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Sabato, 11 Luglio 2020

Tutta la Calabria era rappresentata questa mattina, pur con i limiti nelle presenze imposti dalle misure anticoronavirus, davanti alla Cittadella della Regione, alla manifestazione indetta dai sindacati confederali su “Emergenza Sanità Calabria, dal Piano di rientro al Piano di rilancio. Per il diritto alla salute oggi negato e la valorizzazione delle professionalità del personale sanitario.

Il sit in è stato aperto da tre brevi interventi dei Segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo, affiancati dalle categorie della Sanità e dei Pensionati.

Tonino Russo, Cisl, ha esordito ringraziando tutti per la partecipazione massiccia. «Siamo stati costretti a limitare la partecipazione a causa delle misure anti Covid-19, altrimenti saremmo stati migliaia e migliaia. Grazie ai mezzi di comunicazione che seguono l’iniziativa e alle forze dell’ordine per la collaborazione. Siamo qui per una protesta verso una gestione della Sanità calabrese non più sostenibile – ha detto il Segretario della Cisl –, una gestione che crea debiti insopportabili per i cittadini e costringe sempre la Regione a ripianare il deficit. Abbiamo apprezzato l’apertura del Governo regionale per l’accordo di ieri tra Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp Medici e aziende sanitarie e ospedaliere sull’indennità Covid a medici e operatori sanitari. Non è un accordo del tutto soddisfacente, ma si tratta di un primo passo, di una prima distribuzione delle risorse, in attesa di altri fondi. Siamo qui perché è necessario precisare il fabbisogno reale della Sanità, riorganizzare la rete sanitaria territoriale e la rete ospedaliera in modo che il paziente sia preso in carico per lo screening e poi indirizzato verso la struttura più idonea per la cura. Abbiamo bisogno, però, di avere interlocutori seri e competenti, non ci servono commissari inefficienti, lautamente compensati dal popolo calabrese».

Angelo Sposato, Segretario della Cgil, ha preso la parola unendosi ai ringraziamenti alle lavoratrici e ai lavoratori presenti formulati da Russo. «La battaglia sicuramente non finirà qui», ha detto tra l’altro. «Abbiamo chiesto ieri, anche attraverso le nostre strutture nazionali, un incontro al Ministro della Salute perché la Sanità della Calabria è un problema di tutto il Paese. In Calabria c’è un’Asp disciolta per dissesto, due per mafia. La Sanità deve essere liberata dalle infiltrazioni criminali, dal familismo, dalle clientele. Le strutture commissariali delle aziende sanitarie e ospedaliere devono essere messe in sicurezza dal punto di vista della competenza. Il debito deve essere sterilizzato per essere poi rinegoziato. Serve una politica sanitaria attenta al personale, che sblocchi le graduatorie, metta fine al precariato e proceda a nuove assunzioni, che metta al centro i cittadini e non i primariati. Ringraziamo il personale per i turni massacranti cui si sottopone, ma non si può andare avanti così mettendo a rischio operatori e pazienti.  Chiediamo al Governo nazionale di modificare il Decreto Calabria e una nuova struttura commissariale regionale. Basta con i troppi morti nelle RSA. E la politica faccia un passo indietro, imparando che le proposte devono essere discusse con ii lavoratori che vivono ogni giorno i problemi».

«Ricominciamo dopo il lockdown dalla piazza, da dove siamo partiti» ha detto il Segretario generale della Uil calabrese Santo Biondo. Nonostante le promesse del Presidente del Consiglio proprio qui in Calabria, chi stava bene continua a sguazzare e chi stava peggio sta sempre peggio. Sono necessari servizi più efficienti in sanità, trasporti, rifiuti, ambiente. Perché i problemi dei calabresi non sono i vitalizi e le prebende. Vediamo appalti, subappalti, forniture e intanto mancano gli operatori sanitari. E la politica calabrese si svegli per recuperare dignità».

Sono poi intervenuti rappresentanti degli operatori e dei pensionati che hanno messo in evidenza una situazione drammatica aggravata dall’emergenza coronavirus, il diritto alla salute negato, la difficoltà del sistema a garantire i LEA, i disagi per gli anziani con le gravissime situazioni determinatesi in alcune RSA, la difficoltà del personale sanitario carcerario a garantire i servizi ai detenuti per insufficienza di organico.

