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Rossano - Il vescovo fa visita al Consiglio Comunale

VESCOVO-CONSIGLIO-090312 (1)

 

Venerdì scorso il vescovo Marcianò ha fatto visita al consiglio comunale. Di seguito gli interventi del sindaco e del vescovo.


Eccellenza Reverendissima,

 

A nome mio, della Giunta, di tutti i dipendenti di questa pubblica Amministrazione, e dell’intera cittadinanza Le porgo il più cordiale benvenuto nel Consiglio comunale di Rossano.

Illustrissimo Mons. MARCIANÒ, La accogliamo in mezzo a noi come Pastore e Padre della Diocesi Rossano-Cariati ed in particolare di questa millenaria città, sede della Sua cattedra, che vanta con orgoglio profonde radici cristiane.

Patria di tre Papi, Rossano ha dato i natali a SAN NILO ABATE, protettore dei forestieri e co-patrono della Città insieme alla Vergine ACHIROPITA. Ma questa è anche la terra della venerabile serva di Dio Madre Isabella DE ROSIS, della quale abbiamo ricordato nell’estate scorsa il centenario dal transito.

Eccellenza, con sommo piacere, nelle vesti di Sindaco, cercherò di illustrarLe gli sviluppi della vita politica e amministrativa della nostra città, in questi primi dieci mesi di mandato elettorale e quali saranno le prospettive per il prossimo futuro.

Chi si trova ad assumere le responsabilità politiche e gestionali dell’Amministrazione comunale di Rossano sa di dover governare una città che, insieme alla vicina Corigliano, in un’ottica sempre più solida e concreta di Area Urbana, ha la responsabilità di rappresentare e difendere i diritti del vasto territorio dello Jonio cosentino.

Un’area sicuramente virtuosa, ma allo stesso tempo complessa e ricca di problematiche, aperte da decenni, legate alla carenza di servizi e infrastrutture e molteplici criticità sociali.

Tematiche, queste, che Lei, reverendissimo Padre, ha avuto modo di conoscere, tastare con mano e affrontare, sin dall’inizio del Suo mandato vescovile.

Sono sotto gli occhi di tutti le numerose battaglie etico-sociali promosse e portate avanti da Lei, Sua eccellenza, a difesa di quest’area della Calabria.

Come non ricordare il contributo vitale della CARITAS, che quotidianamente serve migliaia di pasti caldi e garantisce un riparo a immigrati, poveri e a tanti cittadini indigenti?

O ancora i centri di ascolto, che offrono assistenza a chi è senza un lavoro; il centro di accoglienza per ragazze madri; le numerose campagne di sensibilizzazione per il diritto alla vita?

Ci inorgoglisce come Lei, in sinergia con le Istituzioni civili, abbia voluto far sentire anche la Sua voce di cittadino, che vive e opera in questo territorio, sulle forti e delicate tematiche ambientali, sul momento difficile che continua a vivere la Sanità e sulla necessità di assicurare alla popolazione della Sibaritide una mobilità moderna, efficiente ed europea.

In occasione dell’apertura della Visita Pastorale nella Vicarìa di Rossano, domenica 27 novembre 2011, ho potuto apprezzare il discorso di avvio del Suo cammino alla scoperta profonda di questa realtà.

Si disse pronto, allora, a voler conoscere problemi e risorse di questa comunità. Sono stati quattro mesi di assidui contatti tra la diocesi e gli uffici comunali; mesi durante i quali, insieme, si è cercato di dare risposte alla cittadinanza nel solco di quella politica del fare, tanto cara al nostro esecutivo.

Ritengo, infatti, e ne sono sempre più convinto, che la realtà comunale di Rossano debba saper convivere in modo virtuoso con la Chiesa: è una prerogativa del nostro mandato elettorale.

Per questo ho voluto che, la città potesse condividere insieme a Lei e alla Chiesa di Rossano gli eventi artistici e culturali, predisposti dall’Amministrazione comunale in occasione delle festività natalizie ed estive.

