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Venerdì, 03 Luglio 2020

Incontro di catechesi a Platania dedicato al comandamento “non uccidere” e al dramma del nazismo

Alcuni partecipanti  alla Catechesi  di Platania con i giovani di Lamezia Terme

 

«Dove c’è odio, io porti amore; dove c’è discordia, io porti l’unione; dove c’è errore, io porti la verità». Ha avuto inizio così, nei giorni scorsi, con la “Preghiera semplice” di San Francesco d’Assisi, il quarto incontro di catechesi, sul tema del quinto comandamento “Non uccidere”, promosso dal parroco di San Michele Arcangelo di Platania (Cz) don Pino Latelli, per suscitare riflessioni e momenti di preghiera.

«La vita umana è sacra, perché fin dal suo inizio comporta l’azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il creatore, suo unico fine - ha esordito il catechista Battista Gallo, che da alcuni anni coordina gli incontri - nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente».

A testimonianza dell’alto valore della vita e delle aberrazioni degli uomini, sono intervenuti anche i giovani lametini: Francesco Cefalà, Luana Partenope e Giovanni Scionti, studenti dell’Ite De Fazio, che nello scorso mese di gennaio hanno partecipato al treno della memoria ad Auschwitz. Hanno portato così, da un luogo di morte e perversione come i lager, le loro testimonianze, che sono state particolarmente apprezzate per la loro immediatezza.

Sulle note di Auschwitz dei Nomadi, i giovani studenti hanno illustrato alcune immagini scattate nel lager dei forni crematori, dei blocchi con le foto dei detenuti, dei tatuaggi e delle numerazioni, oltre che della ricostruzione della vita quotidiana all’interno del campo di sterminio; il blocco delle camere a gas, con la camera delle nazioni che indica la provenienza dei deportati; il blocco del saccheggio con gli oggetti appartenuti a coloro che furono sterminati; il muro della fucilazione; il blocco della morte, dove si svolgevano gli interrogatori e le torture; le celle dei prigionieri condannati a morte.

«Dopo un lungo viaggio, siamo arrivati a Cracovia - racconta Giovanni Scionti, uno degli studenti - in quattro giorni abbiamo visitato il ghetto ebraico, la visita ai campi di sterminio di Auschwitz e Birkenau, dove noi giovani siamo rimasti ammutoliti davanti all’enormità di quello spazio di morte. La visita ad Auschwitz, però, mi ha lasciato un brivido ancora più profondo, perché abbiamo quasi ‘toccato’ gli esseri umani morti là, avendo potuto vedere i loro capelli, le scarpe, gli effetti personali, la mancanza di dignità ed identità a cui erano stati sottoposti i prigionieri, i luoghi dove venivano spogliati letteralmente di tutto e rasati, dove da esseri umani diventavano dei numeri. Lo sterminio di milioni di ebrei, zingari, omosessuali, testimoni di Geova, gli oppositori politici e tutti i diversi, rappresenta il punto di degradazione più basso toccato dalla civiltà occidentale. Un massacro tanto inutile quanto terribile per la sua razionalità».

Le scene toccanti dei lager, dove furono trucidati anche dei bambini, hanno dato la misura, in questo incontro sul quinto comandamento “Non uccidere”, che lo spirito di sopraffazione dell’uomo non è mai venuto meno fin dal primo fatto storico con l’uccisione di Abele da parte del fratello Caino.

La possibilità di riscattarsi dal baratro della morte per il genere umano viene dal bell’esempio della storia di San Massimiliano Maria Kolbe, frate francescano conventuale polacco, che si offrì di prendere il posto di un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento di Auschwitz, proclamato santo nel 1982 da papa Giovanni Paolo II.

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