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Domenica, 05 Luglio 2020

Il divario del Mezzogiorno è un problema che ha radici lontane

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Il problema meridionale non è specifico dell'Italia, ma di tutti i Paesi che hanno percorso processi analoghi di sviluppo eurocentrico, ad esempio della Germania dell’Est e della Polonia Orientale, caratterizzati dalla mancata integrazione di parti del Paese al mercato nazionale e che occupano una posizione geografica di frontiera rispetto al mercato capitalistico nazionale ed europeo. La tesi portata avanti durante la convention "Mezzogiorni d'Europa- il caso Italia. Nodi gordiani e soluzioni alessandrine", al quale hanno partecipato il Presidente di Confindustria Cosenza Renato Pastore, il Presidente di Ance Cosenza Natale Mazzuca ed il Direttore Rosario Branda, è che questi fattori hanno trasformato le specificità dei relativi mercati e sistemi produttivi in ostacoli alla crescita economica, accrescendo la marginalità di queste aree.

Organizzato dall’Osservatorio banche – Imprese presieduto dal Cavaliere Michele Matarrese e diretto da Antonio Corvino, il meeting, che ha registrato anche gli interventi del Presidente di Confindustria Calabria Francesco Cava e dell’imprenditrice Pina Amarelli, ha messo in luce che lo sviluppo del Sud è stato sempre pensato come recupero di un ritardo, rispetto alle aree più avanzate, sulla base delle rappresentazioni che di tali aree venivano proposte. Trascurando quelle che erano le caratteristiche proprie dei territori e le specificità sociali e culturali, considerate in maniera paradossale ed ingiusta degli ostacoli da rimuovere.

<<Il divario del Mezzogiorno è un problema che ha radici lontane – ha commentato il Presidente di Confindustria Cosenza Renato Pastore – ed ha prodotto un mancato sviluppo fatto di politiche miopi e costellato da occasioni ed opportunità perdute. Da più parti si sostiene che gli aiuti in favore delle imprese del Sud non abbiano generato alcuna forma di sviluppo, ma anzi che abbiano introdotto numerosi elementi di ostacolo almeno per due ordini di ragioni: gli aiuti hanno finito col generare una nociva cultura dell'assistenzialismo, provocando una notevole distorsione nei meccanismi di selezione degli investimenti, non più regolati da valutazioni di mercato e dalle prospettive reddituali dell'investimento, ma da intermediazioni di varia natura. Questo ragionamento – ha continuato Pastore - che pure contiene elementi di verità non fotografa una realtà che è ben più complessa ed articolata, fatta di pochi e rapaci “prenditori” (il più delle volte non locali) ma ancora di più da imprenditori volenterosi e capaci che riescono ad essere competitivi nonostante le tante ed annose diseconomie che appesantiscono il territorio. Il dibattito sugli incentivi alle imprese necessita, quindi, di specifici ed ulteriori approfondimenti prima di essere liquidato come inutile ed infruttuoso>>.

Per il Presidente di Ance Cosenza Natale Mazzuca <<le previsioni dell’Osservatorio Banche- Imprese per i prossimi anni sono preoccupanti: dal 2011 a fronte di una crescita dell’Italia vicina al 1,5% l’anno, nel Sud e nelle Isole la produzione crescerebbe solo a tassi generalmente inferiori allo 0,5%, peggiorando drasticamente il divario esistente. Il problema non dovrebbe riguardare il settore manifatturiero, che anzi dovrebbe crescere del 2%, ma il comparto delle costruzioni, con ridimensionamenti superiori al 2% annui a causa del freno alla realizzazione di opere pubbliche per i noti vincoli di bilancio ed il settore dei servizi. Questa situazione, che tiene conto della specializzazione settoriale del Mezzogiorno, è un campanello d’allarme per le classi dirigenti locali, che saranno chiamate ad uno sforzo eccezionale per smentire i risultati di questo esercizio revisionale>>.

I vertici di Confindustria Cosenza hanno convenuto sulla necessità di verificare modalità e strumenti selettivi idonei a sostenere nei diversi contesti territoriali del Mezzogiorno strategie di innovazione dei prodotti e di internazionalizzazione dei mercati. Gli economisti, i rappresentanti italiani ed europei delle istituzioni e del mondo delle imprese intervenuti a Sorrento hanno dimostrato, infatti, come non vi siano rilevanti differenze in termini di filosofia manageriale e concorrenziale, fra le imprese meridionali e quelle del Nord.

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