È così che ricordo con piacere l’inaugurazione dell’undicesima edizione de “La Via dei Presepi”, che per la prima volta dalla sua istituzione è stata benedetta dall’Arcivescovo di Rossano-Cariati; e la manifestazione estiva di “Chiese aperte” che ha riscosso tanto successo e che vorremmo riproporre con maggiore efficacia anche per la prossima estate.

Ma c’è di più, molto di più, nel rapporto sinergico che questo Esecutivo sta creando con la Chiesa ed in particolare con Sua eccellenza, Santo MARCIANÒ.

Un rapporto che si consolida, e non potrebbe essere altrimenti, soprattutto nelle questioni sociali. Che riguardano il problema/risorsa degli immigrati, le questioni spesso sottaciute dei detenuti, e le condizioni di indigenza che in questo particolare periodo storico, di crisi e recessione, vivono i nostri cittadini, soprattutto i più giovani.

Reverendo Padre, quotidianamente, nelle funzioni che assolviamo, io nelle vesti di Primo cittadino, Lei in quelle di massimo rappresentante spirituale di questo ampio territorio, ci ritroviamo ad ascoltare le storie tristi, del dilagante e silenzioso disagio sociale che attanaglia questa terra.

Storie di povertà e di estrema difficoltà delle quali, frequentemente, sono protagoniste le nuove generazioni. Quante volte mi ritrovo a colloquiare con nostri concittadini che hanno bisogno di un lavoro, o addirittura dei soldi necessari per fare la spesa. E non nascondo il mio imbarazzo nel dover affrontare queste situazioni.

La povertà, anche quella estrema, non è un fenomeno limitato ai soli senza tetto, agli immigrati e agli stranieri; ma è una condizione che giornalmente si trovano ad affrontare tanti rossanesi.

Nella mia esperienza politico/amministrativa, quasi ventennale, a servizio di questa città, ho sempre avuto modo di confrontarmi con la gente, in un’ottica piuttosto ampia, sulle tante e diverse problematiche in cui si imbattono i singoli cittadini e le famiglie quotidianamente.

Mai, però, come in questo periodo, mi sono trovato dinanzi ai più disparati casi di disagio, povertà e tristezza. Un fenomeno, questo, diffuso in più strati della nostra società.

Purtroppo, sia l’Italia che l’Europa stanno vivendo un momento estremamente difficile, di forte crisi economica e i comuni non hanno i mezzi, né le risorse per far fronte alle numerose richieste di aiuto che giungono continuamente.

Questa Amministrazione comunale, dal canto suo, nelle linee di programma ha dato priorità al Settore dei Servizi Sociali. I numerosi tagli dei trasferimenti Statali e una situazione deficitaria delle casse del municipio, ci hanno costretto a razionalizzare le risorse.

Ma non abbiamo tagliato nulla sul capitolo inerente al sociale. È stata una scelta politica oltre che umana.

Ci stiamo impegnando ad affrontare il contingente, cercando di assicurare il diritto alla casa a quanti non hanno la possibilità di averne una, ma anche di concedere un sussidio economico a tutti quei cittadini che sono costretti ad affrontare i lunghi viaggi della speranza per andarsi a curare fuori Regione.

Proprio sul tema Sanità, Eccellenza, auspico di poter percorrere, insieme ed in sinergia con gli altri sindaci della Sibaritide, un percorso comune e virtuoso, che possa aiutare il territorio ad uscire da questo momento di difficoltà. Sia chiaro, e lo dico con fermezza: sarò sempre in prima linea nelle battaglie che mirano a tutelare il diritto alla salute, sancito dalla Costituzione.

Nei giorni scorsi, insieme ad alcuni esponenti della minoranza consiliare che colgo l’occasione per ringraziare, ho sentito la necessità di confrontarmi a muso duro con i vertici dell’Azienda sanitaria provinciale per discutere e trovare soluzioni riguardo ad alcune criticità venutesi a creare negli ospedali dello Jonio.

Da questo incontro ho ricevuto garanzie sul potenziamento di personale nei due ospedali Spoke Rossano-Corigliano, sul supporto di nuove tecnologie a servizio dei reparti e su una migliore funzionalità dei due ospedali.