 

Nel corso della manifestazione una rappresentanza sindacale è stata convocata per un incontro con la Giunta regionale al quale hanno partecipato, su delega del Presidente Jole Santelli, l’Assessore al Bilancio e alle Politiche del personale, Francesco Talarico, l’Assessore alle Politiche sociali Gianluca Gallo, il Dirigente Generale del Dipartimento Tutela della salute e Politiche sanitarie della Regione, Dott. Francesco Bevere.

I Segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, accompagnati dai Segretari delle categorie Sanità e Pensionati, hanno esposto le ragioni della mobilitazione e la piattaforma rivendicativa alla base del sit-in e augurato buon lavoro al Dott. Bevere, da poco nominato al vertice del Dipartimento Salute.

In particolare, il Segretario della Cgil, Angelo Sposato, ha sottolineato che dalle tre OO.SS. è stato chiesto, con il supporto delle Segreterie nazionali, un incontro al Ministro della Salute, Speranza, per intervenire nel riordino della Sanità calabrese; un intervento che deve vedere anche il coinvolgimento del Ministero dell’Interno, perché di fronte a due Asp sciolte per infiltrazioni mafiose è necessario mettere in sicurezza il sistema e procedere ad un cambio totale nel management. Sono temi che devono vedere protagonista anche la Regione, ha detto Sposato. Deve essere riordinata la rete ospedaliera. Il Decreto Calabria deve essere rivisto perché ha di fatto bloccato le assunzioni in Sanità. È stato varato dal Commissario, tra l’altro un piano operativo redatto senza il confronto con i sindacati, disattendendo impegni assunti per quanto riguarda la internalizzazione dei servizi, lo scorrimento delle graduatorie, le stabilizzazioni. «Per questa mancanza di interlocuzione – ha evidenziato Sposato – chiediamo un cambio del Commissario. Alla Regione chiediamo che si ponga fine ai guasti determinati dall’interferenza della politica e che si faccia sul personale una discussione seria con le categorie, con ulteriori risorse per il rischio Covid-19. Inoltre, ha aggiunto, va verificata la situazione delle RSA».

Il Segretario della Cisl, Tonino Russo, ringraziando la Giunta per la disponibilità al confronto, ha evidenziato la necessità di voltare pagina nella Sanità calabrese. «I problemi vengono da lontano – ha detto tra l’altro – e dalla mancanza di volontà nell’affrontarli. La piattaforma presentata è articolata in due parti, una per la valorizzazione del personale, l’altra per garantire il diritto alla salute. Un primo passo è stato fatto con l’accordo firmato ieri con Fp-Cgil, Cisl-Fp e Uil-Fp, Fp-Cgil Medici e Cisl-Fp sull’indennità Covid a sanitari: è un accordo frutto dell’ottimo lavoro delle categorie e della disponibilità della Giunta e costituisce un primo passo, una prima distribuzione delle risorse, in attesa dell’impiego di altri fondi. Ricordiamo – ha aggiunto Russo – che c’è una carenza abissale negli organici e che il personale è sottoposto a stress continui pur di garantire, in questa situazione, i servizi e la qualità dei servizi. La Calabria è commissariata e la spesa per la dotazione di operatori è ferma alle quote del 2004. C’è un disavanzo, frutto anche di sprechi, disorganizzazione e ruberie, che inasprisce i costi per i calabresi e aggrava il disservizio. Di questo avremmo voluto parlare con il Commissario ad acta, ma per incontrarlo abbiamo dovuto chiedere una mediazione al Prefetto di Catanzaro e da allora non lo abbiamo più visto. È tempo di cambiare. Ora chiediamo alla Regioni di intervenire nell’immediato per accorciare le liste di attesa per visite ed esami clinici, per esempio, organizzando su più turni il lavoro del personale e l’apertura delle strutture, e per arginare l’emigrazione sanitaria, che ha un costo alto e porta altrove risorse della Calabria. Bisogna rivedere – ha rimarcato Russo – le convenzioni con le strutture private, che lavorano con fondi pubblici e devono integrare l’offerta sanitaria del pubblico, non farle concorrenza, applicando gli stessi contratti previsti nella sanità pubblica. Bisogna poi riorganizzare la rete della medicina territoriale e quella ospedaliera, senza illudersi che chiudendo ospedali si risolvano i problemi, mentre invece si esasperano i cittadini».

