pubblica o privata, concentrata o frazionata) appartiene alla comunità intera dei crotonesi, che vi leggono la propria storia attraverso le stratificazioni architettoniche dei palazzi, delle chiese, dell’edilizia minuta, degli spazi aperti, delle rovine più o meno auliche, dell’archeologia urbana. Il centro storico racchiude e comunica con la massima espressività l’identità di Crotone, che la differenzia e la rende unica nel contesto delle grandi città meridionali. I tracciati di Via Discesa Fosso e di Via Risorgimento avviarono un processo di arricchimento dell’identità urbana, così come l’apertura di via Regina Margherita, opera meritoria e da ascrivere tra le più belle della nostra storia millenaria, che fu anche una scelta di innovazione e ammodernamento funzionale della struttura urbana, mentre l’abbattimento di alcune parti delle antiche mura cittadine fu una scelta miope e discutibile. Intervenire oggi su Piazza Castello significa confrontarsi con questi temi di grande spessore storico e culturale, nella dialettica tra conservazione e innovazione, declinata dalla cultura attuale. Le città, però, cambiano e si trasformano anche in relazione ad eventi traumatici, come la crescita edilizia indiscriminata, che ha prodotto degli squarci nel tessuto urbano che sono purtroppo visibili, come nel caso dell’area in questione. Mi riferisco in particolare a quegli enormi parallelepipedi, brutti, anonimi, che violano la nostra anima e la nostra memoria, segno di uno sviluppo indiscriminato e selvaggio, che avviluppano in una morsa letale il Castello Carlo V° e non solo quello. In casi simili, e con riferimento alla realtà crotonese, quale dovrebbe essere l’approccio progettuale più corretto in termini urbanistici ? Certamente non quello di consentire la ricostruzione sic et simpliciter: non ci sarebbe allora bisogno di studi e piani urbanistici. Gli studi urbanistici ci dicono che il centro storico di Crotone presenta massicce volumetrie e pochi spazi aperti; i pieni predominano sui vuoti e la densità edilizia in alcuni casi è abnorme. Questa condizione, comune ad altri grandi centri storici, ha origine dai processi di crescita tumultuosa della città entro le mura e dal continuo trasferimento negli anni passati di abitanti dalle campagne e dai centri vicini, alla ricerca della sicurezza e delle opportunità derivanti dalla condizione urbana, ed oggi dall’invasione dei nuovi cittadini provenienti dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo o dai paesi dell’Est. Questo meccanismo ha fatto sì che nel passato si costruisse dappertutto, che il patrimonio edilizio crescesse in altezza ed in superficie, a volte sacrificando perfino piazze, cortili e reti viarie. Oggi si sta facendo il resto con il disordine e gli abusi che stanno depauperando sempre più quel poco di testimonianza, di valore e di interesse ancora esistente. Esiste tuttavia una grande quantità di patrimonio edilizio, monumentale, storico, di proprietà della Chiesa, di privati, di Enti e Istituzioni, sottoutilizzato o abbandonato, che per rivivere ha bisogno di ospitare nuove funzioni e nuove attività, come sta pensando di fare la Provincia di Crotone sia con Palazzo “Milone” sia con Palazzo “Caminiti”. L’idea è quella di far diventare il primo sede dell’Archivio di Stato, della Soprintendenza e dell’Accademia di Belle Arti e di un centro di aggregazione giovanile, e l’altro sede della Biblioteca provinciale e del sistema bibliotecario provinciale, di un museo d’arte moderna e contemporanea degli artisti crotonesi e calabresi, e del Centro servizi provinciali per il Turismo. Di contro, il centro storico ha pochissimi giardini pubblici, ha poche piazze (per lo più trasformate malamente in parcheggi), non ha spazi aperti attrezzati per il tempo libero di bambini, giovani, anziani, comunità straniere, non ha veri parcheggi come accade in tutte le città europee. La sistemazione a verde del grande spazio sotto Piazza Castello, la Villa comunale, ha fornito alcune risposte in questa direzione che sono ormai datate e non esaustive. Quindi, in termini urbanistici, per migliorare la qualità urbana è opportuno implementare la realizzazione e la sistemazione degli spazi aperti. Con riferimento all’area di Piazza Castello, credo che il Comune prima di tutto dovrebbe spiegare alla cittadinanza perché non si è pensato di demolire quelle case, a sinistra e a destra dell’entrata del Castello, che ne ostruiscono la vista e la fruibilità, per ridare ad esso dignità storica ed architettonica, atteso che quelle costruzioni sono un ostacolo non solo visivo all’intera struttura. Sarebbe stato sicuramente un bell’inizio, che avrebbe potuto interessare l’intera comunità, non solo gli abitanti di Piazza Castello o del centro storico. Come si sarà ben capito, in termini architettonici io non condivido il principio della ricostruzione, perché la città è un sistema in evoluzione e non è detto che, se prima c’era un volume, l’unico approccio progettuale corretto sia ricostruire un volume.

Il vuoto creato accidentalmente pretende un nuovo approccio progettuale, che dialoghi con la nuova spazialità, che valorizzi le preesistenze, anche ricollocando i reperti architettonici (se conservati), i quali appartengono alla memoria collettiva, che sfrutti sapientemente i salti di quota. La soluzione migliore, ad avviso di chi scrive, sarebbe stata quella di indire un concorso internazionale di idee, finalizzato a realizzare una piazza-giardino, con piani di calpestio articolati e degradanti verso il mare, con un sistema di scale mobili che avrebbero potuto permettere il collegamento della Piazza con la Villa comunale, che presumibilmente solo in questo modo potrebbe ritornare ad essere vissuta dai crotonesi, e con ulteriori piani di calpestio articolati e degradanti verso Piazza Duomo, la vera agorà cittadina, che non è, come comunemente si crede, Piazza Pitagora, essendo questa, invece, solo uno snodo urbano. Altresì mi permetto di suggerire al Comune, che ha lo spessore e i requisiti adatti, di predisporre un programma organico di utilizzazione e valorizzazione del proprio e dell’altrui patrimonio immobiliare, anche avvalendosi della collaborazione della Soprintendenza, che, pur con tutti i limiti, non farà mancare il suo contributo. Ma sopratutto suggerisco di avvalersi dell’apporto di idee dei cittadini crotonesi (in questa veste va considerato il presente intervento), a vario titolo collocati, creando l’humus essenziale e necessario per avviare un processo di trasformazione urbana ormai non più rinviabile, che consiste nell’ urbanistica concertata e partecipativa. Altre soluzioni io non ne vedo, tranne che non si voglia ripetere continuamente e pedissequamente lo stesso errore di sempre, cioè un uso bulimico ed indiscriminato del territorio.

Se non ora, quando ? Se non noi, chi ?

Giovanni Lentini

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