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Venerdì, 10 Luglio 2020

Cirò Marina - Concluso il progetto "Scolpire in piazza"

ALIM1964

 

Con la collocazione delle opere negli spazi della nostra città, per rendere fruibile e regalare una visione più dignitosa dei nostri spazi verdi hai cittadini di Ciro’ Marina e ai tanti turisti che ci faranno visita e vogliono conoscere un po meglio la nostra storia. Si è conclusa l’ultima fase dell’evento “Scolpire in piazza”, patrocinata dall’ amministrazione Comunale di Cirò Marina, su iniziativa dell’assessore Dott. Mauro Giancarlo Malena, e del Sindaco Dott. Nicodemo Parrilla che ha visto i tre artisti, Giovanni Maria Arone, Salvatore Costa e Mark Aspinall, concludere i loro lavori attraverso la collocazione delle opere, (cinque sculture in tufo di estrazione locale), sul lungomare dell’antica Krimisa. Il tema dominante era la Magna Grecia e la sapienza da essa tramandataci. L’obiettivo del Comune era di sensibilizzare la popolazione della città, (e non solo), sull’importanza della cultura magno-greca e sulla riscoperta delle nostre origini attraverso il tempo. L’importanza storica dell’antica Krimisa, la sua fondazione e il rilievo che il tempio di Apollo Aleo ha assunto nella storia, costituiscono un patrimonio che non può e non deve andare perduto, un sottile filo culturale che unisce tutta la zona dell’alto Ionio crotonese, sede e culla di una delle culture più grandi dell’umanità, del culto solare di Apollo e della nascita del pensiero filosofico e scientifico pitagorico. Il lavoro è stato eseguito a cavallo tra i mesi di luglio e agosto 2010 ed è stato un banco di prova per i tre artisti che, ognuno attraverso una personale interpretazione del soggetto proposto, si sono cimentati nella messa in opera del progetto loro affidato. Giovanni Maria Arone, artista crotonese, (anzi “crotoniate”, come lui stesso ama definirsi), da sempre studioso e grande amante del pitagorismo crotoniate, ha elaborato il suo “Guerriero Krimisano”, un’ opera di 200 x 80 cm, che così descrive: “L’intenzione era quella di richiamare uno dei simboli culturali e mitologici della fondazione di Krimisa. La matrice achea della costa ionica indica non solo la fondazione di un luogo, ma anche la cultura di un popolo e lo spirito che lo caratterizza. I greci venuti dall’Acaia, assieme alle loro navi hanno non solo fondato città ricche e potenti ma anche esportato per tutto il Mediterraneo un modo di vita, di pensiero nonché veri e propri modelli culturali. La scultura, attraverso la sua spazialità, occupa con forza un luogo che stimola l’osservatore alla riflessione. L’archetipo culturale che i nostri avi ci hanno lasciato è un messaggio ora più che mai attuale vista la crisi e lo smarrimento che da molti anni il popolo calabrese vive. L’arte si innesta con forza nella storia del contesto urbano che la ospita evocando l’essenza della verità, ciò che i greci definivano attraverso il concetto di alètheia. Il mio lavoro ha voluto rappresentare un guerriero di forma arcaica, dall’elmo scavato, senza occhi, a voler significare che all’interno di esso può trovare collocazione l’animo di ognuno di noi. Non ha un atteggiamento d’attacco, in quanto il braccio destro è assorbito all’interno del mantello ma è, piuttosto, chiuso in difesa, protetto da un grosso scudo, che reca incisa una gorgone terribile, ad incutere timore. Il messaggio è quello di saper preservare e portare avanti, senza che essa venga intaccata nella sua integrità, la difficile ed impegnativa eredità che i greci e i pitagorici in particolar modo, ci hanno lasciato. Mi auguro che questo messaggio possa instillare orgoglio e dignità ad ognuno di noi, nella fierezza per il patrimonio culturale che la nostra splendida terra ci ha lasciato”.

ALIM1967

 

Anche Mark Aspinall (inglese ma di adozione crotonese) si è ispirato all’antica storia di Krimisa ed in particolare al suo mitico fondatore, Filottete, eroe che partecipò alla guerra di Troia e che così viene descritto dall’artista: “All’inizio del progetto “Scolpire in piazza” non avevo nessuna idea di ciò che volevo realizzare. L’indicazione era creare qualcosa legato al territorio di Cirò Marina. Forse il vino, forse qualcosa che richiamava la Magna Grecia o la sua storia.

