Nel Parco Nazionale del Pollino una fabbrica del gelo

Piani pollino

 

In queste ore roventi, sono stati diffusi al pubblico i primi dati del Progetto Piani del Pollino condotto dalle due Associazioni ONLUS Meteo Basilicata e MeteoWeb.

Il Progetto, partito nell’ottobre 2011 al confine tra Basilicata e Calabria, per la prima volta mette in luce dati termici provenienti dal cuore del Parco Nazionale, ovvero, dai Piani del Pollino. La stazione, collocata lo scorso autunno ad una altezza di 1.777 m.s.l.m., ha registrato una temperatura minima di -24,3°C, facendo rientrare la stessa di diritto tra le temperature più basse registrate al Sud Italia.

Il fautore dello studio, Renato Sansone, dichiara che attraverso questo monitoraggio si studiano i meccanismi che portano ai fortissimi raffreddamenti radiativi delle doline di origine carsica e che la temperatura registrata a gennaio 2012 ai Piani del Pollino sarà sicuramente battuta nei prossimi inverni. Di rilievo anche i -20,3°C registrati a Dicembre 2011, i -21,5°C e i -23,1°C rispettivamente di Febbraio e Marzo 2012.

Tale stazione rientra nel più vasto “Progetto Pollino”, che conta altre due strumentazioni meteo collocate a Piano Ruggio, a 1.545 m.s.l.m. e in prossimità della vetta del Monte Pollino, a 2.225 m.s.l.m.

Quest’ultima stazione meteo è stata installata per il monitoraggio termo-climatico del nevaio del Pollino, il deposito di neve più a Sud dell’Italia peninsulare che si protrae fin l’estate. Dal Progetto Nevaio del Pollino, giunto così al secondo anno di rilevazione, si è registrata una temperatura minima di -15,2°C datata 16 gennaio 2012. Come fanno notare Santino De Luca, Giovanni Stimolo e Francesco Scavran, i valori minimi misurati da questa stazione, rappresentano generalmente, i valori presenti in libera atmosfera alla medesima quota e non temperature generate da inversione termica, come nel caso delle altre due stazioni.

R. Sansone, R. Stimolo e U. Genovese aggiungono che le escursioni termiche giornaliere sono generalmente ridotte a causa del vento che rimescola continuamente i bassi strati evitando il raffreddamento notturno del suolo.

Ciò che piuttosto appare evidente, affermano i Soci R. Sansone e B. Deminco, è l’azione del vento. Infatti, è possibile ipotizzare che proprio la sua forza, strettamente connessa all’orografia della conca, favorisca il compattamento della neve e quindi la rarefazione dell’aria, fattori determinati per la conservazione del nevaio.

I Presidenti delle due Associazioni ONLUS, Enzo Scasciamacchia e Giuseppe Caridi, sottolineano non solo la doppia valenza scientifica e naturalistica dei Progetti, a carattere volontario e interamente autofinanziati, ma anche la nascita di uno spirito collaborativo tra le due Associazioni; tutti elementi che costituiscono linfa vitale per un auspicabile e duraturo proseguo degli studi.

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