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Cirò Marina - L'UE blocca la liberalizzazione dei vigneti

No al vino prodotto senza uva, sì ad una filiera enologica certificata e di qualità. Nessuna deregulation per le vigne europee. Serve, al contrario, potenziare e valorizzare la produzione autoctona e le caratteristiche vinicole de-localizzate sui diversi territori. Un libero mercato dell’uva porterebbe al crollo della genuinità della materia prima, ma soprattutto al dimensionamento del mercato enogastronomico che in Italia rimane una delle maggiori fonti di reddito del settore agroalimentare. Giusta la decisione dei maggiori Stati europei di bocciare la risoluzione della UE che prevede la liberalizzazione dei vigneti a partire dal 2015. Ora è necessario potenziare e tutelare il comparto.

 

La SENATORE Vini di Cirò Marina saluta con favore la presa di posizione dei dieci Paesi membri – compresi Italia, Francia e Spagna – di porre il veto su alcuni punti, tra cui la soppressione dei “diritti di impianto” nel settore vitivinicolo, previsti nella più importante riforma agraria che l’Unione Europea andrà ad attuare nei prossimi quattro anni.

 

«Abbiamo atteso ed appreso positivamente – dichara il Dott. Raffaele SENATORE, responsabile della pluripremiata azienda dell’Unicorno – la determinazione della Spagna di aggiungersi a Italia, Francia, Germania, Ungheria, Romania, Cipro, Portogallo, Grecia e Austria in quella che può essere definita una battaglia a tutela del patrimonio enologico europeo ed italiano. Congelando la liberalizzazione dei vigneti è stato scongiurato – dice – il paventato rischio di vedere scippati anche i caratteristici berceau calabresi. Ma anche di vedere smarrita l’identità enologica del territorio dell’alto crotonese che vive e si nutre del suo prodotto principe: il nettare del terroir del cirotano. La deregolamentazione delle produzioni enologiche, oltre a creare sovrapproduzione, e quindi riduzione dei prezzi e diminuzione della qualità, avrebbe portato alla perdita delle caratteristiche organolettiche ed autoctone del prodotto. Si pensi, ad esempio – continua SENATORE – se una radice di uva Gaglioppo (tipica nella produzione del Cirò Doc), invece di crescere e svilupparsi nel terroir cirotano, venisse coltivata anche sulle coste del Peloponneso, dove il clima è simile a quello jonico ma radicalmente diverso nelle proprietà chimico-fisiche della geosfera: si avrebbe la possibilità di attingere ad un mercato più ampio di uva e vino. Che però perderebbero totalmente le loro principali caratteristiche. Il Cirò – conclude – ha connotati precisi e delineati, consolidatisi nel tempo. È necessario che le istituzioni preposte attuino politiche di rafforzamento e promozione del brand, soprattutto per incentivare il turismo enogastronomico. Questo business, consolidato nel Nord Italia e ancora fermo al palo nel Meridione, vale cinque miliardi di euro ed è – ribadisce – l’unico segmento economico in costante e continua crescita. E l’escursionismo del vino incide positivamente su questo bilancio. Prendiamone atto, anche in sede istituzionale e decidiamo senza indugi».

 

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