Vigilerò sul costruendo Ospedale Nuovo che, come ho avuto modo di ribadire in altre sedi, sarà una realtà operativa e vitale per questo territorio. Negli ultimi tempi l’iter procedurale per la costruzione della struttura ha registrato qualche momento di stallo causato dalla scadenza del mandato di commissariamento in capo al Presidente della Regione Giuseppe SCOPELLITI. Non appena sarà superato questo cavillo, con la proroga del mandato, si procederà subito alla valutazione dei progetti e alla successiva fase operativa.

Reverendo Padre, nella questione Sanità serve un impegno costante e costruttivo da parte di tutti, scevro da polemiche. Perché lo scenario apocalittico della Sanità calabrese è figlio di decenni di mala gestione e di sperpero delle risorse pubbliche.

So che in questa battaglia per il diritto alla salute, e quindi alla vita, Rossano, l’area urbana e tutto l’hinterland della Sibaritide potrà contare sul Suo sostegno. E questo, per me e per tutta la nostra comunità, non può che essere motivo d’orgoglio.

Più volte in questi primi mesi di esperienza amministrativa ho avuto modo di ribadire pubblicamente come il rapporto sinergico con la Chiesa e con Lei, Arcivescovo, è una componente essenziale per costruire una nuova città: moderna, funzionale e solidale.

-         Che sappia guardare alle esigenze delle nuove generazioni;

-         che attraverso la valorizzazione della sua identità possa diventare punto di riferimento per le popolazioni del Mediterraneo;

-         che sappia fare dei valori dell’accoglienza e della tolleranza reciproca un suo principio fondamentale, nella sacrosanta osservanza delle regole.

Attraverso una sana convivenza, improntata sul rispetto reciproco, si può costruire una società migliore che guardi al futuro con prospettive più ampie e virtuose. Noi ci crediamo.

Come ebbi modo di ribadirLe nella celebrazioni di apertura della Sua visita pastorale in città, l’esecutivo cittadino ha iniziato ad interfacciarsi con la Diocesi di Rossano-Cariati, su basi nuove e durature. Con la collaborazione dei tanti sacerdoti presenti nel nostro territorio vogliamo essere massimamente operativi, soprattutto nel ricostruire l’intera rete dei servizi sociali.

Nelle ultime settimane l’Amministrazione comunale, accogliendo una delle tante e positive propose pervenute dall’Arcivescovo MARCIANÒ nel corso della Sua visita pastorale, ha avviato le procedure per destinare alcuni immobili siti in contrada PIRAGINETI all’uso delle famiglie dei detenuti del carcere di Rossano. Favorire la reintegrazione sociale di questi cittadini e dei loro congiunti è un impegno, una sfida, degna di una città emancipata, ma che bisognerà perseguire con l’impegno e la responsabilità di tutte le istituzioni: civili e religiose.

Inoltre, con delibera di giunta numero 382 Del 6 dicembre 2011 abbiamo autorizzato il trasferimento, a titolo gratuito, all’Arcidiocesi Rossano-Cariati di un’area da destinare alla costruzione di una nuova chiesa in contrada Donnanna. Un’opera che si attendeva da tempo. Sicuramente sarà punto di riferimento per una zona dello Scalo in costante espansione. Ma ci auguriamo che il nuovo complesso ecclesiastico possa diventare principalmente un generatore di nuove idee e proposte, soprattutto per i più giovani.

Eccellenza Reverendissima, sulle battute finali di questa storica visita alle più alte cariche democratiche della nostra città, è mio dovere ricordare l’impegno di questa Amministrazione comunale verso il Centro storico.

La valorizzazione del patrimonio artistico, religioso e identitario della città alta è un nostro imperativo categorico.

Nel corso dell’inaugurazione dell’undicesima edizione de “La via dei Presepi”, del 12 dicembre scorso, proprio Lei ci ha ricordato come sia essenziale, per una comunità civile, riappropriarsi delle proprie radici, partendo dalla rivalutazione dei centri storici. Una sfida che ci appassiona e che ci vedrà sicuramente in prima linea.

