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Venerdì, 21 Gennaio 2022

Frodi comunitarie, La Coldiretti Calabria elogia l’operato della magistratura e delle forze dell’ordine

La Coldiretti Calabria, elogia l’operato del Nucleo Antifrodi Carabinieri di Salerno che unitamente ai militari del Comando Provinciale di Reggio Calabria, hanno dato esecuzione al Decreto di sequestro preventivo di conti correnti, fondi d’investimento, depositi titoli, prodotti assicurativi, beni immobili (adibiti ad uffici, in Reggio Calabria) e “titoli di quote produttive” nei settori “oleario” e “seminativi”. I veri imprenditori, quelli che lavorano e vivono di agricoltura, sono stanchi di avere questi “mercanti nel tempio” –afferma la Coldiretti Calabria – che con tecniche sempre più sofisticate creano situazioni che nulla hanno a che fare con l’attività dei veri produttori agricoli. L’operazione va nella direzione giusta perché –sostiene Coldiretti – si snida anche quella zona grigia che fa solo del male alla vera agricoltura e agroalimentare calabrese. Questo avvenimento, - rilancia Coldiretti-, conferma la necessita' di accelerare le procedure di controllo sui CAA, ad opera della Regione, per scongiurare il pericolo di frodi e garantire le imprese che operano e rispettano le regole. Il provvedimento emesso dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria nell’ambito del procedimento penale conseguente alla denuncia operata dal NAC di Salerno e dalla Compagnia CC di Reggio Calabria nei confronti di soggetti che nulla hanno a che fare con la vera agricoltura ed operatori di Centri di Assistenza Agricola (C.A.A.) della provincia di Reggio Calabria. Gli indagati sono ritenuti responsabili dei reati di associazione per delinquere, frode informatica e truffa ai danni dell’Unione Europea per aver percepito illecitamente finanziamenti comunitari del Fondo Europeo Agricolo di Garanzia (FEAGA) per un valore complessivo di 1.125.000 euro. Le indagini hanno evidenziato anche la condotta fraudolenta di alcuni operatori di Centri d’Assistenza Agricola della provincia di Reggio Calabria che attraverso le loro credenziali erano riusciti ad individuare sulla banca dati del SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, i dati relativi a superfici agricole incolte che, all’insaputa dei proprietari, sono state indicate nella “dichiarazione di produzione aziendale” per ottenere gli illeciti finanziamenti.

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