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Mercoledì, 25 Novembre 2020

Carolina Girasole (Scelta Civica): perché la legalità in Calabria può diventare un vero motore di sviluppo

Carolina Girasole, sindaco di Isola Capo Rizzuto, candidata alla Camera in Calabria alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013, commenta i dati 2012 dell’azione di contrasto all'evasione e alle frodi nella spesa pubblica da parte della Guardia di Finanza in Calabria.

«Da sindaco e da cittadina mi chiedo quante cose avremmo potuto realizzare in Calabria con i 69 milioni di finanziamenti percepiti illecitamente lo scorso anno, e quanto ossigeno avrebbero portato negli enti locali i 129 milioni di Iva evasi. Da politica candidata al Parlamento sto studiando, insieme a Scelta Civica e al Presidente Monti, gli strumenti per agevolare l’ottimo lavoro della Gdf a contrasto dell’illegalità, ormai unico vero comun denominatore del nostro Paese.

La legalità non è solo un concetto che si richiama ai valori universali di giustizia e uguaglianza di ogni cittadino, non è solo una parola vuota da ripetere davanti ai riflettori in campagna elettorale. La legalità, come ci ha insegnato don Ciotti, è una direzione e un modo di essere, che deve essere riempito di significato con azioni chiare, trasparenti. E, soprattutto, concrete. Nel Mezzogiorno d’Italia e in Calabria la legalità è l’unico e formidabile motore di sviluppo e di crescita economica. E legalità significa tante cose: significa innanzitutto lotta alla criminalità organizzata. Significa senso civico e rispetto dei diritti dei cittadini e del territorio. Significa, anche, lotta alla corruzione. Ma non solo perché “pregiudica l'economia della nazione”, come ha detto l’altro giorno il presidente della Corte dei Conti, Giampaolino. No, la corruzione va combattuta, come ogni altra forma che pregiudica la legalità come principio e come valore, perché dobbiamo riportare l’etica all’interno delle amministrazioni pubbliche. E dobbiamo riformarle completamente, perché ben sappiamo, come è reso perfettamente dall’analisi di Federico Varese, pubblicata due giorni fa sulla Stampa, che le organizzazioni criminali continuano a forgiare alleanze di lungo periodo con professionisti e amministratori pubblici. Mescolando così i due nemici primari della legalità, che da tempo vanno a braccetto nella ben nota zona grigia ormai presente in tutta Italia.

Da un lato le mafie incatenano il mercato con la violenza, entrando direttamente in gioco attraverso prestanome o garantendo accordi di cartello alle aziende “protette”, uccidendo le imprese sane e determinando un aumento dei prezzi di materie e servizi che drogano gli appalti e pesano sui bilanci delle pubbliche amministrazioni. Dall’altro, quando lo Stato riesce a sottrarre alla mafia i beni ottenuti illegalmente, la restituzione alla collettività rischia di diventare, dopo l’assegnazione, un esercizio formale: le cooperative di giovani o le associazioni cui viene affidato un bene confiscato spesso si ritrovano sole.

So bene cosa significa restituire al territorio i beni confiscati alla criminalità organizzata. Ci vuole coraggio, ma spesso anche il coraggio non basta. L’Agenda Monti per il Mezzogiorno prevede alcuni punti cardine, strumenti mancanti agli amministratori locali, come il rafforzamento delle banche dati sui beni confiscati e sequestrati, o come alcune misure che, partendo dalla difesa della legalità, puntano a rilanciare il lavoro e le imprese al Sud: trasparenza della Pubblica amministrazione, codici di condotta e norme più severe per la trasparenza, che colpiscano le connivenze tra funzionari pubblici e cosche mafiose, con tolleranza zero nei confronti della criminalità organizzata.

Azioni concrete, non parole o promesse. Si tratta di ridisegnare l’intero sistema, partendo da qui, per riportare la legalità all’interno degli enti pubblici e per aiutare chi sta lavorando così bene per contrastare ogni forma di criminalità».

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