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Lunedì, 19 Aprile 2021

Calvo: Il Comune ha fallito

La diffida, per mezzo della quale il Prefetto ha intimato a più soggetti (sindaco, segretario generale, presidente del consiglio comunale, singoli consiglieri) di provvedere all’approvazione del rendiconto della gestione dell’anno 2012 entro il termine di venti giorni dalla notifica della stessa, pena lo scioglimento del civico consesso in caso di mancata approvazione, rappresenta un fatto di una gravità tale da non poter essere per nulla né sottaciuto né tantomeno sottovalutato in quanto denota l’irresponsabilità dei nostri amministratori che della loro condotta superficiale ed imprudente devono rispondere a tutta la cittadinanza. Un civico consesso che non è stato in grado di approvare il bilancio pregresso entro i termini di legge (30 aprile), è espressione di una classe politica irresponsabile che si rispecchia pienamente in consiglieri comunali che non hanno percepito la gravità della propria condotta ed il venir meno delle proprie prerogative e funzioni. Il Prefetto, con un atto formale, che condividiamo in toto, ha voluto richiamare gli amministratori in causa al rispetto della legalità, ossia all’assolvimento degli obblighi di legge. Forse, sarebbe proprio auspicabile che il civico consesso fosse sciolto e, di conseguenza, la responsabilità e la gestione dell’ente fossero affidate ad un commissario prefettizio di modo che quest’ultimo possa passare al setaccio i bilanci pregressi, per riscontrare eventuali anomalie e/o discrepanze, e possa, altresì, ridurre drasticamente i costi di gestione con misure efficaci, come il taglio delle consulenze esterne e di tutte le spese superflue. È del tutto evidente che sempre più profondo è divenuto il solco tra i cittadini e le istituzioni locali, con quest’ultime sempre più distanti dai problemi reali che interessano la nostra comunità. La vicenda che vede coinvolto il civico consesso è la certificazione del fallimento di una classe politica che più volte ha dato la prova di essere impegnata soprattutto nel perseguimento dei propri interessi, come la rincorsa alla carica assessorile ed alle prebende che in parte spiegano i frequenti cambi di casacca e di schieramento, e non ha né colto appieno la gravità del momento politico che la città sta attraversando né avviato, al di là di qualche slogan di circostanza, una riflessione programmatica a seguito di un’analisi seria dei tanti problemi, che attanagliano ed affliggono la città, rimasti irrisolti. Soltanto lo   scioglimento del consiglio comunale da un lato e dall’altro l’entrata, nello scenario politico locale, di soggetti nuovi, competenti e responsabili, dediti al solo e precipuo perseguimento degli interessi della collettività, possono spazzare via una classe politica apatica ed abulica ed avviare un necessario quanto improcrastinabile ricambio.

Riformisti italiani

Michele Calvo

 

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