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Lo stipendio, un diritto dimenticato

Carte. Tante. Una scrivania piena di documenti, cartelle, domande, fogli stampati, che dietro l’apparenza nascondono storie di delusioni, di denegata dignità, di corse per rincorrere i propri diritti.

Sono semplici fogli in bianco e nero che rivelano una verità amara, che testimoniano un diritto ignorato, che raccontano storie diverse, tutte legate ad un unico grande problema.

Buste paga lontane dalla realtà, ferie non pagate, permessi non retribuiti, tredicesime e quattordicesime dissolte nel nulla, TFR dimenticati, straordinari svaniti. Carte diverse con un nome comune: vertenze sindacali. Sono percorsi tortuosi, spesso lunghi e laceranti, un alternarsi di proposte e compromessi, di avvocati e contro-offerte.

Sulla scrivania di un ufficio di un Sindacato di Vibo Valentia i documenti raccontano della lotta intrapresa da ogni singolo lavoratore per far rispettare i propri diritti. 42 è il numero di pratiche che l’ufficio ha gestito nel 2012. La media annua è in aumento, accentuata dalla crisi economica.   “L’ atteggiamento dei datori di lavoro convocati – testimonia un sindacalista – risulta freddo, distaccato. Non badano alle difficoltà che creano, ma si preoccupano di ritardare il più possibile il pagamento”. Frustrazione, rabbia, delusione, sono invece i sentimenti che accompagnano il lavoratore, costretto a rincorrere i suoi sogni, i suoi diritti e i suoi soldi.

Dovrebbe avere dell’assurdo, e invece è pura quotidianità. Storie che si susseguono in uno dei tanti uffici del vibonese, che rappresentano solo una piccola parte di una realtà più imponente.

Il principio essenziale del lavoro dovrebbe essere quello di mettere a disposizione il proprio dispendio di energie, per ottenere un compenso monetario grazie al quale soddisfare le proprie necessità primarie e secondarie.

Eppure, nella realtà di una Regione già sofferente per gli alti livelli di disoccupazione e a forte rischio di desertificazione industriale, non soltanto è la caccia al lavoro a risultare un’ ardua missione, ma anche quella allo stipendio.

Le cartelle si sommano, si accumulano una sull’altra, spostate ora qui, ora un po’ più in là, ingiallite dal tempo, mentre gli anni passano. Testimoniano le difficoltà di molti ad arrivare a fine mese, mentre chi dovrebbe retribuire i loro sacrifici, in realtà sfrutta solo le loro competenze e il loro lavoro.

Sono la prova concreta di un male profondo, radicato nel territorio, che si diffonde grazie alla mentalità comune che considera normale il “non” pagare il proprio dipendente.

Purtroppo non bastano gli articoli della Costituzione, le leggi, i contratti. Non sono sufficienti i diritti del lavoratore stampati su libri, manuali e regolamenti. E’ necessario cambiare le menti, educare al rispetto dei dipendenti, che sono la fonte preziosa di un’ attività e non un limone da spremere fino a quando, sfiniti, giungono davanti alla porta di un Sindacato rivendicando la propria dignità.

 

 

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