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Meo e Regalino: neppure nuove elezioni cambieranno la situazione

Quanto sta accadendo per la verità oramai da molto tempo a questa parte nel Consiglio Comunale di Crotone, in questi ultimi mesi si è tradotto in una vera è propria emergenza, posto che a causa di sempre più violenti “mal di pancia” che colpiscono sempre nuovi Consiglieri dissidenti interni alla maggioranza, neppure siamo oggi in grado di prevedere se da qui a qualche giorno siederà sulla poltrona del Primo cittadino ancora un Sindaco piuttosto che un Commissario prefettizio.

Sono mesi del resto che il Consiglio Comunale neppure sarebbe in grado di riunirsi se non fosse per il senso di responsabilità di quei Consiglieri Comunali che pur sedendo nei banchi dell’opposizione hanno ritenuto, avuto riguardo ad alcune tematiche cruciali e non oltremodo procrastinabili, di dover garantire quantomeno il dibattito in aula.

Naturalmente non si intende minimamente mettere in discussione il diritto di un Consigliere Comunale a dissentire dall’operato dell’Amministrazione Vallone ciò che piuttosto assolutamente non si comprende in questa città, sono le ragioni di questo strisciante contrasto che incomprensibilmente mai si esprime in una concreta e pubblica lamentela.

Non si comprende cioè quali siano le reali ragioni che inducono sempre nuovi consiglieri dapprima a manifestare silenziosamente il proprio dissenso e perciò a disertare senza alcun preavviso il Consiglio Comunale anche per mesi, e quindi, sempre silenziosamente, a risolvere da un giorno all’altro questo loro apparente insanabile conflitto interiore, nel senso di rinnovare con rinfrancato vigore l’appoggio all’amministrazione Vallone di turno.

Riteniamo perciò lecito interrogarci su “cosa”, di volta in volta, abbia fatto loro cambiare idea.

Per la verità nel nostro Consiglio Comunale è già da diversi anni a questa parte che regna il più sfrenato trasformismo, un fenomeno che si è andato progressivamente accentuando dal 1997 in avanti, da quando è entrata in vigore la nuova normativa sulla elezione diretta del Sindaco.

Non appare casuale che alcuni dei consiglieri che oggi siedono nei banchi della maggioranza sono stati in passato eletti nelle liste che hanno consentito l’elezione a Sindaco di Senatore.
E’ lecito perciò interrogarsi se un tanto condizionante fenomeno rappresenti un bene o un male, un dato negativo piuttosto che un’opportunità per Crotone.

Alla luce di quelle che sono le condizioni della nostra città ci pare purtroppo di poter dire che la propensione di molti Consiglieri Comunali a mutare, senza un’apparente ragione, radicalmente opinione nei confronti dell’Amministrazione che pure hanno contribuito a fare eleggere, non sia tanto il frutto e la conseguenza di una macerazione interna che li spinge ad interrogarsi sull’opportunità di scelte amministrative che peraltro, soprattutto di recente si sono dimostrate essere talmente deprecabili da non lasciare spazio ad interpretazioni, piuttosto, una tanto altalenante propensione al dissenso piuttosto che all’entusiastico consenso, ci pare la spia evidente di una forma di relativismo etico che permea di se il concetto stesso di politica dell’amministrazione di turno.

Consiglieri comunali gruppo consiliare di manifesto per Crotone

Giusy Regalino e Fabrizio Meo

Non si spiegherebbe altrimenti la capacità di tenuta di Vallone che senza alcun dubbio, una tanto fuorviante concezione dell’appartenenza e del “fare politica” alimenta e sfrutta, evidentemente garantendo di volta in volta, al dissidente di turno, il raggiungimento di un qualche, inconfessabile, “traguardo” politico.

Ed è questo esattamente il punto, ciò che deve radicalmente riformarsi nella nostra Città è il concetto stesso di politica così come è stato imposto a noi cittadini, è perciò del tutto impensabile che il Consiglio Comunale possa dividersi in fazioni, alle quali, il Vallone di turno, potrà alternativamente appoggiarsi, garantendo così, a se stesso la propria infinita rigenerazione.

E’ evidente perciò che è questa stessa classe politica ad essere responsabile in definitiva della propria intrinseca debolezza.

In queste condizioni neppure il lavacro rappresentato da nuove elezioni potrà migliorare in alcun modo la situazione in essere che rimarrà inaccettabile dal punto di vista concettuale indipendentemente da chi vince e da chi perde.

Chiunque vinca o perde sarà infatti prigioniero dei medesimi schemi e soprattutto potrà far ricorso ai medesimi inconfessabili trasversalismi che del tutto indipendentemente dall’efficacia dell’azione amministrativa continueranno a garantire al potente di turno, di mantenere salde le redini del governo cittadino, ammesso che governo possa essere definito questa inarrestabile deriva di una comunità intera, sempre più prostata, sempre più incerta e rassegnata.

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