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Melania, Yara, Shara: accomunate da analogo destino

Alcuni eventi non sono frutto del destino, ma dell’uomo. Forse sono frutto del maligno che va alla incessante ricerca di nuove prede da divorare. Con il passare del tempo, l’uomo sembra diventare sempre più insofferente, irragionevole, intollerante, irriflessivo, forse perchè il pianeta terra è davvero dominato da una crescente forma di irrazionalità. Comunque sia, più ci si guarda in giro e più ci riesce difficile capire. Abbiamo seguito con crescente attenzione le vicende, diverse ma accomunate da analogo destino, di Yara Gambirasio, di Shara Scazzi, di Melania Rea, il ritrovamento dei loro corpi, ormai senza vita, e una prima sentenza di condanna nei confronti del caporale salvatore Parolisi. Riteniamo che ogni persona sia rimasto particolarmente colpito da questi eventi davvero terribili e orrendi.

Quante domande ci siamo posti! Quante volte ci siamo chiesti perché si uccide una persona! Quanti interrogativi sono rimasti senza risposta! Quanti dubbi resteranno sempre nella mente della gente! Non riusciamo a trovate risposte idonee e attendibili, non riusciamo a trovare un perché! Comunque, sono proprio eventi come questi che ci fanno constatare che il male, generalmente, siamo portati a rappresentarlo come un qualcosa di estraneo e distante da noi. Purtroppo, non è affatto così e questi avvenimenti ce lo dimostrano in modo inequivocabile, anche perché, se così non fosse, si finirebbe con l’affievolire il senso di responsabilità personale. Questi eventi atroci, crudeli, terrificanti, ci invitano a valutare con attenzione particolare il concetto di male; non solo quello esterno ed a noi estraneo, ma anche quello che alberga dentro di noi, a nostra insaputa. Quando parliamo di male, siamo portati a definirlo come assenza di bene, come mancanza di amore verso i nostri simili ed ecco che appare subito evidente la necessità di incessanti riflessioni sul senso e sul significato profondo della vita. Ma appare anche particolarmente urgente la capacità di chiedere a noi stessi il perché del verificarsi di talune aberranti manifestazioni, senza cercare di scaricare sugli altri ogni responsabilità, per liberarci, così, di quella inquietudine costante che le immature e sconvolgenti vicende di Yara, di Shara, di Melania e tante altre ancora, hanno collocato tanto davanti ai nostri occhi, quanto al di dentro di ognuno di noi. Appare evidente che la giustizia deve cercare e punire i responsabili di questi delitti, di questi feroci misfatti. Ma è proprio questa continua e incessante ricerca di giustizia che suscita un particolare fascino in ognuno di noi, in quanto la giustizia di per sé non esiste se non nella ricorrente e assidua esigenza di scoprire la verità. Spesso cerchiamo di convincerci che il male non è un qualcosa che riguarda anche noi; il male appartiene sempre e solo agli altri o, quantomeno, è frutto delle dinamiche psicologiche e dei modelli e sistemi sociali. Invece, il male possiamo trovarlo per strada, nella nostra casa, in noi stessi. Invece, è, ormai, giunto il momento di affrontare con decisione questo argomento e ragionare sulla differenza esistente tra il bene e ciò che bene, invece, non è. Durante la nostra esistenza non conosciamo solo il male, ma vari tipi di male. I mali, infatti, sono molteplici. A questo punto, la valutazione si sposta dalla mera astrazione al realismo e alla praticità della vita; ai gesti ed alle azioni che, quotidianamente, ognuno di noi compie. Ascoltando le notizie che ci pervengono dai mass-media, ci sembra di vivere in una realtà satura di contraddizioni e di comportamenti fuori di ogni logica: persone sfruttate, bambini picchiati e adibiti a lavori pesanti, donne malmenate, segregate, violentate.

Cosa si ravvisa di umano in siffatti comportamenti? Diventa veramente difficile capire e cercare una motivazione e una legittimazione per azioni così malvagie e brutali, così crudeli. Di fronte a queste vicende, spesso ci sentiamo incapaci di comportamenti in grado di contrastare questo stato di cose, e proprio nel momento in cui riteniamo che tutto sia finito, e che le cose vanno meglio, apprendiamo la notizia di un’altra vita umana distrutta, di un’altra donna violentata o di un altro bambino rapito o sfruttato.

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