Non è un caso che la maggior parte dei provvedimenti varati in questi primi dieci mesi di governo hanno avuto come oggetto proprio la città alta. Dalle prime opere di bonifica e di manutenzione ordinaria e straordinaria, passando alla programmazione degli eventi artistici e culturali perlopiù incastonati nelle tante location di Rossano centro, per finire ad un migliore utilizzo dell’edilizia residenziale pubblica.

Di recente, insieme ai nostri Uffici e d’accordo con l’Agenzia ATERP di Cosenza, siamo riusciti a sbloccare l’iter di affidamento di tanti alloggi popolari: alcuni già assegnati, altri in via di assegnazione.

Sicuramente c’è ancora tanto da fare. Ma il solco tracciato fino ad ora ci consentirà di riportare il nostro centro storico al centro di tutte le attività sociali e culturali di questa Città.

Colgo l’occasione per annunciare che è al vaglio degli Uffici finanziari dell’Ente la possibilità di applicare alcuni sgravi fiscali ai commercianti del centro storico che potrebbero essere inseriti già nel prossimo Bilancio. Inoltre è stato avviato uno studio per creare le condizioni necessarie al ripopolamento dell’antico centro abitato e all’insediamento di nuove attività produttive.

Infine stiamo valutando diverse soluzioni per istituire in uno degli immobili della Città alta un Centro di aggregazione polivalente che, così come avviene nelle più importanti realtà europee, possa essere punto di riferimento per i ragazzi disagiati ma anche ricettore del turismo giovanile.

In conclusione, si sente la necessità, mai come in questo particolare periodo storico, che Stato e Chiesa diano grande esempio di Moralità, di Umiltà e disinteressata Dedizione. Oggi anche le minime manchevolezze raggiungono in tempo reale, attraverso internet e i social network, la mente e il cuore di qualsiasi cittadino e in particolare di quelli più giovani.

Bisogna, quindi, che ogni persona che occupa un posto di rilievo in qualunque campo, dia sempre esempio di onestà morale, legalità e disinteressato impegno, perché l’errore di un singolo rischia di vanificare l’impegno impeccabile di molti.

Eccellenza, ci auguriamo che questa visita pastorale che Le ha consentito di conoscere più attentamente la nostra città possa aiutarci ad affrontare le sfide che attendono questa comunità.

Caro padre Arcivescovo, l’augurio personale che rivolgo a tutti noi, e ai cittadini rossanesi e del territorio è che Lei possa continuare ad operare nella nostra comunità ancora per lungo tempo.

I cambiamenti e le innovazione, che il Suo periodo episcopale sta irradiando sulla Diocesi, è un bene troppo prezioso a cui dover rinunciare. Ma nel contempo Le auguro, considerate le Sue capacità ed il Suo incontenibile dinamismo, di poter rivestire ruoli ancora più importanti e determinanti, che possano contribuire alla crescita della Chiesa e delle comunità civili che beneficeranno della Sua opera di evangelizzazione.

Eccellenza Reverendissima, Le rivolgo i migliori auguri per il Suo ed il nostro futuro.

Affido, ancora una volta, alla Sua preghiera la città di Rossano e tutti i rossanesi, compresi quelli che risiedono in altri luoghi e continuano ad amare la loro terra natia. Buon lavoro, dunque, Eccellenza, e che la Madonna, in questa città venerata con il titolo di Achiropita, possa illuminare sempre il nostro cammino.

Rossano, Sede municipale, Venerdì 9 Marzo 2012

Giuseppe ANTONIOTTI

Sindaco di Rossano

VESCOVO-CONSIGLIO-090312 (2)

 

Carissimi,

sono davvero contento che nel contesto della visita pastorale mi venga data la possibilità di incontrare voi, amministratori di questo nostro comune di Rossano. Come è stato ricordato dal presidente del Consiglio comunale, è la prima volta che questo avviene in modo così ufficiale e per questo ringrazio tutti voi per avere reso possibile questo momento.

Saluto con rispetto il Sindaco Giuseppe Antoniotti assieme a tutta la giunta comunale; saluto il presidente del consiglio comunale avv. Vincenzo Scarcello e tutti i membri del consiglio. Un caro saluto a tutti i cittadini presenti.