Santo Biondo, Segretario regionale della Uil, condividendo quanto affermato dagli altri Segretari, ha sottolineato l’importanza della manifestazione di oggi, significativamente molto seguita dai mezzi di comunicazione. «Dieci anni di commissariamento – ha detto tra l’altro – hanno aggravato la storia pesante della Sanità calabrese. Oggi presentiamo una piattaforma che già il 9 maggio del 2019 le categorie interessate avevano avanzato. È fondamentale capire oggi su quale aspetto del comparto Sanità si può procedere al confronto con il Governo, perché nel sistema sanitario nazionale la Calabria tocca il livello più basso, e su quale aspetto si può dialogare sul tavolo regionale. È comunque necessario riaprire la strada delle interlocuzioni sul territorio, di fronte alle chiusure del Commissario ad acta».

Dai rappresentanti della Giunta, Assessori Gallo e Talarico, e dal Dirigente Generale Bevere è stata manifestata ampia disponibilità al confronto e all’interlocuzione diretta, perché senza la condivisione sui problemi – che esistono e non possono essere taciuti né ignorati – «non si va da nessuna parte». Il dialogo, è stato affermato, è occasione anche per la Giunta di una migliore conoscenza della realtà. È stata, inoltre, apprezzata la concretezza nell’esposizione dei problemi e l’atteggiamento di grande apertura al dialogo da parte di organizzazioni dei lavoratori che esprimono personalità calabresi nei vertici sindacali nazionali e che possono avere un’interlocuzione con il Governo.

Dopo avere affrontato l’emergenza coronavirus, la Presidente Santelli, punta alla riorganizzazione del Dipartimento regionale, che deve avere dirigenti e personale sufficienti per operare in settori cruciali, per seguire le varie aziende sanitarie presenti sui territori e per offrire un supporto efficace all’ufficio del Commissario. È questo un passaggio necessario per rimettere ordine e rilanciare il sistema sanitario regionale.

L’incontro si è, quindi, concluso con l’impegno a proseguire nel dialogo.a

Continua incessante il grande contributo di solidarietà nei confronti dell’Ospedale “Giovanni Paolo II” da parte del Rotary Club Lamezia Terme. Ieri mattina sono stati consegnati al Presidio Ospedaliero, importante punto di riferimento per un grande comprensorio che abbraccia oltre 160mila abitanti, altri strumenti medicali utili per la battaglia contro il coronavirus.

Il Rotary Club Lamezia Terme, guidato dalla Presidente Natalia Majello, ha consegnato le apparecchiature e i dispositivi di sicurezza acquistati, che serviranno per allestire l’area Covid-19 all’interno del presidio ospedaliero. In particolare un monitor multiparametrico, un carrello portamonitor, un elettrocardiografo, termometri ad infrarossi e tute protettive. Dispositivi che sono stati consegnati al Direttore del Presidio Unico Antonio Gallucci, alla presenza dei soci, Francesca Suriano, Dirigente Medico del reparto Urologia dello stesso presidio, e Franco Gigliotti, tesoriere del club lametino, e che si vanno ad aggiungere a quelli già consegnati nei giorni scorsi utili per sostenere la terapia intensiva.

Un altro tassello importante di solidarietà, che attesta come il Rotary Club e i suoi soci portano avanti iniziative animate dallo spirito di solidarietà e nel principio di “Servire al di sopra dei propri interessi personali”. Un aiuto concreto, per tutti i pazienti e in particolare quelli che avranno necessità di cure a causa del Covid-19, ma anche a sostegno di medici, infermieri e operatori socio-sanitari che, in questo particolare momento, quotidianamente prestano il loro servizio, spesso in condizioni di difficoltà per mancanza di attrezzature e supporti.  

