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Domenica, 05 Dicembre 2021

Test d’ingresso per gli istituti tecnici superiori. Una scelta poco democratica

Che la scuola ormai da tempo sia considerata solo un inutile orpello di tutti i governi che si sono avvicendati negli anni, lo testimonia lo stato di confusione e di abbandono in cui versa il sistema scolastico italiano, svilito da riforme mal pensate e per larghi versi anche mal riuscite. Quella che doveva rappresentare un’eccellenza italiana, un fattore di crescita e la leva sulla quale poggiare il futuro delle nuove generazioni è diventata nel tempo una vera e propria “falla del sistema” in cui regna l’incertezza e la frustrazione di chi ci lavora.

La confusione si riscontra ovunque, a partire dai metodi di reclutamento della classe docente che negli anni ha visto nascere più che percorsi formativi e qualificanti vere e proprie sperimentazioni fantasiose che non hanno precedenti in altre realtà Europee. Sballottati tra SISS, TFA ordinari, TFA speciali, corsi di sostegno, concorsi improvvisati, graduatorie a scorrimento infinite e intasate, gli aspiranti docenti hanno conosciuto e conoscono tutt’oggi una precarietà frustrante e senza fine.

Gli alunni dal canto loro hanno visto accrescere nel tempo le problematiche spicciole che ad un certo punto sono diventate sistemiche e oggi devono loro mal grado confrontarsi con strutture spesso non adeguate alle esigenze di una scuola moderna, e difficoltà di ogni tipo: su tutte la mancanza di spazi, di cancelleria, di strumenti informatici da utilizzare in aula per rendere maggiormente condivisi e interattivi i loro percorsi di crescita e una penuria di risorse costante non degna di un economia avanzata come quella italiana.

Da ultimo appare sui maggiori quotidiani una proposta alquanto preoccupante che è quella di inserire test di ingresso per selezionare gli aspiranti alunni delle scuole tecniche (parliamo di giovanissimi di 13-14 anni ancora all’inizio della loro crescita scolastica e culturale). Chi li supererà andrà in scuole per così dire di maggiore blasone e magari meglio attrezzate, chi per un motivo o un altro non riuscirà a superarli si dovrà accontentare di scuole di seconda scelta. Un pò quello che avviene nel modello anglosassone con la differenza che in Italia mancano totalmente le garanzie allo studio offerte dal governo britannico. La motivazione data all’introduzione di questo scellerato modo di selezione gli studenti, è quella delle sempre maggiori richieste di iscrizione che giungono in queste scuole, alle quali molte non riescono a far fronte per motivi di spazio e figlie anche queste della crisi economica e dell’impossibilità per molti di poter seguire alla fine degli studi un percorso universitario a causa dei costi esosi che hanno, nel tempo, fatto diventare l’università roba da ricchi come dimostrano i dati sulle flessioni delle immatricolazioni che ratificano di fatto tale tendenza con una diminuzione percentuale delle iscrizioni al di sopra della media dei maggiori sistemi d’istruzione europei.

Insomma invece di andare avanti e considerare la scuola come il vero laboratorio sociale nel quale formare e “costruire” i cittadini del futuro, torniamo indietro di cinquant’anni proponendo alle nuove generazioni soluzioni antistoriche e creando di fatto “scolari di serie A” e “scolari di serie B”, in un epoca in cui al contrario la società e di conseguenza la scuola è ormai diventata multi-etnica, multi-culturale e si dovrebbero trovare quelle chiavi per aprire e non per chiudere le porte del sapere. Tutto questo in barba al famoso diritto allo studio di cui pare ad oggi nessun governo si ricordi cosa lontanamente sia e soprattutto a quel concetto di inclusione e condivisione che una moderna democrazia dovrebbe garantire.

Quella parola “Democrazia” che certo non significa “essere tutti uguali” nel senso acritico della frase ma dovrebbe significare “avere tutti le stesse opportunità” e che viene di fatto violata da proposte simili. E non mi si venga a dire (come leggo da alcuni incisi virgolettati rilasciati da Dirigenti scolastici del nord Italia) che tali test garantiscono la meritocrazia perché anche su questo ci sarebbe molto da ridire visto le ultime polemiche che hanno interessato i test proposti dal MIUR agli aspiranti docenti che hanno affrontato la scorsa estate le prove selettive dei TFA, e che con loro grande sorpresa si sono trovati ad avere a che fare con quiz del tutto mnemonici e privi di ogni capacità di testare la reale preparazione dei candidati.

Spero vivamente che nella provincia di Crotone i dirigenti scolastici degli istituti tecnici si rifiuteranno di attivare questo sistema di selezione per test (è ad oggi ancora facoltativo) e sulla base anche della considerazione che sul territorio la popolazione scolastica ha una dimensione tale da non sovra-caricare di iscritti gli istituti, concederanno -come è sempre stato- ad ogni ragazzo la propria chance per verificare poi, come è giusto che sia, il merito degli alunni solo dopo il giusto tempo che l’apprendimento richiede. La scuola di certo ha il compito di formare nuove generazioni pronte a confrontarsi con le tante difficoltà della vita e del mondo del lavoro, deve essere meritocratica e puntare a valorizzare coloro che hanno quel “quid” in più, ma altrettanto certamente ha il dovere di non escludere a priori, di ascoltare e aiutare i ragazzi e perché no, anche di valorizzare quelle qualità che in alcuni casi non sono prettamente didattiche ma possono essere artistiche, manuali o creative.

Il tema della scuola nell’ultima campagna elettorale è stato pressoché assente dal dibattito, mentre a mio avviso rimane attuale e centrale, perché dalla formazione e dall’istruzione passa il futuro del nostro paese, senza queste basi l’Italia non può essere competitiva e di conseguenza non potrà puntare con convinzione sulla ricerca e l’innovazione per uscire dalle secche di un’economia ristagnante. La centralità dell’argomento poi, in questo particolare momento storico vissuto dal paese, è ancora maggiore visto che l’impoverimento generale delle famiglie pone a chi dovrà governare il serio problema di immaginare forme di sostegno allo studio per le classi sociali più deboli.

Proprio partendo da queste riflessioni e consapevole che la buona formazione e la buona istruzione sono ancor di più indispensabili per un territorio debole economicamente come quello di Crotone, nel mio ruolo di componente della segreteria cittadina del PD con delega alla formazione mi rendo sin da subito disponibile ad un confronto costante con i responsabili sindacali della scuola, con gli operatori del settore scolastico e i tanti precari che gravitano in questo mondo per creare partendo dal nostro quotidiano e quindi dal nostro territorio le basi per una maggiore concertazione e l’individuazione di soluzioni comuni per migliorare questo settore ritenuto di vitale importanza dal Partito Democratico e strategico per la crescita della nostra provincia.

 

 

Enrico D’Ettoris

Partito Democratico - Segreteria cittadina

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