Anzitutto desidero esprimere la mia gratitudine a tutti voi per il servizio che, nei diversi ruoli, tanto di governo quanto di opposizione, rendete alla comunità civile; una gratitudine sincera per quanto avete fatto e cercherete di fare per questo popolo, perché il senso della città, della civitas, della civiltà, si accresca sempre più nelle coscienze dei cittadini: il vostro servizio alla città deve essere un servizio all’uomo, alla sua dignità integrale, al suo valore incomparabile.

È sulla scia di questo servizio, ed è solo dove l’uomo sia autenticamente ed integralmente rispettato nel suo valore, che il mondo delle istituzioni si intreccia con il mondo della Chiesa. Se ci pensate bene, infatti, è solo questo il senso del nostro compito e la forza del nostro impegno: la promozione della persona umana, di ogni persona umana che, per i cristiani, è un figlio amato di Dio e, per i responsabili della cosa pubblica, è un cittadino titolare di diritti inalienabili e di doveri connessi; un cittadino da custodire e far crescere nella sua dignità.

Il nostro incontro avviene in un clima di festa e di gioia, e di questo vi ringrazio. Ringrazio anzitutto per gli interventi. L’avv. Scarcello ha giustamente inquadrato il nostro incontro nella cornice di quella sana laicità che ci consente di comprendere bene la distinzione dei ruoli ma anche il necessario rapporto di collaborazione e di dialogo che la storia e l’attualità ci richiedono. Il dialogo, dunque, ci è richiesto anzitutto dalla storia; Rossano risplende nel mondo per cultura e arte grazie al contributo che la Chiesa ha dato alla sua storia: la tradizione bizantina, le grandi figure dei santi rossanesi, il codice purpureo, sono il segno di una ricchezza storica e culturale che proprio la tradizione religiosa ha offerto a Rossano; è un contributo che vogliamo continuare ad offrire, coscienti della preziosa eredità culturale che come Chiesa oggi possediamo. Ma è anche l’attualità ad invitarci al dialogo e alla collaborazione. Sia l’avv. Scarcello che il Sindaco, come anche i rappresentanti dei gruppi consiliari, hanno fatto riferimento alle emergenze del nostro territorio, emergenze che, come giustamente ha sottolineato il Sindaco, vanno viste nell’ottica più ampia dell’area urbana Rossano-Corigliano (e più in generale dell’area dello Jonio cosentino), un territorio sempre di più obbligato a sentirsi come un’unica realtà e perciò chiamato a sapere camminare insieme. Nell’intervento del Sindaco appare chiaro l’apprezzamento verso l’attività della Chiesa e il desiderio di una serena e proficua collaborazione. La Chiesa, rispettando le specifiche competenze delle autorità civili, è lieta di offrire il proprio contributo per la costruzione di una vita sociale degna dell’uomo; ciò si realizza in un rapporto di rispetto e collaborazione nel quale vogliamo proseguire.

Guardando al contesto in cui entrambi – Chiesa e mondo delle istituzioni - ci troviamo a vivere ed operare, la prima problematica che emerge è, anche per la nostra piccola realtà, la crisi economica e finanziaria che ha colpito varie aree del mondo. All’inizio di gennaio il Papa, incontrando tutti gli amministratori del Lazio, ha offerto a tal proposito un’interessantissima riflessione, proprio a partire dalla parola “crisi”. Egli ricordava che «l’etimologia della parola “crisi” richiama la dimensione del “separare” e, in senso lato, del “valutare”, del “giudicare”. La crisi attuale, allora, può essere anche un’occasione per l’intera comunità civile di verificare se i valori posti a fondamento del vivere sociale abbiano generato una società più giusta, equa e solidale, o se non sia, invece, necessario un profondo ripensamento per recuperare valori che sono alla base di un vero rinnovamento della società e che favoriscano una ripresa non solo economica, ma anche attenta a promuovere il bene integrale della persona umana»[1].

