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Lunedì, 01 Marzo 2021

Mons. Bertolone si presenta alla comunità squillaciota

«Non posso darvi soluzioni per tutti i problemi. Non ho risposte per tutti i vostri dubbi o timori. Posso, però, ascoltarli e dividerli con voi. Non posso cambiare né il vostro passato né il vostro futuro; però, quando serve, vi sarò vicino. Non sono gran cosa, ma sarò per voi tutto quello che posso essere».

Così monsignor Vincenzo Bertolone, neo Arcivescovo di Catanzaro-Squillace, rendendo nota nel tripudio popolare anche la volontà di dare impulso al processo di beatificazione di Cassiodoro, si è presentato alla comunità squillaciota, che lo ha accolto numerosa al suo ingresso in città, fino al 1986 sede di autonoma Diocesi.

Atteso dal Clero e dalle autorità civili e militari dinanzi alla Chiesa parrocchiale di Squillace Lido, dopo un atto di adorazione al Santissimo Sacramento ed il saluto rivoltoGli dal parroco, don Pietro Puglisi, il Presule ha proseguito fino al centro storico. Qui ha ricevuto l’abbraccio del sindaco, Guido Rhodio, che nell’esprimere la gioia della popolazione e dei suoi colleghi sindaci del comprensorio, ha ricordato la nobile storia di Squillace, segnata dalle civiltà greca e romana e dal connubio con il cristianesimo. Storia cui ha fatto riferimento monsignor Bertolone, manifestando la consapevolezza di doversi inserire «in un cammino umano e cristiano i cui albori si perdono nella notte dei tempi, come ci rammentano le vestigia del Vivarium di Cassiodoro, che tramandano nei secoli l’eco, quasi profetica, di un’esperienza di studio e preghiera concepita come base della nuova Europa che andava formandosi». Quindi, richiamata la figura di monsignor Antonio Melomo, rettore e professore del Seminario di Cassano, decano del Capitolo di Cassano e canonista di Curia, ordinato vescovo di Squillace il 22 maggio 1922 e rimasto alla guida della Chiesa particolare locale fino al 1927, il Presule ha ricevuto l’abbraccio dei giovani delle associazioni della parrocchia di San Pietro, guidati da padre Enzo Lazzaro, recandosi successivamente in visita alla necropoli cristiana del V-VI secolo. Quindi si è posto alla testa d’un lungo corteo processionale sfociato in piazza Duomo. Deposta una corona di fiori ai piedi della statua della Vergine Immacolata, monsignor Bertolone è entrato nella Concattedrale: baciato il Crocifisso portoGli dal parroco, don Giuseppe Megna, si è soffermato in preghiera davanti alle reliquie del Santo Patrono Agazio, insediandosi infine sulla cattedra episcopale salutato dal Decano del Capitolo Concattedrale, monsignor Raffaele Facciolo.

Nella Sua omelia, parafrasando Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, l’Arcivescovo si è soffermato sul fascino e sulle bellezze di Squillace, «città che pende come un grappolo sui colli, non perché si inorgoglisce della difficile ascensione, ma per ammirare i campi verdeggianti e il ceruleo dorso del mare», rivolgendo un pensiero «ai vescovi e i sacerdoti che hanno servito con dignità questa Chiesa particolare, tra i quali monsignor Morisciano, che portò i Salesiani a Borgia e a Soverato; e Monsignor Elli, che si prodigò per i lavoratori istituendo le cooperative sociali». Quindi, entrando nel vivo della Sua riflessione, incentrata sul senso e sul significato della festa dell’Ascensione, richiamo Messia che invita i cristiani, «per essere credibili, a sapere suscitare stupore attorno a sé per dare sulla terra segno visibile del mistero di Cristo», monsignor Bertolone ha aperto il Suo cuore alle centinaia di fedeli accorsi a festeggiarLo: «Vengo in mezzo a voi con la trepidazione di chi ha coscienza dei propri limiti. Nella mia opera pastorale tra voi trovo la strada spianata dall’eccellente lavoro pastorale sia del compianto e veneratissimo monsignor Armando Fares, sia delle loro Eccellenze, i monsignori Cantisani e Ciliberti, pastori veramente esemplari e, perciò, tanto amati». Ha aggiunto il Presule: «Il mondo che cambia con ritmi incalzanti e accelerazioni impetuose parla ormai linguaggi diversi da quelli del Vangelo e della cultura cristiana. Nell’era della globalizzazione viviamo nell’eclissi del sacro e nella rinuncia al senso delle cose. Si è smarrito ogni fondamento di verità: non avendo più certezze metafisiche, ci accostiamo con sospetto anche alla fede. Nondimeno, c’è ancora, per nostra fortuna e consolazione, chi cerca Dio. Per costoro occorre allora chiedersi quali tratti del Cristo sia necessario che l’uomo credente riscopra e testimoni per poterne parlare credibilmente». Poi, a sorpresa, tra gli applausi, l’annuncio: «La parola non basta più: servono l’immagine, la rappresentazione, il frutto maturo di un’esperienza visiva, di un contatto concreto con la Persona viva del Signore. Per tale motivo, cercherò di dare un forte impulso alla causa di beatificazione ed al culto di Cassiodoro».

In coda, richiamati «i problemi quotidiani che assillano sul piano spirituale, materiale e sociale, persone e famiglie» ed invitate la società e le istituzioni «a scommettere sui giovani, sui quali oggi pesano non soltanto le condizioni e le contraddizioni materiali e l’insicurezza di valori ideali, ma anche l’incertezza economica e le tensioni derivanti dai problemi sociali», il Presule ha concluso con l’esortazione «ad aprire cuore e menti alla speranza: spesso, si cerca di rimandare ogni nuovo inizio, lasciando scorrere quel tempo che è prezioso perché ci è stato assegnato dal Creatore. Nel mio piccolo, amo credere di poter essere la scintilla della fiducia in un cammino di cambiamento. Come un fratello maggiore, sarò un compagno di viaggio che condivide le stesse domande, che partecipa alle stesse esperienze di dolore e di gioia, che dubita, teme, spera e talvolta anche piange, ma mai si sottrae ai sogni ed ai progetti di una fede più salda ed autentica, per una vita ed un mondo migliori».

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