L’iniziativa benefica promossa dal Rotary Club Lamezia ha consentito di acquistare numerosi strumenti, grazie alla generosità di quanti hanno partecipato e contribuito alla riuscita dell’iniziativa, ai quali va il ringraziamento e la riconoscenza per la sensibilità dimostrata e la grande solidarietà che la nostra città ha saputo proferire.

Un aiuto concreto a migliaia di famiglie in stato di necessità, sostenendo anche le produzioni agroalimentari calabresi.

Su proposta dell’Assessorato all’Agricoltura ed al Welfare, guidato da Gianluca Gallo, la Regione Calabria ha stanziato 200.000 euro per la creazione di una rete di supporto ai nuclei familiari calabresi in stato di bisogno, attivando per le stesse misure di assistenza che coinvolgeranno anche il comparto agroalimentare, chiamato a garantire la fornitura di prodotti di qualità a prezzi solidali, così incentivando il senso di prossimità dell’iniziativa cogliendo, al tempo stesso, un’opportunità importante in un momento di crisi quale quello presente.

L’operazione ha preso spunto nei giorni scorsi, in risposta all’appello lanciato dal Banco Alimentare della Calabria. «La pandemia di Covid-19 – spiega l’assessore Gallo – ha sensibilmente compromesso la già precaria situazione economica di tantissime famiglie, molte delle quali rimaste escluse dagli interventi programmati dal Governo per ragioni varie, non ultima l’assenza formale dei requisiti richiesti per accedere alle provvidenze governative a fronte, comunque, di condizioni di oggettiva necessità. Il Banco Alimentare ha rappresentato la drammaticità di questa realtà, numeri alla mano, non mancando di evidenziarne le pesanti ripercussioni a livello sociale». In queste settimane, nello specifico, sarebbero almeno 35.000 le famiglie assistite dal Banco. Da qui il ricorso a misure straordinarie, per un primo intervento di urgenza. «D’intesa con la presidente Jole Santelli– prosegue Gallo – in pochi giorni, nella costante interlocuzione tra i Dipartimenti Agricoltura, Politiche Sociali e Bilancio, siamo riusciti prima ad individuare risorse di importo pari a 200.000 euro, che destineremo ora al Banco Alimentare il quale, a sua volta, li impiegherà per l’acquisto e distribuzione di prodotti agroalimentari calabresi: olio extravergine d’oliva, tonno in scatola, passata di pomodoro, farina, pasta e riso, tutti rigorosamente made in Calabria». Un modo per sostenere anche tante piccole e grandi aziende del territorio, comunque disponibili a contribuire al progetto, assicurando direttamente al Banco forniture a prezzi solidali. «Ringrazio il collega assessore Franco Talarico ed i dirigenti generali Giacomo Giovinazzo, Filippo De Cello e Roberto Cosentino: con il loro apporto», chiosa l’assessore Gallo, «siamo riusciti a dar vita ad un modello intrecciato coi fili della solidarietà che potrebbe ora diventare d’esempio e sul quale costruiremo presto altre azioni analoghe, sempre a tutela delle famiglie ma differenziando i campi di intervento. Andremo avanti di concerto col Banco Alimentare, che attraverso l’opera del presidente Franco Falcone e del direttore generale Gianni Romeo sta garantendo, in giorni difficili, un presidio essenziale di solidarietà ed assistenza, a tutela dei calabresi».

Intanto, già a partire dai prossimi giorni sul sito www.calabriapsr.it sarà attiva una sezione riservata ai produttori che potranno iscrivere la propria azienda nell’elenco di quelle disponibili a collaborare volontariamente col Banco Alimentare, con la donazione periodica di prodotti di prima necessità da destinare ai bisognosi.