Credo che queste parole tocchino nel vivo anche la nostra realtà calabrese, chiamata ad interrogarsi sulla propria capacità di costruire quella che il Papa chiama una “società più giusta, equa e solidale”. Seguendo la sua riflessione, Benedetto XVI identifica, tra gli elementi che sono alla radice di questa crisi in atto, quello che lui chiama “l’individualismo”. Ecco cosa dice il Santo Padre:

«La crisi attuale, infatti, ha nelle sue radici anche l’individualismo, che oscura la dimensione relazionale dell’uomo e lo conduce a chiudersi nel proprio piccolo mondo, ad essere attento a soddisfare innanzitutto i propri bisogni e desideri, preoccupandosi poco degli altri. La speculazione nelle locazioni, l’inserimento sempre più faticoso nel mondo del lavoro per i giovani, la solitudine di tanti anziani, l’anonimato che caratterizza spesso la vita nei quartieri delle città e lo sguardo a volte superficiale sulle situazioni di emarginazione e di povertà, non sono forse conseguenza di questa mentalità? La fede ci dice che l’uomo è un essere chiamato a vivere in relazione e che l’“io” può trovare se stesso proprio a partire da un “tu” che lo accetti e lo ami. E questo “Tu” è anzitutto Dio, l’unico capace di dare all’uomo un’accoglienza incondizionata e un amore infinito, e sono gli altri, a iniziare dai più vicini. Riscoprire questa relazionalità come elemento costitutivo della propria esistenza è il primo passo per dare vita a una società più umana».

Se ci interroghiamo con onestà, dobbiamo riconoscere che l’individualismo e la chiusura nel proprio piccolo mondo, che peraltro costituiscono un rischio per tutti, rappresentano un male che, paradossalmente, la nostra Calabria vive da sempre e che spesso la blocca nella sua capacità di reagire e crescere.

Assieme a questo, bisogna considerare che purtroppo, di fronte alle tante e gravi emergenze della nostra terra, è colpa anche della classe politica quella di essere spesso causa di divisioni, personalismi e contrapposizioni sterili. Se la dialettica politica è certamente legittima, anzi doverosa, essa deve essere subordinata ad un alto senso delle istituzioni ed alla ricerca di soluzioni condivise attorno a problemi di interesse comune.

La Calabria non può permettersi il lusso di continuare a dividersi perdendosi dentro inutili litigi polemiche; è necessario che nelle sedi istituzionali si cerchi di favorire una sana dialettica perché quanto più le decisioni e i provvedimenti saranno condivisi tanto più essi permetteranno un efficace sviluppo per la nostra terra.

Sì. La Calabria ha bisogno di ritrovare unità e senso di responsabilità di fronte ad un futuro che rischia di essere sempre più negativo! La nostra terra non può più attendere! Lo sviluppo necessario rischia di non arrivare più e, se così fosse, la storia ci giudicherà severamente. È una preoccupazione che stasera voglio condividere con voi e a voi mi permetto di chiedere di essere esempio di una politica nuova, fatta di sana dialettica e di profondo senso della responsabilità. Anche il nuovo corso che sembra animare la politica nazionale deve essere per noi stimolo ed esempio nel tracciare nuovi percorsi di sviluppo e di impegno.

Ma quali percorsi tracciare e come impegnarsi a percorrerli?

Il Papa, nel discorso che ho citato, indica tre valori grazie ai quali è possibile superare ogni logica di chiusura e di individualismo sterile che può bloccare le prospettive di sviluppo. Si tratta di tre valori da costruire e da porre come cuore dell’impegno civile; ma si tratta anche di tre valori che la Dottrina sociale della Chiesa riconosce come radicati nel messaggio evangelico: accoglienza, solidarietà, educazione alla legalità.

Il Papa ci ricorda che l’accoglienza è un impegno che coinvolge tutte le comunità cristiane che «non si risparmiano in particolare verso coloro che, provenendo da Paesi in cui la povertà è spesso causa di morte, o fuggendo da essi per tutelare la propria incolumità, giungono nelle nostre città e bussano alle porte delle parrocchie. È necessario tuttavia alimentare percorsi di piena integrazione, che consentano l’inserimento nel tessuto sociale, affinché essi possano offrire a tutti la ricchezza di cui sono portatori. In tal modo ciascuno imparerà a sentire il luogo dove risiede come la “casa comune” in cui abitare e della quale prendersi cura, nell’attento e necessario rispetto delle leggi che regolano il vivere collettivo».

