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Venerdì, 20 Settembre 2019

Anni cinquanta: in diretta dall’Europa comunista

Il nome dice qualcosa, per diretta conoscenza, solo a chi veleggi nella quarta età e a coloro che si appassionano di storia dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale: Aldo Cucchi. Medico, partigiano, medaglia d’oro al valor militare, nacque a Reggio Emilia nel 1911 e scomparve a Bologna nel 1983. Fu personaggio di primo piano nel Pci bolognese, tanto che alle politiche del 1948 risultò primo degli eletti per il Fronte popolare alla Camera nella circoscrizione di Bologna, con oltre 70mila preferenze.

Spirito libero, non mise il cervello all’ammasso della propaganda svolta dal proprio partito. Percependo perfettamente che cosa fosse lo stalinismo, si ribellò al dominante sovietismo del Pci, insieme con l’amico Valdo Magnani. Palmiro Togliatti li apostrofò con una battuta divenuta presto celebre: “pidocchi nella criniera di un nobile cavallo da corsa”. Cucchi e Magnani promossero una formazione di sinistra non comunista, l’Unione socialista indipendente, che si fermò a meno dello 0,9% alle politiche del 1953. Magnani dopo qualche anno rientrò nel Pci, mentre Cucchi scelse il Psdi.

Nel 1961 scrisse per “il Resto del Carlino” una serie di magnifici articoli, testimonianza diretta ed eccezionale della vita nei Paesi del socialismo reale, dove il culto della persona di Stalin trionfava oltre la miseria e la censura, sotto la stretta sorveglianza di uno spietato regime di polizia. Cucchi con simpatica neutralità di scrittura elencava i particolari di quanto visto e udito nei suoi viaggi in Russia, Polonia e Cecoslovacchia. Il quadro che ne derivava era impressionante, anche per la resa diretta di personaggi, eventi, luoghi. La critica corrosiva al comunismo era così in re ipsa, provenendo dall’interno. Vi appaiono perfino pagine gustosamente comiche, come nella smania tutta sovietica non solo di spiare i compagni comunisti stranieri, ma di farli spiare a loro volta fra loro.

Questi articoli, dimenticati da oltre mezzo secolo, sono stati recuperati a cura di Andrea Ungari, contemporaneista presso l’Università Guglielmo Marconi e la Luiss, e raccolti nel (simpatico e storicamente di rilievo) volume Il mito di Stalin nell’Europa Orientale, che esce per “il canneto editore” (pp. 70, € 8).

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