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Alla Frassati incontro sul Regno delle Due Sicilie

Genocidio libro

 

Ricostruire i fatti sulla base delle fonti, cercare di avvicinarsi il più possibile alla verità. Questo è il compito dello storico, quante volte ce l’avranno spiegato anche a scuola. Ma davvero è sempre stato così? O a volte forse avviene una falsificazione di ciò che realmente è accaduto? Pensiamo ad esempio alla “leggenda nera” del Medioevo descritto da sempre come un periodo oscurantista, ancora oggi si leggono sui giornali frasi come «robe da medioevo», eppure, la grande storica Régine Pernoud lo definisce «l’unica epoca di sottosviluppo che ci abbia lasciato delle cattedrali», o pensiamo ancora alla “gloriosa” rivoluzione francese che distrusse, però, tutto ciò che vi era di bello nella tradizione del passato. Lo studioso Edmund Burke, infatti, si domandava «Ci avete pensato bene a buttare via secoli di storia?». E che dire della nostra Unità d’Italia? Davvero si è svolto tutto così come l’abbiamo imparato sui manuali scolastici? Da tempo ormai vengono pubblicate interessanti monografie che riaprono il dibattito. Una di queste è Genocidio. La conquista del Regno delle Due Sicilie: la grande mistificazione, il dolore della memoria il ricordo dopo l’oblio, uscita nel 2012 e edita dalla Calzone editore. L’opera scritta da Stefano Pellicanò, dottore infettivologo, da tempo dedicatosi all’amore per la scrittura, è stata presentata presso la biblioteca Pier Giorgio Frassati della Fondazione D’Ettoris insieme a un altro libro dello stesso autore intitolato Edelweiss: lettere dal campo di concentramento di Fenestrelle (Romanzo). Ad aprire l’incontro è stata la dottoressa Maria Grazia D’Ettoris, responsabile della biblioteca, la quale si è soffermata sull’importanza di promuovere la cultura nel territorio «abbiamo sempre creduto - ha detto la dottoressa - nelle nuove generazioni, cerchiamo di infondere in loro l’amore per la lettura, convinti che lettori non si nasce, ma si diventa, e ci impegniamo a creare nei ragazzi uno spirito critico e artistico.» Tra i relatori presenti, il dott. Luigi Bitonti, presidente dell’associazione Paideia, il quale ha sostenuto che la storia dell’Unità d’Italia andrebbe riscritta «oggi per fortuna - ha affermato   Bitonti – molti conoscono la verità». A presentare lo scrittore, invece, è stato il dott. Giulio Grilletta. Il libro è sicuramente di una certa importanza se consideriamo che è basato rigorosamente su documenti storici. Non vengono evidenziate solo le differenze tra il Regno di Sardegna e il Regno borbonico, ma vengono ricostruite le verità storiche. Dal passaggio del Regno delle Due Sicilie all’Italia unita fino alle conseguenze non del tutto conosciute di una falsa “liberazione” tra saccheggi, stupri anche di minorenni, deportazioni e massacri dimenticati. «La scuola insegna - ha sostenuto Pellicanò – che i “Padri della Patria” lottarono per liberare il Regno delle Due Sicilie da un re spagnolo tiranno che teneva un paese di briganti ed emigranti nella miseria, ignoranza ed arretratezza ed infatti “borbonico” ancora nel XXI secolo è sinonimo di “retrivo, ignorante, arretrato e ingiusto”. In realtà i Borbone erano colti, onesti, retti, pacifici e religiosi; Francesco II era italiano da quattro generazioni e parlava napoletano, mentre Vittorio Emanuele II essendo francese parlava e scriveva in francese». Il libro evidenzia la storia economico - sociale del Regno borbonico, l’importanza delle industrie, la grandezza della flotta navale, ma anche i tradimenti dei generali, le atrocità compiute dai conquistatori, la triste vicenda del brigantaggio. «Chiunque – si legge nell’introduzione del libro – mostrava insofferenza anche solo verbale per i conquistatori automaticamente veniva etichettato come “brigante” con gravi conseguenze, l’equivalente del “terrorista” odierno quindi dobbiamo chiederci se i “briganti” furono banditi o guerriglieri di un movimento di liberazione contro l’invasore tenendo anche presente che lo diventarono anche ex-garibaldini delusi o soldati piemontesi disgustati da quello che vedevano» L’autore ha analizzato anche le tragiche conseguenze dell’Unificazione fino ad arrivare a parlare della “soluzione finale” del popolo meridionale elencando alcuni dei campi di concentramento. Il libro non vuole certamente essere una critica all’Unità d’Italia, ma piuttosto una riflessione sui fatti storici. E’ stata per troppo tempo secondo lo studioso elaborata una teoria del’inferiorità razziale dei meridionali, un’affermazione che non può non essere vera se pensiamo al disagio di molti emigrati nelle terre del settentrione. Eppure, forse, avrebbero dovuto stampare nelle loro menti una frase che Giuseppe Tomasi di Lampedusa riporta nel famoso Il GattopardoVengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perché noi siamo dei».

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