Accoglienza e integrazione sono, dunque, le prime coordinate che il Papa indica e che sollecitano in modo particolare tutto il nostro territorio. Alla luce di tante vicende che hanno visto la Chiesa di Rossano-Cariati impegnata in prima linea, mi rendo conto che senza una seria politica capace di realizzare accoglienza e integrazione, è la violenza, nelle sue diverse forme, che prende piede:

-         È la violenza che subiscono i lavoratori (sia quelli immigrati che i nostri concittadini), la violenza dello sfruttamento più vergognoso che non bisogna stancarsi di denunciare, chiedendo alle autorità giudiziarie di intervenire. Non si possono costruire ricchezze economiche quando il prezzo da pagare è la dignità e anche la vita della povera gente. La questione sollevata dalla multinazionale che produce la Coca Cola, rispetto alla condizione dei lavoratori agricoli nella piana di Gioia Tauro, deve farci comprendere che, senza una responsabilità etica da parte delle imprese, l’economia non ha futuro. Ed anche l’economia della Sibaritide deve interrogarsi su questo.

-         È la violenza legata allo sfruttamento della prostituzione, un mercato sporco che non accenna a diminuire, nonostante tante manifestazioni contrarie ed iniziative concrete.

-         È la violenza legata ad una sessualità malata che non risparmia neppure i minori: il recente caso della minore rumena abusata da quattro uomini è la testimonianza più eloquente di questo degrado.

-         È la violenza della criminalità organizzata che anche nella nostra realtà allunga i suoi tentacoli.

Tutto questo determina un clima di incuria civile e di paura che i cittadini rossanesi vivono con sofferenza, diventando loro stessi vittime di questa violenza. Ma non ci si può arrendere a questo clima: l’accoglienza è il segno di un popolo che si apre alla speranza.

«Insieme con l’accoglienza – continua il papa - deve rafforzarsi il valore della solidarietà. È un’esigenza di carità e giustizia che nei momenti difficili coloro che hanno maggiori disponibilità si prendano cura di chi vive in condizioni disagiate. A tale riguardo, uno speciale sostegno deve essere assicurato alle famiglie, in particolare a quelle numerose, che spesso si trovano a dover affrontare difficoltà, rese talvolta più acute dalla mancanza o dalla insufficienza del lavoro. Una società solidale deve sempre avere a cuore il futuro delle nuove generazioni, predisponendo adeguate politiche che garantiscano un alloggio a costi equi e che facciano tutto il possibile per assicurare un’attività lavorativa. Tutto ciò è importante per evitare il rischio che i giovani cadano vittime di organizzazioni illegali, che offrono facili guadagni e non rispettano il valore della vita umana».

Le parole del Pontefice suscitano una seria riflessione su problemi scottanti che il nostro territorio si trova a vivere e che sono stati ampiamente ripresi nei vostri interventi iniziali: la povertà crescente, che coinvolge sempre di più tante famiglie che la mancanza di lavoro arriva a ridurre in condizioni di assoluta povertà (come il Sindaco, anche io mi trovo a non sapere quale risposta dare a quelle famiglie, e sono tante, dove la perdita del lavoro ha causato una situazione di povertà davvero umiliante); la sempre maggiore difficoltà nell’accedere ad adeguati servizi sanitari (avete ricordato molto bene come la crisi del sistema sanitario è un prezzo in più che sta pagando soprattutto la povera gente); la condizione carceraria divenuta ormai insostenibile; la condizione dei giovani, scoraggiati e demotivati, spesso costretti ad emigrare. Com’è triste per un vescovo, ma credo anche per voi custodi della città, vedere che tanti giovani laureati, magari dopo aver studiato fuori dalla nostra terra sperando di ritornarvi, lasciano ancora la nostra terra per lavorare altrove! Questa è – dobbiamo chiamarla con un nome appropriato – una delle più grandi povertà che la terra del Sud si trova a vivere.

