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Giovedì, 21 Ottobre 2021

Festeggiato san Vitaliano

«Carissimi, siamo riuniti oggi in questa solenne liturgia in onore del nostro santo patrono Vitaliano. Con il cuore tripudiante di gioia presiedo per la prima volta l’Eucarestia in questo giorno così speciale per la città di Catanzaro e per la nostra intera diocesi».

Con queste prime parole l’Arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, Monsignor Vincenzo Bertolone, si è rivolto sabato scorso ai fedeli, ai presbiteri e ai religiosi, che in gran numero hanno preso parte nella Chiesa Cattedrale ai solenni festeggiamenti in onore di San Vitaliano, patrono della città di Catanzaro e dell’Arcidiocesi.

Presenti anche il primo cittadino di Catanzaro, Michele Traversa, con la sua giunta comunale, il prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, il deputato Mario Tassone, il vice presidente della provincia Emilio Verrengia e numerose autorità civili e militari.

«Essere battezzati, essere cristiani, tendere alla santità - ha detto Monsignor Bertolone - è più importante che essere Vescovi, come aveva intuito quel grande pastore che fu sant’Agostino:“Sono cristiano con voi e questo è per me un onore, sono un Vescovo per voi e questo per me è un onere, un peso, addirittura un pericolo”. La festa del nostro santo patrono deve essere per noi occasione di una rinnovata unità di fede e vita che ci faccia vivere in modo straordinario la nostra quotidianietà».

Il Presule, nel rileggere la figura di san Vitaliano alla luce della Sacra Scrittura, si è soffermato sui tre uffici di “insegnare”, “governare” e “santificare”, affidato a colui che è chiamato a “pascere il gregge”.

Tre “munus” che San Vitaliano esercitò con grande dignità e saggezza pastorale, esprimendo un amore incondizionato verso i poveri e affrontando problemi e calunnie, come l’impudicizia.

«Tutto ciò fu possibile - ha detto il Presule - perché egli permise allo Spirito Santo di ispirare completamente la sua vita e la sua missione di Vescovo. Insegnò in nome di Cristo, proponendo la verità che è Cristo stesso, la sua parola, il suo modo di vivere e di comportarsi. Divenne, così, per la città di Capua un autorevole intercessore presso Dio, soprattutto quando il popolo fu colpito da flagelli. Il suo esempio ci ammaestra a divenire come lui “custodi della Legge di Dio”, ad essere tabernacoli del Dio vivente».

Disponibile all’azione dello Spirito Santo san Vitaliano «si prese cura del popolo di Dio, allontanando il flagello della peste e della carestia, orientando, animando e sostenendo la comunità cristiana a vivere secondo il Vangelo la propria vocazione, a praticare una carità sincera ed operosa e ad esercitare quella libertà che Cristo ci ha donato».

Per Monsignor Bertolone il suo esempio di vita insegna, soprattutto ai sacerdoti, «ad essere strumenti attraverso i quali Cristo stesso ama gli uomini: raggiunge le anime, le istruisce, le custodisce, le guida. Ci invita all’incontro personale e costante con il Signore, favorendo in tal modo la conoscenza profonda di Lui, il conformare la propria volontà alla Sua».

Se il “dramma” del nostro secolo potrebbe essere quello di un cristianesimo senza Cristo, di una religione senza fede, di un culto senza celebrazione, l’Arcivescovo Bertolone ha con forza ribadito che «il discepolo del Signore, come è stato san Vitaliano, è chiamato a rendere presente, a testimoniare, a raccontare Cristo. Siamo chiamati - ha detto l’Arcivescovo - a rendere testimonianza credibile al Vangelo attraverso le buone opere. E qui iniziano le difficoltà! San Vitaliano non ebbe timore e affrontò i pericoli per testimoniare appieno il suo agire in persona Christi».

Dalle parole dell’Arcivescovo Bertolone emerge un forte messaggio: la chiesa non può mai essere dispensata dall’esercizio della carità. «Per un cristiano - ha affermato il Presule - il gesto d'amore, lo spezzare il pane diventa gesto teologico, esplicitazione d'amore. Oggi è un compito ineludibile della Chiesa restare con i poveri, trovando modi nuovi di vivere l'immutato Vangelo, proponendo non solo gesti di elemosina, ma stili di vita che contrastino la povertà dilagante, il profitto come metro di vita, l'egoismo e l'edonismo come ammiccanti soluzioni di vita».

Alla luce dell’esemplarità di San Vitaliano, l’Arcivescovo Bertolone ha dettato un messaggio di speranza alla comunità diocesana, chiamata a riscoprire il proprio ruolo nella società e nella chiesa, per dare il proprio indispensabile contributo alla costruzione della civiltà dell’amore.

Senza santità l’uomo non appartiene totalmente a Gesù; la sua vita gli è come estranea, indifferente; anche se svolge una ministerialità, non la compie come servizio di Gesù, sul suo modello e conformemente al suo stile. La santità è la via della missione, perché solo essa è capace di liberare il cuore dal suo egoismo, lo spirito dalla sua accidia e inoperosità, la mente dalla sua chiusura ad ogni forma di bene. Essa dona all’uomo lo stesso cuore di Cristo, la stessa sua volontà, energia, modalità e la persona che vive con Cristo dentro di sé e che porta tutta se stessa in Cristo, non può non vivere ed operare come Lui, non può non compiere la missione sul suo modello e con lo stesso suo stile.

 

 

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