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Mercoledì, 19 Gennaio 2022

Comune, Confedilizia: politica fiscale nefasta

Abbiamo accolto con grande disappunto la decisione della Giunta comunale di aumentare le aliquote IMU, in particolare di elevare del 2 per mille, portandola allo 0,96%, quella sulle unità immobiliari di categoria catastale D e di aumentare al massimo l’aliquota per le seconde case portandola all’1,06%. Nessuna riduzione è stata prevista per quanto riguarda le aliquote relative alla prima casa.

L’effetto per le locazioni è fortemente scoraggiante, c’è il rischio che si tengano le case sfitte, oppure che i canoni in scadenza vengano gravati di forti aumenti.

L’aumento sulle unità immobiliari di categoria catastale D rischia invece di dare il colpo di grazia al settore più colpito dalla crisi economica, quello edilizio.

Per la verità, dopo anni di “spensierata” – a dir poco – gestione economico-finanziaria, c’era da aspettarselo.

Sarebbe stato sufficiente prendere esempio da alcuni Comuni a noi vicini, ad esempio quello di Isola Capo Rizzuto oppure da quello di Rossano dove di fatto non si paga l’IMU sulla prima casa, per imboccare la strada che porta verso un eccellente comportamento fiscale. Gli Enti locali dal comportamento virtuoso decidono, infatti, di agire drasticamente sulla spesa corrente.

L’inasprimento della politica fiscale denota sempre incapacità di amministrare sapientemente la cosa pubblica e forte debolezza politica.

In tutti quei Paesi dove si è deciso di ridurre al minimo l’imposizione fiscale, l’economia è cresciuta considerevolmente, ricorda Pascal Salin nel suo libro La tirannia fiscale. In particolare, Inghilterra e Stati Uniti hanno avuto la loro epoca d’oro sotto i governi della Tatcher e di Reagan che appunto hanno ridotto al minimo le tasse.

Casi come quello del Comune di Crotone ripropongono, quindi, un annoso problema: per domare la spesa locale (che supera il 50% del Pil) bisogna anzitutto por mano alla Costituzione, in particolare bisogna mettere ordine nel titolo V della Costituzione.

L’appello del Presidente della Corte dei conti Giampaolino a rivedere il sistema dei controlli (introducendo, anche, poteri inibitori di urgenza e controlli preventivi di legittimità in capo ai giudici contabili), va accolto: è l’unico che può ottenere qualche risultato. In nessun Paese (europeo, perlomeno) le Autonomie locali godono di una situazione così privilegiata, con una Corte dei conti che può al massimo – al di là dei casi di responsabilità contabile – scrivere agli amministratori una “letterina” per fare presenti le proprie osservazioni di bilancio.

«Lo Stato non può sottrarsi al potere dovere di dettare regole e prevedere controlli – ha affermato un presidente della Corte dei Conti, Francesco Staderini, sottolineando che in tutti i Paesi europei, Italia esclusa – si riscontrano restrizioni specifiche all’autonomia contabile-finanziaria locale»

«Vorrei ricordare – così proseguì il presidente – che in Francia (in cui, per di più i ragionieri/contabili degli enti locali sono addirittura funzionari del Ministero delle finanze) le Camere regionali dei conti approvano bilanci preventivi e consuntivi e hanno il potere di prescrivere le modifiche da apportare per realizzare il pareggio effettivo; in Germania controlli altrettanto incisivi sono esercitati dalla Corte dei Conti dei Länder per gli enti con una certa popolazione e da organi decentrati dagli stessi Länder per quelli minori; infine in Inghilterra un organo di controllo centrale (la Audit Commission) nomina i revisori dei conti, detta loro prescrizioni operative e ne controlla l’attività».

Da noi niente di tutto questo. Non possiamo allora meravigliarci che il Comune di Crotone adotti una politica fiscale nefasta per cittadini e imprese.

 

Antonio D'Ettoris

Presidente Ape-Confedilizia Crotone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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