Infine – è il terzo punto che il discorso del Papa ci propone - «è necessario promuovere una cultura della legalità, aiutando i cittadini a comprendere che le leggi servono per incanalare le tante energie positive presenti nella società e così permettere la promozione del bene comune».

Cultura della legalità significa un rispetto leale e convinto delle leggi: e questa cultura va promossa da tutti, prima di tutto attraverso la coerenza e la testimonianza personale. È proprio vero: bisogna – soprattutto in questa nostra Calabria – ritrovare i fondamenti di una vera educazione alla legalità.

Educazione alla legalità significa inculcare il dovere di pagare le tasse, affinché tutti possano contribuire al bene della società e alla sua crescita: in questo senso, tutta la comunità cristiana si impegna a educare la coscienza morale di cittadini.

Educazione alla legalità significa rifiuto di ogni compromesso con forme subdole di criminalità organizzata.

Educazione alla legalità significa anche rispetto dei diritti dei lavoratori, della loro sicurezza; allo stesso tempo significa vivere il proprio lavoro, qualunque esso sia, con senso di responsabilità e impegno, e anche come fonte onesta di guadagno.

In questo contesto, sento di dover lanciare un serio allarme su forme illusorie e subdole di guadagno facile, tanto pericoloso quanto diseducativo. Sono le varie forme di gioco d’azzardo, diventate ormai una vera e propria emergenza sociale. In un recente intervento il card. Bagnasco, presidente della CEI, a questo proposito ha detto con forza: «Quando si bruciano le risorse, inseguendo il miraggio della vincita, resta solo la cenere e, per continuare a sbarcare l’inevitabile lunario, si cercano altre strade rovinose per sé e per i propri cari. Per questa ragione è necessario arginare la piaga del gioco d’azzardo, quale fuga disperata da una realtà ritenuta ingrata, o quale seducente sirena di vita facile, ma che si rivela come abbruttente dipendenza che deforma l’umano dell’uomo e sconquassa le famiglie. L’azzardo esasperato, mentre illude, si rivela essere un fattore non indifferente del malessere generale e di destabilizzazione sociale, creando dei circoli viziosi non solo per i singoli che entrano nel giro della dipendenza psicologica ed emotiva, ma anche per la collettività intera che viene a risentirne sul piano della solidità e della sicurezza» (Card. A. Bagnasco, Intervento conclusivo al convegno sul gioco d’azzardo, Genova 24 febbraio 2012).

 

Cari amici,

la storia umana ci insegna che ogni società può avere futuro solo se segue, per il suo sviluppo, due fondamentali principi: la giustizia e il bene comune. Assicurare la giustizia e promuovere il bene comune sono compiti essenziali dello Stato, di ogni pubblica amministrazione che voglia seriamente collocarsi a servizio del singolo cittadino, evitando parzialità, clientelismi, superficialità.

La Chiesa, certamente, non intende sostituirsi in nessun modo a questi compiti dello Stato, ma sente di volerlo anzitutto affiancare e sostenere, in uno sforzo che non sempre – questo da pastore lo capisco bene - è così facile da realizzare. Ecco il senso della mia presenza oggi, ed ecco il senso della mia Visita Pastorale della quale è destinatario anche l’ambiente socio-politico.

Assieme al suo Pastore, vi prego di essere certi che è tutta la comunità ecclesiale di Rossano che vi vuole accompagnare; e vuole farlo portando la forza evangelica ed operosa della speranza e dell’unica ricchezza che il Signore ha lasciato alla sua Chiesa e che completa la giustizia e il bene comune: la carità. Quella carità che – ricorda in modo stupendo Benedetto XVI – «sarà sempre necessaria, anche nella società più giusta» (cfr Deus Caritas Est, n. 28) e che, come ogni cristiano crede, «non avrà mai fine» (1 Cor 13,8).

Vi accompagno con tutta la mia preghiera e con la benedizione del Signore su questa città e sulla sua amministrazione.

Auguri e grazie di cuore.

 

X Santo Marcianò



[1] Benedetto XVI, Discorso agli amministratori del comune di Roma, della provincia e della regione, 12 gennaio 2012.

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