Credem, tra i più solidi gruppi bancari europei, co Credem ntinua a sostenere famiglie ed imprese sostenere famiglie ed imprese della Calabria della Calabria Calabria per superare insieme questa fase di estrema emergenza, fornendo consulenza a distanza grazie agli ingenti investime consulenza a distanza nti in tecnologia ed innovazione messi in campo negli ultimi anni e mettendo a disposizione complessivamente240milioni milioni milionidi euro di euro di euro di finanziamenti. I prestiti sono disponibili da su di finanziamenti bito e fino al 30 giugno, ed interessano potenzialmente 22 mila mila famiglie e 800 imprese clienti nella regione. Per le famiglie il plafond è erogabile con prestiti prestiti personali prestiti personali per finanziare i consumi a personali condizioni personalizzate; per le piccole medie imprese, artigiani, agricoltori e liberi professionisti il plafond è erogabile con finanziam finanziamenti chirografari finanziamenti chirografari per finanziare le enti chirografari esigenze di liquidità e investimenti.

Al plafond di nuovi finanziamenti Credem affianca inoltre, per le imprese, la possibilità di sospendere mutui e leasing per 12 mesi mutui e leasing per 12 mesi mutui e leasing per 12 mesi in base a quanto previsto dal DL Cura Italia e dall’Accordo ABI per il Credito aziende di qualsiasi dimensione, attivabile a distanza via PEC o mail. Attivato servizio di consulenza in videoconferenza consulenza in videoconferenza consulenza in videoconferenza per consentire l’accesso alle opportunità aggiuntive previste dal DL 17 marzo 2020: l'intervento del Fondo di garanzia per le PMI Fondo di garanzia per le PMI Fondo di garanzia per le PMI e le misure per le famiglie previste dall’art. 54, che per nove mesi amplia i requisiti che consentono di accedere ai benefici del Fondo di Sol Fondo di Solidarietà per i mutui Fondo di Solidarietà per i mutui per l’acquisto del idarietà per i mutui la abitazione principale, estendendo i beneficiari della misura anche a chi ha subito la sospensione del posto di lavoro per almeno 30 giorni consecutivi. Queste misure testimoniano quanto il Gruppo consideri decisivo il sostegno alle famiglie ed al tessuto imprenditoriale, per consentire all’economia nazionale di affrontare al meglio l’attuale fase particolarmente complessa. “Siamo in prima linea, a fianco dei nostri clienti, per affrontare questo nemico invisibile”, ha dichiarato Nazzareno Gregori Nazzareno Gregori Nazzareno Gregori, Direttore Generale Credem. “Abbiamo pensato anzitutto al benessere delle nostre persone e dei clienti, in poche ore migliaia di abitazioni private dei nostri colleghi si sono trasformate in centri di governo della banca e di relazione coi clienti e contemporaneamente abbiamo elevato la sicurezza nelle filiali per togliere punti di riferimento al virus. Mediante internet banking, remote working, videochiamate e Contact Center abbiamo assicurato a distanza tutti i servizi essenziali alla clientela, rendendo al contempo meno affollate e più sicure le filiali per le situazioni urgenti. Siamo orgogliosi di quello che le nostre persone si sono dimostrate capaci di fare in un contesto così difficile e un ringraziamento particolare va a tutte le figure professionali che sono in prima linea, nelle filiali, a disposizione della clientela perché è in questi momenti che si misurano i valori delle imprese e degli individui che le compongono. I risvolti economici dei blocchi produttivi, di circolazione e della cassa integrazione si manifesteranno con forza nei prossimi mesi: è nostro dovere essere al fianco delle famiglie e delle imprese clienti con azioni e consigli finanziari che possano alleviare i disagi economici e contenere l’ansia per il futuro. Le misure del Decreto Legge Cura Italia del 17 Marzo 2020”, prosegue Gregori, “permettono la moratoria fino al 30 settembre 2020 dei prestiti e delle linee di credito indicate per micro, piccole e medie imprese. Credem ha voluto dare piena applicazione all’accordo per il credito ABI estendendone l’applicazione a tutte le aziende PMI e non PMI al fine di offrire adeguata consulenza e consentire loro l’accesso alle misure aggiuntive previste dall’Accordo per il Credito ABI al fine di offrire adeguata consulenza a tutte le aziende e poter garantire ancora maggiore stabilità finanziaria alle imprese. E’ attivo anche il servizio di consulenza in videoconferenza per consentire l’accesso alle opportunità previste dal Fondo di garanzia per le PMI e dal Fondo di Solidarietà per i mutui. Le misure per la prevenzione del contagio”, ha concluso Gregori, “ci hanno allontanato fisicamente, ma queste azioni ci avvicinano ai nostri clienti per far ripartire insieme il nostro paese”.

