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Martedì, 20 Aprile 2021

Castrovillari - Basta con il caporalato

L’iniziativa “Stop Caporalato”, la campagna lanciata a livello nazionale e regionale dalla Cgil, dalla Fillea e dalla Flai per una legge contro lo sfruttamento della manodopera è stata presentata a Cassano, giovedì scorso, 16 giugno, presso il teatro comunale. Oggi il nostro ordinamento giudiziario prevede per il reato di caporalato, punito solo in caso di flagranza, una sanzione amministrativa di appena 50 euro per ogni lavoratore ingaggiato. La manifestazione, organizzata dalla Cgil comprensoriale Pollino - Sibaritide - Tirreno, guidata da Angelo Sposato, dalla Fillea comprensoriale, guidata da Antonio Di Franco, e dalla Flai comprensoriale, guidata da Michele Tempo, ha visto, tra gli altri, la partecipazione dell’assessore regionale al Lavoro, Franco Stillitani, dei segretari nazionali, Salvatore Lo Balbo e Giovanni Mininni, e regionali, Luigi Veraldi e Santino Aiello, della Fillea e della Flai, del segretario della Cgil Calabria, Sergio Genco, del presidente della commissione regionale emersione lavoro irregolare, Benedetto Di Jacovo e del deputato del Pd, nonché sindaco di San Demetrio Corone, Cesare Marini. E’ toccato a Salvatore Lo Balbo illustrare nei dettagli al numeroso e qualificato pubblico che gremiva in ogni ordine di posto il teatro cassanese, la proposta di legge redatta dalla Cgil contro il capolarato e il lavoro nero. “Occorre che le Istituzioni e le autorità preposte iniziano a vedere e a fare qualcosa per affrontare e debellare il crudele fenomeno del capolarato e del lavoro nero, anche perché - ha spiegato - dietro il capolarato e il lavoro nero c’è sempre la criminalità organizzata. Occorre superare - ha evidenziato - un limite evidente del nostro ordinamento penale. Siamo convinti che sia giunto il momento di scrivere nei nostri codici che fare intermediazione di manodopera illegalmente è un reato e come tale va contrastato, accertato, punito con una pena che va dai 3 anni ai 7 anni e con il sequestro e la confisca dei beni. Per questo la Cgil, la Fillea e la Flai si fanno promotori di una proposta di legge che sottopongono all’attenzione e alla discussione di tutti i soggetti istituzionali, a partire dalle forze politiche e dalle commissioni parlamentari. Facciamo appello - ha concluso Lo Balbo - anche alla Cisl e alla Uil perché su questa tematica non ci possono essere divisioni”. Benedetto di Jacovo, dopo aver plaudito alla Cgil per la grande attenzione posta nei confronti del caporalato, “un cancro da estirpare”, ha illustrato, citando dati e numeri, l’attività svolta dalla commissione che presiede sostenendo che “in Calabria, tra il 2009 e il 2010, ben sette mila lavoratori senza diritti sono diventati regolari”. Per Antonio Di Franco, segretario generale comprensoriale della Fillea Cgil, bisogna mettere al centro di qualsiasi agire la legalità. “La più grande infrastruttura di cui la Calabria ha bisogno - ha sostenuto - è la legalità. La sfida della Cgil è Lavoro - Legalità - Sviluppo. Lottare contro il capolarato e il lavoro nero - ha concluso Di Franco - significa schierarsi contro il malaffare e soprattutto contro la delinquenza organizzata”. Anche per Giovanni Mininni, segretario della Flai nazionale, bisogna ridare centralità al Lavoro che da dignità a ogni cittadino. “Il caporalato è una piaga che avvelena l’economia e che pertanto deve essere immediatamente debellata anche perché quasi tutti i “caporali” sono funzionali o esponenti delle consorterie criminali”. Pure per Angelo Sposato, segretario generale comprensoriale della Cgil, bisogna ripartire dando centralità al Lavoro e alla Legalità. “Operiamo - ha sostenuto - in un territorio molto difficile dove il caporalato, specialmente in alcune zone, impera. Un territorio a forte presenza criminale come dimostrano le recenti operazioni che hanno decimato alcune “famiglie” mafiose e che, purtroppo, hanno portato anche allo scioglimento per mafia di un consiglio comunale. Plaudiamo al nobile lavoro portato avanti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, ma riteniamo opportuno - ha continuato Sposato - che in questo territorio si dia vita a una mobilitazione popolare a difesa della legalità, contro la ndrangheta e il malaffare. E’ opportuno - ha concluso Sposato - che le forze sane della società si uniscono a difesa dei suoi uomini migliori e per costruire insieme un progetto culturale di crescita e di sviluppo che metta al centro dell’agire il bene comune, il lavoro e la legalità”. Il sindaco di Cassano, Gianluca Gallo, nel dare il saluto ai partecipanti e nel plaudire all’iniziativa, ha posto la sua attenzione sulla mancanza nella Calabria di un’imprenditoria sana e capace. L’assessore regionale al Lavoro, Francesco Stillitani, nel dirsi d’accordo con la proposta di legge della Cgil e, soprattutto, nel sostenere che “esiste un caporalato di necessità”, ha evidenziato come “spetta alle Istituzioni organizzare un mercato del lavoro dove si incontrano domanda e offerta. Se non si riesce a sostituire i caporali come intermediari allora sarebbe il caso di regolarizzarli”, ha sostenuto provocatoriamente l’assessore Stillitani, il quale ha annunciato che entro l’estate la Regione Calabria dovrebbe dotarsi di una legge per la regolamentazione del lavoro nero. La manifestazione, coordinata da Michele Tempo, segretario generale comprensoriale della Flai, si è conclusa con l’intervento di Sergio Genco, segretario generale della Cgil Calabria. Il segretario della Cgil calabrese, dopo essersi congratulato con i rappresentanti della Cgil territoriale per l’organizzazione della manifestazione e aver auspicato che il percorso della proposta di legge sul riconoscimento del reato di caporalato come reato penale sia il più veloce possibile, ha rivolto una dura critica “all’iperliberismo che ha imperato in questi ultimi anni e che ha prodotto solo guai all’economia e alla società”. Cosi come ha criticato il governo calabrese per la totale mancanza di una vera e propria politica di sviluppo. Sergio Genco, nel concludere, ha posto la sua attenzione sui migranti e sulla necessità che la Calabria si doti di una nuova politica e di un nuovo modello di integrazione.

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