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Mercoledì, 22 Novembre 2017

Pino De Lucia: Migranti disperati

L’ombra ingombrante del prossimo…

C’è chi li chiama disperati, chi poveracci. Altri fanno e dicono di peggio…Parliamo di migliaia di uomini, donne e bambini che affrontano il deserto, nelle mani di trafficanti di uomini senza scrupoli e senza umanità. Soffrono la sete, la fame e violenze disumane. Non si fermano, sospinti dalla speranza, e da una grande voglia di migliorare la propria esistenza in un posto migliore. Ignari e purtroppo illusi. Persone oltre modo coraggiose che attraversano il Mediterraneo su carrette improbabili ed improvvisate in realtà, non possono che essere definite “eroi del nostro tempo”.

Gente che arriva nel nostro paese alla ricerca di quella vita dignitosa, che guerre e povertà gli hanno portato via. Un sacrosanto diritto negato. Proprio quello che cercava Mahamoudu quando ha deciso di lasciare la sua Africa.

Mahamoudu è il giovane che si è arrampicato sull’albero con un cappio al collo, perché non gli è stato riconosciuto il diritto d’asilo. Arrivato in Italia insieme a molti altri suoi concittadini, è stato l’unico a cui non è stato concesso il permesso di soggiorno.

Perché?

Dopo sei mesi trascorsi nel Centro di prima Accoglienza di S.Anna, non ha retto al dolore, allo sconforto, ad una accarezzata speranza ormai svanita. Insopportabili sentimenti che lo hanno portato a compiere l’atto estremo di cui è stato protagonista.

Sull’albero, con la sua vita legata ad una corda, accanto a tante belle persone della nostra città che comprendevano il suo dolore, si sentivano, biechi e stonati, commenti indecorosi per una società civile.

Frasi come “fatelo buttare” oppure “Chi paga ora i danni”, costituiscono la prova vivente che la nostra società si sta incattivendo, e sta velocemente subendo una preoccupante involuzione socio-culturale che non ha precedenti.

E’ proprio in periodi di grande crisi economica che le guerre tra poveri diventano più incisive. Il diverso è sempre il primo ad essere preso di mira e l’egoismo diventa il sentimento predominante.

Ma se oggi è l’immigrato a spaventare, domani potrebbe essere chiunque. Anche tu. Questi sentimenti sono molto pericolosi, ed incitare all’odio non fa che peggiorare un clima già molto teso.

Ho udito inoltre pronunciare frasi come “Un’altra Rosarno”, durante una manifestazione davanti al Comune di Isola Capo Rizzuto inscenata dagli abitanti di S.Anna.

Siamo molto solidali con queste persone, in quanto sappiamo tutti dei disagi che vivono, e siamo stati i primi a denunciarli nell’aprile 2007.

Le istituzioni devono certamente trovare una soluzione, ma limitare la libertà di esseri umani, che non hanno commesso alcun reato, non è sicuramente la soluzione ideale. Perché l’odio e le guerre, sfociano in altro odio, altre guerre.

E tirare in ballo una storia triste e vergognosa come Rosarno, dove questi “eroi” hanno avuto il coraggio di sfidare la ndrangheta, potrebbe innescare sentimenti non degni di una popolazione cristiana come la nostra.

“Rispetta il prossimo tuo come te stesso”.

E non far si invece che l’ombra ingombrante del prossimo sia il tuo primo nemico…

 

Cooperativa Sociale Agorà Kroton

Pino De Lucia

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