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Giovedì, 26 Novembre 2020

L’assessore Stillitani ha presieduto un incontro sui minori a rischio

L’assessore regionale al Lavoro, Formazione professionale e Politiche sociali, Francescantonio Stillitani, ha presieduto un incontro per discutere sulle questioni legate ai minori a rischio. Alla riunione, alla quale erano presenti anche i dirigenti regionali del settore politiche sociali, Giuseppe Nardi e Alessandra Celi, hanno partecipato il presidente del tribunale dei minori di Catanzaro, Luciano Trovato, l’autorità garante per l’infanzia, Marilina Intrieri e il presidente della fondazione “Calabria Etica”, Pasqualino Ruperto.

Lo scopo principale dell’assessore Stillitani – informa una nota dell’ufficio stampa della Giunta - era di discutere, assieme a chi lavora quotidianamente con i minori a rischio, sulla possibilità di ridurre l’istituzionalizzazione del minore all’interno delle case famiglia, attraverso il supporto alla genitorialità. La discussione, infatti, si è concentrata maggiormente sul progetto pilota di educativa familiare domiciliare, avviato dall’assessorato regionale alle politiche sociali. Un intervento che ha come punti di riferimento i due Tribunali per minorenni esistenti in Calabria: Catanzaro e Reggio Calabria.

“Molto spesso i decreti emessi dal tribunale dei minori che dispongono determinati percorsi di assistenza alle famiglie – ha affermato Stillitani – non vengono esattamente eseguiti dai Comuni, titolari del servizio, per mancanza di organizzazione nell’assistenza domiciliare sul territorio, di conseguenza, in molti casi, non è possibile eliminare le cause di difficoltà e di disagio del minore e per questo si deve ricorrere al ricovero presso le case famiglia, il cui costo, tra l’altro, ricade sull’amministrazione regionale. Si pensi – ha precisato Stillitani - che ogni giovane ricoverato nelle strutture costa all’ente regionale circa 12 mila euro all’anno (per una spesa totale che ammonta a più di 7 milioni di euro) e la durata media dell’allontanamento, nella maggior parte dei casi, si aggira attorno ai due o tre anni. Il progetto di educativa familiare domiciliare – ha evidenziato l’assessore -, oltre ad intervenire sulla causa del disagio, mira a recuperare le risorse economiche che a tutt’oggi la Regione spende per mantenere il minore all’interno delle strutture preposte, per fare in modo che, una volta a regime, lo stesso progetto possa autofinanziarsi”.

Durante l’incontro si è discusso anche della possibilità di sviluppare nuovi e più efficaci interventi pubblici e di far convergere, il più possibile i programmi con le necessità e le esigenze avanzate dal presidente del tribunale dei minori. Al termine, la Intrieri ha proposto di costituire un tavolo interistituzionale permanente per la formulazione delle linee guida sulla presa in carico dei minori a rischio di pregiudizio.

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