“Ho partecipato  - riferisce Franco Aceto presidente di Coldiretti Calabria - al Convegno a Roma della  Fondazione “Osservatorio Agromafie”, il cui comitato scientifico è presieduto da Gian Carlo Caselli, finalizzato ad elaborare una proposta per contrastare il caporalato nel lavoro che è un tema di grande e costante attualità nella nostra Regione. E’ stata una riflessione congiunta coordinata da Giovanni Salvi (procuratore Generale della Cassazione) che ha visto la presenza di autorevoli rappresentanti delle Istituzioni. Si è affrontato in maniera concreta la situazione di vulnerabilità e marginalità nella quale versa un segmento consistente di cittadini stranieri oggi a rischio di grave sfruttamento lavorativo in ambito agricolo. Sfruttamento che si riflette sulla competitività delle imprese che rispettano le regole e sulle condizioni di lavoro anche del non migrante. E’ stata elaborata e presentata – informa - una proposta sostenibile, coerente ed innovativa che vuole avvalersi degli strumenti previsti nell’attuale ordinamento, della collaborazione interistituzionale e del coinvolgimento diretto delle associazioni datoriali e dei lavoratori.  La proposta si fonda sui seguenti cardini:1) rafforzare il sistema esistente utilizzando gli strumenti di Programmazione e definizione delle quote di ingresso per lavoro stagionale e contribuire ad una definizione puntuale del fabbisogno di lavoro stagionale (non solo in agricoltura) attraverso una previsione specifica di fabbisogno per aree determinate e collegarlo ad altre richieste di lavoro stagionale, nella stessa area o in aree vicine, in maniera da assicurare una continuità del rapporto lavorativo del dipendente stagionale; 2) far emergere le situazione di marginalità (irregolarità) e lavoro nero riscontrate e che riguardano i lavoratori in agricoltura che versano in condizioni di irregolarità amministrativa e coloro i quali da anni presenti e attivi nel nostro Paese in qualità di richiedenti asilo si ritrovano, in qualità di diniegati o in assenza di rinnovo del titolo di soggiorno per motivi umanitari, in una situazione di strutturale precarietà e potenziale ricattabilità. In questo caso si tratterebbe di prevedere strumenti di emersione su base individuale, diversi dai provvedimenti straordinari di regolarizzazione generalizzata (cd. sanatorie), come ad esempio: regolarizzazione ad personam temporanea e condizionata attraverso l’introduzione nel TU sull’immigrazione di un permesso di soggiorno per lavoro stagionale per i migranti irregolari in agricoltura che consenta di avviare al lavoro il migrante irregolare, individuato attraverso l’intermediazione delle associazioni di categoria per il lavoro stagionale e che accetti la condizione di ritorno al paese di origine al termine del periodo massimo di lavoro (9 mesi) ma con la possibilità di ottenere il visto di ingresso per successivi periodi analoghi e anche per più annualità come la normativa attuale prevede.3) promuovere interventi atti a contrastare la presenza del caporalato e volti a sostenere i lavoratori stagionali in varie sfere (dal trasporto all’alloggio) da realizzarsi sotto la regia dell’ente locale e con il supporto delle realtà del terzo settore. Tra gli interventi realizzabili: l’accompagnamento all’inserimento abitativo (temporaneo) per i lavoratori stagionali in agricoltura attraverso l’accoglienza diffusa in appartamenti; lo sviluppo di progetti di rigenerazione urbana, realizzando interventi innovativi di social housing in cui i servizi abitativi divengono parte integrante delle politiche sociali – complementarietà tra sicurezza, solidarietà, coesione sociale e lavoro; pianificazione dei trasporti, orientamento ai servizi ecc.E’ una proposta – conclude Aceto –che serve a  migliorare la disciplina e gestione del lavoro stagionale, al fine di assicurare condizioni di lavoro dignitose e legali, e, al tempo stesso, di consentire alle imprese agricole di sostenere la concorrenza internazionale.

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