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Domenica, 05 Luglio 2020

Ospedale, "Io ho un sogno per Crotone": é il momento di una forte azione di protesta

E’ un amaro destino quello di una comunità costretta ogni giorno a difendere se stessa.

Già in abbondanza depredata e mortificata da decenni di politica sterile, poco rappresentativa e incapace di andare oltre se stessa.

Esattamente come il Commissario Scura, venuto in Calabria per “presidiare” al Piano di rientro dal debito sanitario e piegato solo, tuttavia, da calcoli ragionieristici e/o interessi politici di territori più forti politicamente. La cancellazione dalla rete ospedaliera dei 10 posti letto della Nefrologia e di Dermatologia e il ridimensionamento di Anatomia patologica del S. Giovanni di Dio, sono null’altro che la conferma di un “piano” che va oltre il quadro debitorio del settore sanitario.

Piuttosto, ci sembra il tentativo di ridurre il nostro presidio ospedaliero a un pronto soccorso.

Non si tiene in alcun conto della situazione infrastrutturale della provincia di Crotone , della sua particolare condizione orografica e neanche di quella economica. Non ha rilevanza il maggior fabbisogno rispetto alla dotazione, né della presenza nel nostro territorio del C.A.R.A.. Senza considerare valutazioni di tipo strettamente sanitario e relative a tutte quelle professionalità che tanto hanno investito per far diventare, per esempio, il reparto di Nefrologia una certezza in termini di qualità del servizio e della cura.

Non vogliamo incorrere in strumentalizzazioni da campagna elettorale, tuttavia crediamo sia giunto il tempo di una forte azione di protesta e, al fine di dare sostanza alla contestazione di un atto che riteniamo illegittimo e ingiusto, chiediamo l’apertura di una compiuta riflessione sulla sanità in generale.

E’ indubbio che la gestione commissariale di un settore così importante per la vita dei singoli e quindi delle comunità, con un incidenza elevata sul bilancio regionale, rappresenti il fallimento della politica e di un sistema che ha dimostrato tutti i suoi limiti. E’ altrettanto vero però che le strategie di riduzione del debito sanitario, cui siamo naturalmente obbligati, dovrebbero per ragioni di eguaglianza, di giustizia e di economia, andare a colpire tutte quelle sacche di inefficienze e sprechi che si annidano nel servizio sanitario regionale.

Troppo facile tagliare in modo netto servizi e reparti senza porsi il problema di dover garantire accesso alle cure senza disparità di trattamento. Molto, troppo, difficile capovolgere i parametri e colpire invece la corruzione, la negligenza, la mancanza di trasparenza nella gestione delle risorse o modificare le procedure di controllo sulle spese o sugli appalti in sanità e ancora, dimezzare gli incarichi dirigenziali e le continue ingerenze della politica partitica nella programmazione sanitaria.

Partiamo da dati oggettivi: dopo tanti anni di piano di rientro la mobilità passiva è aumentata, le liste di attesa si sono allungate, nei livelli essenziali di assistenza siamo all’ultimo posto. Il che vuol dire che scegliere di tagliare servizi e basta non è servito a nulla. E risulta essere una scelta inaccettabile rispetto a presidi di qualità e comunque indispensabili per un territorio come quello crotonese che ha nel San Giovanni di Dio l’unica struttura ospedaliera pubblica.

Io Ho Un Sogno Per Crotone

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