Statisti cercasi

Il Presidente del Consiglio Mario Monti, ha dichiarato, in riferimento alla crisi economica che sta attanagliando l’Europa, di intravvedere segnali positivi che fanno ritenere quasi prossima l’uscita dal tunnel, anche se gli ultimi dati sulla disoccupazione, piuttosto che sul PIL, dicono il contrario, ma è pur vero che il fondo del barile è già stato raschiato, e timidamente qualche indicatore economico comincia ad avere il segno positivo, portando un cauto ottimismo nel Vecchio Continente, vero anello debole del sistema economico mondiale. Un dato è incontrovertibile: il vento è cambiato, almeno politicamente, la Merkel, ed i rigoristi più agguerriti sono ora minoranza, anche se hanno ancora parecchio potere, tutto ciò a beneficio di chi come Monti, Rajoy e Hollande portano avanti energicamente con forza la battaglia per la crescita, affiancata da un rigore, dal volto umano. Prendete come esempio il nostro Paese: nel breve volgere di 8-9 mesi abbiamo dovuto digerire provvedimenti come la Riforma sulle pensioni; la reintroduzione dell’ex ICI (ora IMU, con aumenti di aliquote molto sostenuti); aumenti generalizzati delle addizionali; aumenti spesso consistenti delle accise sui carburanti; la reintroduzione costituzionalizzata del pareggio di bilancio, che quindi prelude a nuovi tagli; la spending review ed altri provvedimenti impopolari che questo esecutivo ha dovuto prendere, su indicazione di BCE, FMI e Commissione Economica Europea, per rimanere attaccati al carro dell’Europa. Ora fatti i compiti a casa, come hanno ben riconosciuto i suddetti organi di controllo, ci si aspettava un riscontro positivo dall’andamento dei mercati finanziari, ma non è stato così, se è vero come è vero che la Borsa è altalenante e lo spread è sempre molto alto rispetto ai grossi sacrifici che abbiamo dovuto fare. Perché tutto ciò? Perché i mercati guardano al lungo periodo, giudicando il nostro Paese vulnerabile e quindi ancora attaccabile dalla speculazione poiché non mostra di avere una guida politica consolidata, per via del fatto che questo governo tecnico è un esecutivo a breve scadenza, e che quindi terminato il suo mandato (aprile 2013), e avvenute le elezioni, c’è il rischio, anche favoriti dal protrarsi del Porcellum (la legge elettorale, vigente, difficile da cambiare, vista la litigiosità dei partiti, in extremis) che non nasca dopo Monti un governo autorevole, capace di affrontare la fase 2 della crisi. Ecco perché se ci sono, devono venire fuori, non i politici politicanti, bensì gli statisti, che siano capaci di guardare oltre i loro interessi di bottega, e quindi puntino sul futuro di questo Paese, dimostrando una maturità fin qui poco esternata; da qui una proposta che secondo me può aiutare l’Italia a uscire dal pantano in cui si trova, evitando dopo i tanti sacrifici fatti dai cittadini, di ritornare di nuovo al punto di partenza: prima di tutto cerchiamo di cambiare questa legge elettorale che non favorirebbe, come già accennato, il compito per una composizione più lineare di un nuovo governo, dopo di che affrontata con correttezza una campagna elettorale comunque che si annuncia calda, ed avuto l’esito delle urne, il giorno dopo sarebbe auspicabile, che tutte le forze politiche che si richiamano ad un certo senso di responsabilità, si mettano a disposizione di un nuovo esecutivo, di larghe intese, che si possa occupare con autorevolezza e forza parlamentare della già citata fase 2 della crisi, e che quindi prosegua il lavoro dell’attuale Ministero Monti, e che si occupi in più delle riforme che ancora urgono a questo Paese. D’altronde non converrebbe a nessuno degli schieramenti, governare da soli, un Paese in recessione, e che ha tanti altri problemi. Lo so, sono un sognatore, ma a volte la necessità può fare miracoli.

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