Iniziava così la mia ricerca. Tra le varie indicazioni avevo sentito parlare di un certo Filottete; non sapevo chi era, né come si scriveva, nemmeno come si pronunciava! Però cercavo e trovavo notizie su un carattere interessante, affascinante, addirittura ispirante. Avevo trovato Filottete, il guerriero greco che fondò Krimisa, l’odierna Cirò Marina, una figura della mitologia. Ma dove risiede la realtà, tra archetipo eroico e uomo di carne e sangue? Emerge un uomo attuale, qualcuno che ha sofferto sia per le ferite fisiche (il morso di un serpente che va in necrosi, che non guarisce per anni) sia per le ferite psicologiche (l’ abbandono da parte dei suoi compagni d’armi su un’isola disabitata a causa di quel morso infetto che provocava urla di atroce dolore e un insopportabile cattivo odore dovuto alla necrosi dei tessuti infetti). Nel suo dolore e nel suo isolamento questo uomo è riuscito a trovare la capacità di resistere a sopravvivere per anni da solo, fino a che i suoi compagni, che lo avevano abbandonato, lo ricercarono, avendo bisogno di lui e bisogno dell’arco e delle frecce, affidate a lui, dal morente Ercole. Loro curarono le sue ferite e lui partecipò all’assedio e alla caduta di Troia . Ritornò così in patria con gli altri eroi greci. Poi si rimise in viaggio arrivando qui sulle rive dello Ionio dove fondò Petelia (l’odierna Strongoli) e la città di Krimisa, l’odierna Cirò Marina. La leggenda racconta che in segno di gratitudine, per il risorgere della sua fortuna, fondò il tempio di Apollo Aleo a Punta Alice cui donò l’arco e le frecce di Ercole.

Questo uomo della mitologia, uno dei fondatori della nostra civiltà, serve anche oggi alla nostra società, che ha bisogno della sua figura per ispirarsi a resistere alle avversità e dell’ottimismo per lottare e costruire il senso di gratitudine verso la vita e le forze della vita. Per questo ho scelto di rappresentare Filottete nel suo momento di dolore più profondo; piegato e torchiato dalla sua ferita e dall’isolamento, un uomo con una fibra e una resistenza come la pietra in cui è scolpito. Per questo la figura emerge dalla roccia grezza (è il suo elemento) ed ho scelto di accennare alla figura di Filottete in un modo espressivo, così che l’osservatore possa cogliere, come inseparabile, l’essenza dell’uomo e dell’elemento primordiale della roccia: entrambi sono la forza della natura stessa.

Nelle mie ricerche ho scoperto che negli USA è stata creata un’organizzazione di psicologi che, ispirandosi a Filottete, cercano di riabilitare nella vita quotidiana soldati feriti e invalidi delle guerre in Iraq e Afghanistan. Sono convinto che l’anima di Filottete serve oggi, qui ed ora, come fonte di orgoglio ed ispirazione per motivare il risorgere delle rive dello Ionio. “

 

L’ arch. Salvatore Costa si spinge verso studi inerenti al legame filosofico che unisce la figura di Pitagora e quella di Luigi Lilio, impegnandosi, come da sempre, nella sensibilizzazione e diffusione della figura dello scienziato. Egli così descrive le sue opere: “   Sono state pensate nella visione che ha sempre caratterizzato la creatività dei Greci più Greci. Dimostrazione di tale creatività sono evidenti in quasi tutte le creazioni sacre, così addentrate nella natura, così vicine al divino per mezzo della geometria e della proporzione. Le tre opere: Geometria nascosta del quadrato, rettangoli aurei- armonici e radicali, dimostrazione geometrica del teorema di Pitagora in enneagramma, vorrebbero avere l’ambizione di ridare ai Cirotani la possibilità di un inizio di riscatto, partendo da quella che era la più grande cultura Mediterranea. Il particolare interesse da parte dell’artista viene posto nel voler spiegare la scultura che presenta la maggior massa e nella quale è stato dimostrato: il teorema di pitagora sotto forma di enneagramma chiuso e la rappresentazione dell’enneagramma aperto realizzato nella parte centrale della pavimentazione del castello di Cirò. I simboli scolpiti rappresentano il numero nove e per di più vengono utilizzati dagli scienziati (il primo Pitagora, il secondo Luigi Lilio) per scoprire il primo l’eguaglianza delle superfici che si creano sui due cateti con la superficie dell’ipotenusa, mentre il secondo ha utilizzato il simbolo che rappresentava ed ha sempre rappresentato il calendario tradizionale . Quindi la compenetrazione dei due simboli per rappresentare ed appurate un unico percorso concettuale che ha caratterizzato i nostri studiosi.” Infine i tre artisti ringraziano l’amministrazione comunale che fortemente ha voluto le opere contestualmente lasciandoli liberi di esprimere il loro pensiero ed in particolar modo il maestro Elio Malena che, con la sua presenza e i suoi consigli, ha apportato preziosi spunti al concepimento delle opere.

 

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